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L’ultima danza: Il leggendario fotografo che ha scattato tutti i 60 Super Bowl si ritira

Mentre i riflettori del Super Bowl LX si spengono, un uomo a bordo campo ripone la sua attrezzatura per l’ultima volta. Non è un giocatore, ma la sua impresa è altrettanto storica. John Biever ha appena scattato il suo 60° Super Bowl consecutivo. Dalla prima edizione del 1967 a oggi, diventata famosa anche per lo splendido spot di Emma Stone, lui c’era sempre. E questa è stata la sua ultima partita.

Da ragazzino terrorizzato a leggenda di Sports Illustrated

john biever

La storia di John sembra uscita da un film. Tutto è iniziato quando era solo un quindicenne del Wisconsin, che seguiva il padre Vernon (fotografo ufficiale dei Green Bay Packers) a bordo campo.

Il consiglio del padre per il debutto al Super Bowl I? Semplice e brutale: “Stai lontano da Vince Lombardi”. Il leggendario allenatore incuteva timore a tutti, ma il giovane John riuscì a non farsi intimidire, scattando la foto del primo touchdown della storia del Super Bowl.

Un mondo che non esiste più

Nelle interviste, Biever ricorda un calcio d’inizio quasi surreale rispetto allo show multimilionario di oggi:

  • Star di Hollywood a bordo campo: “A un certo punto mi sono ritrovato Bob Hope accanto, sulla linea laterale. Le celebrità camminavano dove volevano”.
  • Stadi semivuoti: In una delle sue foto preferite del 1967, si vede il touchdown di Max McGee con uno sfondo di spalti deserti. “Oggi una cosa del genere sarebbe impensabile”.
  • L’evoluzione tecnologica: John è passato dalla pellicola al digitale, firmando persino la prima storica copertina digitale di Sports Illustrated.

L’occhio che ha visto la storia cambiare

Cosa rende John Biever un gigante? Non solo la costanza, ma la capacità di adattarsi. Immaginate di dover reinventare il proprio modo di scattare per sessant’anni, passando dalle pesanti macchine a pellicola degli anni ’60 alla velocità folle delle mirrorless moderne.

Biever è il ponte tra due mondi. Se oggi le sideline sono affollate da centinaia di fotografi con lenti mostruose e connessioni satellitari, lui ci ricorda che all’inizio bastavano un rullino, un buon occhio e la paura di non intralciare l’allenatore. La sua uscita di scena segna la fine del legame fisico con le origini di questo sport.


Un’eredità immortale

Dopo una carriera passata a rincorrere l’azione per Sports Illustrated, John appende la reflex al chiodo. Le sue immagini resteranno negli archivi come la testimonianza più completa mai realizzata da un singolo occhio umano su un evento sportivo.

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