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Grok sotto accusa: xAI limita l’editing delle immagini dopo le polemiche

Dopo giorni di forti critiche e pressioni politiche, xAI, la società di intelligenza artificiale fondata da Elon Musk, ha deciso di fare un passo indietro. Le funzioni di generazione e modifica delle immagini di Grok, il chatbot integrato su X (ex Twitter), sono ora limitate agli utenti paganti.

La decisione arriva dopo un’ondata di indignazione legata all’uso improprio dello strumento: molti utenti avevano iniziato a manipolare foto di donne, spesso senza consenso, rimuovendo vestiti, creando immagini sessualizzate o addirittura violente. Un caso che ha rapidamente superato i confini del dibattito online, attirando l’attenzione di governi e autorità di regolamentazione.

Fino a poco tempo fa, le funzioni di editing di Grok erano disponibili per la maggior parte degli utenti di X e comparivano direttamente su tutte le immagini pubblicate. Oggi, invece, Grok ha annunciato ufficialmente che solo gli abbonati potranno continuare a utilizzare questi strumenti. Anche l’account pubblico @Grok ha visto le proprie capacità di generazione visiva fortemente ridotte.

La scelta non è casuale: limitare l’accesso agli utenti paganti significa poter associare un’identità verificata e dati di pagamento a chi utilizza l’AI, rendendo più semplice individuare eventuali abusi.

Le polemiche non si sono del tutto placate. Secondo quanto riportato dal Guardian, l’app Grok separata da X, che non pubblica automaticamente le immagini, permetterebbe ancora a utenti non paganti di generare contenuti sessualizzati, incluse immagini che coinvolgono donne e minori. Un dettaglio che continua ad alimentare preoccupazioni serie.

Nel frattempo, la questione è arrivata anche sul tavolo della politica europea. Nel Regno Unito, il primo ministro Keir Starmer ha parlato apertamente di possibili azioni contro X, definendo la diffusione di immagini AI sessualizzate come “disgustosa” e “vergognosa”. Con l’Online Safety Act, l’autorità britannica Ofcom può infliggere multe fino al 10% del fatturato globale di un’azienda e, nei casi più gravi, chiedere il blocco di app e siti web nel Paese.

Elon Musk ha dichiarato che chiunque utilizzi Grok per creare contenuti illegali subirà le stesse conseguenze previste per chi li carica manualmente sulla piattaforma. Ma quando Reuters ha chiesto un commento ufficiale a xAI, la risposta è stata un messaggio automatico piuttosto eloquente: “Legacy Media Lies”.

Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto la tecnologia AI stia correndo più veloce delle regole. Limitare l’accesso agli strumenti più potenti è un primo passo, ma sembra più una mossa difensiva che una vera soluzione strutturale.

Il problema non è solo chi può usare l’AI, ma come viene progettata e controllata. Se un sistema permette facilmente abusi così gravi fin dal primo rilascio, significa che la moderazione è stata un pensiero secondario. E questo, soprattutto quando si parla di immagini e persone reali, non è più accettabile.

L’innovazione non può essere una scusa per “vedere cosa succede”. In questo caso, è successo esattamente ciò che molti temevano. E ora, per xAI e per Musk, la vera sfida non sarà difendersi dalle critiche, ma dimostrare di saper gestire il potere che hanno messo nelle mani degli utenti.

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