diane arbus gaetano barbella

Un accenno ad una svolta epocale, le foto di Diane Arbus spiegate da Gaetano Barbella

Il tema proposto con questo scritto si lega all’articolo pubblicato dal fotografo Fabrizi Alessio ieri 8 giugno 2025 che ho letto con interesse.

Nei giorno scorsi  mi sono occupato dello studio della fotografia per concepire il modo di interpretarla come se fossi nel suo mondo, immaginando che esista una realtà corrispondente contrapposta. Di qui la convinzione che il fotografo inconsciamente vi è in relazione e le sue decisioni, nel fare una foto, siano condizionate dall’intelligenza di questo mondo. Un fotografo esperto e dotato di una insolita capacità professionale è tale da avere successo ma non credere che questo dipenda esclusivamente da lui. Questo potere è bivalente e, naturalmente si interfaccia con il supposto mondo contrapposto della fotografia. La certezza di questa concezione non è solo un’idea senza sostegno per averne certezza, perchè si ha modo con la matematica di indagare la fotografia e scoprire l’arcano di ciò che ho espresso. E sono proprio le fotografie dei fotografi famosi a rivelarle.

Ecco perché ora mi dispongo a esaminare alcune foto della famosa Diane Arbus.

Chi è Diane Arbus?

Mi lego in parte all’articolo di Fabrizi Alessio che la presenta:

<< Diane Arbus è una di quelle fotografe che non lascia mai indifferenti. I suoi scatti hanno segnato un’epoca e continuano ancora oggi a dividere pubblico e critica, generando discussioni accese su cosa sia etico mostrare e cosa no. C’è chi la considera una pioniera della fotografia sociale, capace di dare voce agli emarginati, e chi invece la accusa di sfruttare il disagio altrui per scioccare o provocare. La verità, come spesso accade, si trova nel mezzo.

Attiva tra gli anni ’50 e ’70, Diane Arbus ha scelto consapevolmente di puntare l’obiettivo su soggetti considerati “diversi”, lontani dagli stereotipi dell’America patinata: persone affette da disabilità, artisti circensi, individui queer, bambini inquietanti, famiglie dal volto inquieto. Le sue fotografie non sono mai semplici ritratti: sono incontri frontali con l’inconscio collettivo, con ciò che spesso la società cerca di nascondere sotto il tappeto.

In questo articolo vogliamo raccontare le 7 fotografie più controverse di Diane Arbus, quelle che hanno fatto discutere di più, che hanno disturbato, emozionato e spinto a riflettere. Ogni immagine racchiude una storia, un contesto, uno sguardo unico sul mondo. Capire perché hanno generato tanto clamore significa anche comprendere qualcosa in più sul potere della fotografia e sul ruolo che può avere nel raccontare l’invisibile… >>[1]

Fa seguito la presentazione di due fotografie commentate da  Fabrizi Alessio ed esaminate da me.

La prima fotografia

Child with Toy Hand Grenade in Central Park, NYC (1962)

Child with Toy Hand Grenade in Central Park, NYC (1962)

<< Tra tutte le fotografie di Diane Arbus, questa è probabilmente la più iconica, ma anche una delle più fraintese. Lo scatto mostra un bambino magro, con un’espressione stravolta, gli occhi sbarrati e le mani deformate in una posa innaturale mentre stringe una finta bomba a mano. Il luogo è Central Park, un’ambientazione normalmente associata alla spensieratezza, ma qui tutto sembra inquietante.

La forza di questa immagine sta proprio nel contrasto: un bambino, simbolo di innocenza, che assume tratti grotteschi e quasi minacciosi. È un ritratto che turba perché mette in discussione l’immagine idealizzata dell’infanzia. Non si tratta solo di un gioco infantile: è un’istantanea che sembra esplodere sotto gli occhi dello spettatore, una riflessione visiva sulla violenza latente nella società americana degli anni ’60.

Molti hanno criticato Diane Arbus per aver “manipolato” la posa del bambino. In realtà, si trattava di una serie di scatti, e la fotografa ha scelto di pubblicare proprio quello più disturbante. Una decisione voluta, perché lo scopo di Arbus non era mostrare un bambino felice, ma svelare ciò che la fotografia convenzionale non osa raccontare.

