Scott Strazzante S.F. Chronicle

L’Uomo dietro l’Obiettivo: Scott Strazzante e l’Arte di Inquadrare l’Impossibile

Esistono fotografi che scattano ciò che vedono e fotografi che scattano ciò che sentono. Scott Strazzante, colonna portante del San Francisco Chronicle per oltre un decennio, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. In occasione del suo imminente trasferimento a Long Beach, abbiamo deciso di ripercorrere la carriera di un uomo che ha trasformato il bordocampo in un palcoscenico teatrale, culminando in quello che è considerato uno degli scatti più originali della storia del Super Bowl grazie ad una sua intervista pubblicata propri sul Chronicle (link a fine articolo)

Una Vita in Prima Fila: Dalle Strade di Chicago all’Olimpo dello Sport

Nativo di Chicago, Strazzante non ha imparato la fotografia sui libri, ma tra i seggiolini dello stadio dei White Sox, rubando la macchina fotografica del padre per immortalare i suoi idoli. Questa radice “popolare” è rimasta il cuore pulsante del suo lavoro. Che si tratti di coprire sei finali NBA, tre Olimpiadi o un premio Pulitzer (vinto nel 2008 con il Chicago Tribune), la sua missione è sempre stata la stessa: umanizzare l’evento.

“Vengo da una famiglia pazza per lo sport,” racconta Scott. “Non per giocarlo, ma per guardarlo. Ho imparato presto che la storia non è solo nel punteggio, ma negli occhi di chi vince e di chi perde.”

Il Caso Super Bowl 50: La Genesi di un’Icona

Facciamo un salto indietro al 2016, Levi’s Stadium. Il mondo intero sta guardando i Denver Broncos trionfare sui Carolina Panthers. La prassi per un fotografo accreditato è semplice: posizionarsi sotto il podio, puntare il teleobiettivo e scattare il giocatore che bacia il trofeo.

Strazzante, però, decide di rompere il protocollo. Mentre il caos dei coriandoli esplode nell’aria, lui si inginocchia sul prato, quasi a scomparire tra le gambe dei giganti del football.

La Tecnica del “Punto di Vista Immersivo”

Utilizzando un grandangolo e scattando quasi rasoterra verso l’alto, Scott ha isolato il Vince Lombardi Trophy contro un cielo saturo di coriandoli. Non cercava il volto del campione, cercava il simbolo. Il risultato è una foto dove le mani tese dei giocatori sembrano quelle dello spettatore stesso. È un’immagine che non documenta una vittoria; ti fa sentire parte di essa.

Comunque questo superbowl ha visto anche l’ultima apparizione di John Biever e uno spot con Emma Stone che rimarrà nella storia.


La Filosofia del “Cacciatore di Emozioni”

Per Strazzante, la fotografia sportiva è un paradosso: è l’unico sport dove puoi muoverti dopo ogni azione, cercando il vantaggio tattico. Ma è anche una questione di “risoluzione dei problemi”. Come si fotografa un’eclissi di luna in una città caotica? Come si racconta la chiusura dello storico Coliseum di Oakland senza cadere nel banale?

La risposta di Scott è sempre stata la connessione. Che si tratti di un ritratto intimo per il suo progetto pluridecennale Common Ground o di un touchdown decisivo, il suo obiettivo è elicitare una risposta emotiva. “Non cerco più la perfezione,” spiega, “cerco le sottigliezze, le piccole sorprese che ti costringono a indugiare su un’immagine.”

L’Eredità di un Maestro

Dopo 40 anni di carriera e 12 anni al Chronicle, Scott Strazzante lascia un vuoto difficile da colmare. Il suo archivio è un atlante della resilienza umana: dai terremoti alle pandemie, dai trionfi di Steph Curry alle lacrime dei tifosi che dicono addio alla loro squadra del cuore.

Il suo consiglio per i giovani fotoreporter è un manifesto di umiltà e determinazione: “Hone your skills” (affina le tue abilità) fotografando amici e famiglia. Non smettere mai di avere un progetto personale. Sii curioso. Ma soprattutto, divertiti.

Fonte: Intervista originale sul Chronicle

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