foto rubate su facebook

Scandalo Meta: ex ingegnere scarica 30.000 foto private degli utenti. Ecco come ha fatto

Un nuovo incubo per la privacy scuote il mondo dei social: un ex dipendente di Meta è sotto indagine criminale per aver sottratto circa 30.000 fotografie private dai profili Facebook. L’ingegnere avrebbe sfruttato le sue competenze per creare un software “ombra” capace di bypassare i sistemi di sicurezza dell’azienda, accedendo a contenuti che gli utenti credevano protetti.

Un software per aggirare i controlli

Secondo i documenti presentati dalla Metropolitan Police di Londra, l’uomo (un trentenne di cui non è stata rivelata l’identità) avrebbe progettato uno script specifico per eludere i rilevamenti interni di Meta. Questo codice gli avrebbe permesso di scaricare massicciamente immagini personali senza far scattare gli allarmi di sicurezza.

Il sospettato è stato arrestato con l’accusa di accesso non autorizzato a materiale informatico. Dopo il fermo avvenuto a novembre 2025, è stato rilasciato su cauzione in attesa di comparire nuovamente davanti agli inquirenti della cybercrime unit nel maggio 2026.

La risposta di Meta: “Utenti avvisati e falle chiuse”

Meta ha confermato l’accaduto, precisando che l’intrusione è stata scoperta oltre un anno fa. Secondo il portavoce dell’azienda di Mark Zuckerberg:

  • L’impiegato è stato licenziato in tronco.
  • Il caso è stato segnalato immediatamente alle autorità.
  • Gli utenti coinvolti sono stati notificati della violazione.
  • I sistemi di sicurezza sono stati potenziati per evitare nuovi “insider trading” di dati sensitivi.

Non solo Facebook: il caso dei Ray-Ban Meta

L’indagine riaccende i riflettori sulla gestione dei dati visivi da parte dei colossi tech. Proprio lo scorso mese, un’inchiesta giornalistica svedese ha sollevato dubbi sugli smart glasses Ray-Ban Meta.

Alcuni subappaltatori a Nairobi, incaricati di addestrare l’intelligenza artificiale, hanno ammesso di aver visionato filmati estremamente intimi registrati dagli occhiali, inclusi momenti in cui gli utenti erano in bagno o si stavano svestendo, ignari che quel materiale venisse analizzato da esseri umani per il “machine learning”.

Come proteggere le proprie foto?

Questo episodio dimostra che il pericolo per le nostre immagini non arriva solo dagli hacker esterni, ma talvolta proprio da chi gestisce le piattaforme. Per i fotografi e gli utenti comuni, questo caso è un duro promemoria: la privacy online è un equilibrio sottile.

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