Questa immagine è stata interpretata in chiave psicoanalitica, politica, sociale. Alcuni critici vi hanno letto l’alienazione urbana, altri una premonizione della guerra del Vietnam, altri ancora la tensione interiore di un’epoca in cui l’America stava perdendo la sua innocenza.

Oggi, Child with Toy Hand Grenade resta uno degli scatti più studiati nelle scuole di fotografia, proprio per la sua capacità di generare domande, più che fornire risposte. E in fondo, è proprio questo che rende una fotografia davvero potente. >>[2]

composizione Child with Toy Hand Grenade

Ed ecco il mondo che ho supposto io a interfacciarsi con la fotografa Diane Arbus. Immaginate che dietro al realtà scenica agli occhi di Diane Arbus sia legata agli antichi concetti del detto di Giano bifronte.

Giano (latino: Ianus) è il dio degli inizi, materiali e immateriali, ed è una delle divinità più antiche e più importanti della religione romana, latina e italica. Solitamente è raffigurato con due volti (Giano Bifronte), poiché il dio può guardare il futuro e il passato. Nel caso del Giano quadrifronte, le quattro facce sono rivolte ai quattro punti cardinali.

Il ricorso alla Sezione Aurea sta a indicare il grande potere rigenerante del mondo nascosto che si incentra nelle Madonne Nere al giusto livello cosmico. Dipende dal talento del fotografo a intravederle all’opera.

signora di guadalupe

Nostra Signora di Guadalupe (in spagnolo Nuestra Señora de Guadalupe), nota anche come la Vergine di Guadalupe (Virgen de Guadalupe), è l’appellativo con cui la Chiesa Cattolica venera Maria in seguito a un’apparizione che sarebbe avvenuta in Messico nel 1531.

Nel caso della foto di Diane Arbus in esame la matematica della Sezione Aurea si incentra esattamente sulle bomba a mano ed è una posa che lei non poteva concepire se non con il suo enorme istintuale talento fotografico. Di qui la medicamentosa opera della Grande Madre in favore del povero ragazzo, cosa che sbalordisce coloro che hanno criticato Diane Arbus per aver “manipolato” la posa del bambino.

<< Una decisione voluta, perché lo scopo di Arbus non era mostrare un bambino felice, ma svelare ciò che la fotografia convenzionale non osa raccontare. >> e porre velatamente il bambino nelle mani della Madonna della Morte.

Seconda fotografia

A Family on Their Lawn One Sunday in Westchester, NY (1968)

A Family on Their Lawn One Sunday in Westchester NY

<< All’apparenza, è una classica scena familiare della middle class americana: un uomo in costume da bagno, sdraiato sull’erba, una donna in bikini che cammina sul prato e un bambino vestito da cowboy. Siamo in una zona residenziale benestante, è domenica, il sole splende. Tutto suggerisce benessere e tranquillità. Ma qualcosa non torna. L’immagine trasmette un senso di distacco, quasi di vuoto emotivo.

Diane Arbus è maestra nel mostrare l’inquietudine dell’ordinario. In questo scatto, le pose dei soggetti sembrano casuali, ma creano una tensione sottile. Il padre appare distante, la madre sembra fuori luogo, il bambino è rigido, quasi simbolico. Nessuno guarda gli altri, ognuno è chiuso nel proprio spazio, come se fossero estranei dentro la stessa scena. È una rappresentazione spiazzante dell’ideale familiare.

Lo stile compositivo è pulito, diretto, quasi neutro. Ma proprio questa neutralità amplifica il senso di straniamento. La fotografia diventa una metafora: dietro l’apparente perfezione della famiglia americana si nasconde spesso un malessere silenzioso. Un tema che Arbus non affronta con moralismo, ma con un’osservazione acuta e spietata.

Questo scatto ha anticipato di anni l’estetica della fotografia contemporanea che indaga il “non detto” del quotidiano – basti pensare all’opera di artisti come Gregory Crewdson o Philip-Lorca diCorcia. In Arbus, però, tutto è reale, non costruito. E proprio per questo ancora più inquietante.

A Family on Their Lawn ci obbliga a guardare con altri occhi ciò che abbiamo sempre considerato “normale”. E ci ricorda che, spesso, è proprio dietro la quotidianità più banale che si nascondono le tensioni più profonde. >>[3]

La Croce della Sezione Aurea, la Croce della Madonna

A Family on Their Lawn One Sunday in Westchester, NY (1968) composizione

La seconda Sezione Aurea orizzontale ci mostra il problema della crisi della coppia con i punti FH. È lei il problema, infatti si mostra distaccata con la mano dal punto F. Lui, con la mano sul volto sta soffrendo e sente forte l’amore per il figlio che sta giocando. Infatti la linea verticale della prima Sezione Aurea lo coinvolge nel punto I.

La prima linea orizzontale AD della Sezione Aurea rivela chiaramente lo stato della relazione di coppia, che oscilla, infatti l’altalena a dondolo D lo rivelano.

Resta da capire come si risolverà la crisi matrimoniale della coppia, ma ancora con la matematica è possibile sapere questa situazione, e sarà il biliardo matematico a rivelarcelo.

Il biliardo matematico è la matematica del comune gioco del biliardo.

Ma già ci galvanizza una di tante frasi celebri sul potere del biliardo che dà una sorta di potere alla biglia di questo celebre gioco, è di Alessandro Baricco, City, 1999[4]:

« Noi guardiamo alla tua avventura umana e scientifica, […], come alla parabola sapiente che l’intelligenza di un braccio divino ha impresso alla biglia della tua intelligenza, chinandosi sul panno verde del biliardo della vita. Tu sei una biglia, […], e corri tra le sponde del sapere tracciando l’infallibile traiettoria che ti porterà, con nostra gioia e consolazione, a rotolare dolcemente nella buca della fama e del successo. »

Ma fra poco mostrerò un caso in cui il biliardo matematico si rivela per dimostrare la sua valenza.

A Family on Their Lawn One Sunday in Westchester NY 1968 composizione biliardo

Il biliardo matematico rivela, infatti, che tutto finisce in bene fra i due che son sembrati in crisi ed è l’altalena a dondolo A a rivelarlo. Vediamo che le traiettoria della immaginaria biglia passa per la mezzeria della vasca del bagno del figlio e poi per il volto di lei, come lasciar intendere che anche il legame con lei è stato determinante. Infatti nelle buche D ed E arrivano le due biglie per convalidare che l’amore fra i due si è rinsaldato.

Il caso del biliardo matematico

La scultura “La Meridiana Grande” di Renato Ausenda

mediana grande renato ausenda

Vi sono casi di opere d’arte che rischiano di finire nell’oblio se non fosse per l’occhio attento di qualcuno, un occhio speciale però. Naturalmente sto parlando della mia vista che ha questa virtù nell’intravedere un certo lato nascosto in tutto ciò che vede ma che ad altri sfugge. Ecco così è stato per l’opera scultorea mostrata sopra, che solo molto tempo fa mi è capitato di vedere esplorando il web.

Alcune note di rilievo su Renato Ausenda di Bajardo, espresse nello stesso articolo suddetto in anteprima, valgono in genere per capire l’opera di questo scultore eclettico e nel contempo la sua personalità.

“Una fusione di filosofia, religione e psicologia – racconta Renato Ausenda, Renè per gli amici – oltre a ben 15 anni di studi junghiani (circa 12 mila pagine) e un tormentato percorso personale. Attraverso diverse simbologie, è un auto analisi alla scoperta dell’uomo, delle sue contraddizioni, del valore della conoscenza”.[5]

Un funambolico scultore giocatore di biliardo

meridiana biliardo

Come già detto, premetto di avere molta dimestichezza con le opere d’arte potendo far conto sulla mia predilezione per il disegno, soprattutto per quello geometrico. In particolare, è come se il piano della visione, qui quella della Meridiana di Ausenda offerto all’occhio, si svincolasse dall’esterno della “cornice” in cui è collocato per diventare un’area a sé, il solo tema da esaminare senza gli intralci esteriori.

Ma vedremo fra poco la cornice di cui ho appena argomentato, un ambito che non appartiene più al nostro mondo ordinario ma ad un altro mettiamo quello oggetto di riflessione dei mandala Jungiani  delle esperienze interiori di Renato Ausenda.

Nel primo impatto con la foto, nel giro di pochi minuti, osservandola intensamente, come peraltro ho già fatto capire, mi è sorta la convinzione che essa celava qualcosa di arcano, di grande rilevanza esoterica. Avevo in mente la natura intima che l’autore della Meridiana Grande intendeva racchiudere in essa con l’ispirazione Junghiana dei suoi mandala. Ecco perché.

Dico così, perché mi ritengo un disegnatore “virtuoso”, nel senso di possedere una “vista penetrante” per le cose geometriche – come già detto – e infatti così è stato con la foto della meridiana di questo singolare scultore.

In un baleno mi son dato da fare a tracciare sulla copia della foto suddetta, un sintetico grafico col quale la meridiana è vista come un biliardo su cui si sta giocando una partita. Poi, dopo averla scansionata, l’ho trasferita sul computer tracciando a ricalco le linee fatte a matita, con i colori.  Ed ecco bella e pronta la nuova immagine della Meridiana Grande con la successiva foto.

Risulta così che lo scultore, che si vede al centro della foto in questione, fa la parte di un fenomenale giocatore di biliardo e la sua enorme squadra di lavoro, diventa la stecca per giocare. E qui succede, come dire, il finimondo, nell’osservare due magici percorsi determinati dalla punta della stecca manovrata dallo scultore-giocatore, segnati con i colori rosso e blu. Insomma si ha modo di ammirare estasiati, in due fasi indipendenti fra loro, un funambolico gioco di sponda nel doppio quadrato della meridiana.

Con la traccia rossa si vede rimbalzare sulle sponde più esterne della meridiana, una immaginaria “biglia” per ben sette volte per poi ritornare al punto di partenza. Con la traccia blu, un altra immaginaria “biglia”, partendo dallo stesso punto di prima, ma di lato, si vede rimbalzare sulle sponde interne della cornice della meridiana, anche questa per ben sette volte, per poi indirizzarsi all’angolo della meridiana a destra.

Non è meraviglioso tutto questo?

A questo punto non si può affermare che la foto sia truccata, tanto più che nessuno se n’è mai accorto fin’ora sul web sin dal 2006, quando è stata pubblicata, ed io sono il primo ad aver visto il potenziale intimo segreto racchiuso nella foto.

La sincronicità junghiana nell’arte

Incredibili fatti di opere d’arte che portano a singolari significazioni se esaminate secondo il principio detto della « sincronicità » introdotto Carl Gustav Jung, definito come « un principio di nessi acausali » che consiste in un legame tra due eventi che avvengono in contemporanea, connessi tra loro. Ma non in maniera causale, cioè non in modo tale che l’uno influisca materialmente sull’altro; essi apparterrebbero piuttosto a un medesimo contesto o contenuto significativo, come due orologi che siano stati sincronizzati in senso relativo su una stessa ora.

Jung definisce la sincronicità in questo modo:

« Gli eventi sincronici si basano sulla simultaneità di due diversi stati mentali. »

Ma Jung in particolare distingue tre tipi principali di sincronicità:

– La sincronicità tra lo stato psico-mentale di una persona e uno o più eventi esteriori, obiettivi, che hanno luogo simultaneamente.

– La sincronicità tra lo stato psico-mentale di una persona e uno o più eventi esteriori, obiettivi, che si trovano fuori dal campo di percezione di questa o che sono lontani nel tempo e quindi non possono essere conosciuti e verificati se non dopo che l’evento rispettivo si sia prodotto. Ed è il caso in studio della Meridiana Grande di Renato Ausenda.

– La sincronicità tra uno o più avvenimenti che sono vissuti da una persona e uno o più eventi esteriori, obiettivi, che si manifestano allo stesso tempo (simultaneamente) o dopo un periodo di tempo molto breve.

Secondo Jung, la definizione di Sincronicità deve soddisfare i seguenti criteri:

“Due o più eventi apparentemente accidentali, tuttavia non necessariamente simultanei, sono detti sincronici se sono soddisfatte le seguenti condizioni:

qualunque presunzione di un nesso causale tra gli eventi è assurda o inconcepibile; gli eventi sono in corrispondenza tra di loro attraverso un significato comune spesso espresso simbolicamente; ogni coppia di eventi sincronici contiene una componente prodotta internamente e percepita esternamente.”[6]

« Ecco quindi il concetto generale di sincronicità nel senso speciale di coincidenza temporale di due o più eventi senza nesso di causalità tra di loro e con lo stesso o simile significato. Il termine si oppone al ‘sincronismo’, che denota la semplice simultaneità di due eventi. La sincronicità significa quindi anzitutto la simultaneità di un certo stato psichico con uno o più eventi collaterali significanti in relazione allo stato personale del momento, e – eventualmente – viceversa[7].

La traiettoria blu, interna alla meridiana, della immaginaria bilia finisce nell’angolo in basso, cioè in buca il termine del vero gioco del biliardo. Se invece non accadeva e continuava a girare significava che il responso era negativo. L’altra biglia, ritornando al punto di partenza sulla punta della squadra dello scultore Renato Ausenda, conferma il suo potere di scultore occulto con la grande squadra che è il suo valido scettro.

Resta da intravedere nella geometria espressa dalle traiettorie delle immaginarie bilie il possibile responso del presagio che vi deriverebbe.

E quale il segno della vita vera e propria invocato Renato Ausenda, se non il superamento della sua “crisi esistenziale e religiosa” di cui si parla nell’articolo citato all’inizio? E qui ancor meglio con: Il frutto di “Una fusione di filosofia, religione e psicologia […] – oltre a ben 15 anni di studi junghiani (circa 12 mila pagine) e un tormentato percorso personale”?

In quanto ai sette giri delle due biglie all’interno e all’esterno della Meridiana va ricordato.

Nell’inno a Delo di Callimaco: ” … I cigni girarono sette volte attorno a Delo e non avevano ancora cantato l’ottava volta che nacque Apollo ” e nella processione che Giosuè fece fare, sette volte, attorno alle mura di Gerico prima della loro caduta.

Il mistero della Madonna che si rivela con la matematica in questa nuova epoca.

La cappellina delle apparizioni Mariane a Fatima di Portogallo

apparizione fatima

La statua della Madonna è alta 104 centimetri, scolpita nel 1920 dall’artista portoghese José Ferreira Thedim.

A Fatima di Portogallo la statua della Madonna è custodita nella cappellina delle apparizioni, dove nel 1917 la Vergine Maria secondo la Chiesa cattolica è apparsa sei volte ai tre pastorelli Lucia dos Santos, Giacinta Marto e Francesco Marto, di dieci, sette e nove anni. Fatima è un luogo di pellegrinaggio.

Il 25 marzo 2025 è un giorno speciale per la Madonna di Fatima, in particolare per la fotografia sopra esposta. Immaginate di vedere progettare e poi far erigere la cappellina della Madonna con gli addetti a rifinirla con gli intonaci colori e arredi. E per ultimo la collocazione della sua statua posta su un mausoleo di marmo bianco, fra lastre di cristallo, e il Cristo in croce su un altro cristallo li accanto. Quante persone e cose vi hanno concorso? Tante.

Immaginate ora che ognuna di esse ha svolto la sua opera com’è stato descritto sopra, secondo i piani del progettista della cappellina. Non solo perché questi è stato incaricato dalle autorità religiose di eseguire il progetto concordando con loro una certa soluzione che è quella mostrata con la foto sopra.

Ma perché sto raccontando tutti questi particolari della erezione della cappellina della Madonna?

sezione aurea madonna di fatima portogallo

Tutti coloro che hanno operato per la cappellina della Madonna, dei quali si è parlato in precedenza, a cominciare dai religiosi che hanno commissionato l’esecuzione, non avevano questo tipo di progetto. E allora com’è che si è realizzato, a finire per mano mia?

Vuol dire solo una cosa, è la Madonna che ha deciso di rivelarsi per annunciare che il mondo sta per cambiare perché il maligno si è convertito al bene.

Il Maligno si manifesta con la sua “ombra” al Centro Visitatori Desert X AlUla 2022 per annunciare con la matematica la sua conversione al bene

desert aiula

La Commissione Reale per AlUla aveva individuato un nuovo sito per l’edizione 2022, richiedendo un’evoluzione del progetto originale. Il Centro Visitatori 2022 non è una semplice replica di quello del 2020, ma un’iterazione che ha aggiunto nuovi volumi a nord e a est, ampliando le funzioni con un negozio, spazi per eventi, posti a sedere interni e servizi migliorati per il personale.

Un’evoluzione progettuale che valorizza il paesaggio.

Il nuovo layout simmetrico, sviluppato attorno al perimetro del cortile, è caratterizzato da un’apertura ellittica sul tetto, che ottimizza l’ingresso della luce solare e accentua il carattere diagonale del progetto. Quattro nuovi cortili più piccoli offrono diversi gradi di privacy e una circolazione parallela tra le diverse aree dell’edificio. Le connessioni tra interno ed esterno si arricchiscono di nuove prospettive, mentre le infilate acquisiscono profondità grazie ad aperture aggiuntive e stanze allineate.

Il Centro Visitatori Desert X AlUla reinterpreta l’architettura tradizionale del deserto, caratterizzata da strutture vernacolari che evitano l’esposizione diretta al sole, creando un’interazione introspettiva con il paesaggio.

Costruito rapidamente con materiali locali, il Centro Visitatori è una struttura leggera in acciaio rivestita in fibrocemento e rifinita secondo le linee guida RCU. L’ampio cortile e i lucernari sono resi possibili da elementi in calcestruzzo gettati in opera.

Un’analisi accurata del percorso solare ha guidato la progettazione, con un’apertura ellittica sul tetto che massimizza l’ingresso della luce naturale quando necessario, fornendo ombra durante le ore di massima luce solare. Questo sistema migliora il comfort e riduce la necessità di raffrescamento meccanico.

Un’architettura silenziosa che trasforma il paesaggio culturale di AlUla Desert X AlUla, la prima mostra d’arte site-specific della regione, è gratuita e aperta a tutti e si svolge nella storica regione desertica di AlUla, un luogo di importanza mondiale in Arabia Saudita. Il Centro Visitatori del 2022 ha sfruttato il potenziale già rivelato con la struttura del 2020, ribadito ancora una volta nel 2024: un’architettura discreta e contestualizzata può svolgere un ruolo chiave nello sviluppo della comunità. >>[8]

sezione aurea desert

Il disegno dimostra la visione aurica della costruzione del Centro Visitatori senza disordini strutturali con la geometria del quadro fotografico. Non solo, ma anche le quattro persone I, L, M ed N vi sono comprese.

La croce della Sezione Aurea indica solo una cosa: il Maligno parla con la stessa lingua della Madonna.

E se si allarga l’orizzonte del quadro si può intravedere a sinistra in alto un ombra che sembra essere quella di un demone che si protende per ammirare tutta la sua opera del Centro Visitatori che lui ha concepito e fatto fare. Come a capire la “svolta liberale’’ intrapresa dal principe saudita Mohammed bin Salman (MbS) nel 2017 in favore delle donne, lo stesso anno dell’acquisto del Salvator Mundi di Leonardo che rappresenta il Cristo.

Altri articoli di Gaetano Barbella: Quadrifogli Inspiegabili di Gaetano Barbella


[4]https://ecioartbilliards.blogspot.com/2019/05/citazioni-e-frasi-celebri-sul-biliardo.html

[5]Fonte: https://silvabos-ufficiostampa.blogspot.com/2007/10/la-storia-di-rene-artista-dellardesiala.html

[6]https://www.neuroscienze.net/sincronicita-e-senso-sottile-degli-eventi/

[7]  https://it.wikipedia.org/wiki/Sincronicit%C3%A0

[8]  https://www.arkitectureonweb.com/it/-/projects/desert-x-aiula-visitor-center

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