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Blackmagic sospende la fabbrica in Texas: i dazi sui semiconduttori colpirebbero anche le fotocamere “made in USA”

La decisione di Blackmagic Design di sospendere i piani per una nuova fabbrica in Texas segna un punto di svolta nel dibattito sui dazi doganali sui semiconduttori. Nonostante l’idea iniziale fosse quella di produrre telecamere direttamente negli Stati Uniti per contenere i costi e lavorare a stretto contatto con le aziende americane del settore elettronico, i nuovi scenari tariffari renderebbero l’operazione poco conveniente.

La motivazione principale? Anche i semiconduttori acquistati da aziende statunitensi vengono prodotti all’estero, e quindi soggetti a dazi, vanificando i vantaggi economici di una produzione interna.

I dazi colpiscono anche le fotocamere assemblate negli USA

Secondo quanto riportato in un’intervista concessa da Patrick Hussey (portavoce Blackmagic) a The Verge, la decisione è legata direttamente all’ipotesi di nuove tariffe imposte dall’amministrazione Trump sui dispositivi contenenti semiconduttori. Tra questi rientrano anche le fotocamere professionali e cinematografiche, i cui sensori, pur provenendo da aziende statunitensi, vengono fabbricati al di fuori degli USA.

Questo significa che, anche per un’azienda che assembla i suoi prodotti in America, i costi di importazione delle componenti restano pienamente soggetti a tassazione.

Un impatto a catena sull’intero settore fotografico

Blackmagic è stata tra le prime realtà a ufficializzare un aumento dei prezzi negli Stati Uniti, proprio in vista delle possibili restrizioni. Anche altri piccoli produttori di accessori e rivenditori fotografici hanno segnalato rincari, mentre i grandi marchi di fotocamere preferiscono ancora non esporsi ufficialmente sull’impatto che i dazi avranno sui prezzi al dettaglio.

Ma la situazione si fa complessa: secondo un sondaggio aziendale, oltre l’80% delle imprese intervistate ha dichiarato che ricorrerebbe all’automazione anziché all’assunzione di personale, qualora la produzione venisse riportata negli Stati Uniti.

Un mercato fotografico in bilico tra dazi e automazione

Il tentativo di “riportare la manifattura in patria” attraverso i dazi sembra quindi destinato a generare più automazione che occupazione, almeno nel settore delle tecnologie avanzate. Le fotocamere digitali, come quelle prodotte da Blackmagic Design, utilizzano sensori classificati come dispositivi semiconduttori fotosensibili, una categoria in cui rientrano anche LED, pannelli solari e schermi digitali.

Nel solo 2023, gli Stati Uniti hanno importato semiconduttori per oltre 25 miliardi di dollari, di cui 22 miliardi legati proprio a questa categoria.

Cina nel mirino: dazio del 145% e risposta incerta

Attualmente i dazi sono in pausa per 90 giorni, con tariffe ridotte al 10% per la maggior parte dei paesi. Fa eccezione la Cina, colpita da una tariffa di ritorsione del 145% che potrebbe influenzare pesantemente la catena di approvvigionamento globale, non solo per i dispositivi elettronici ma anche per fotocamere, ottiche e accessori.


La scelta di Blackmagic Design di bloccare il progetto della fabbrica americana è un segnale chiaro di come le politiche doganali sui semiconduttori stiano già influenzando il futuro della produzione fotografica, anche a livello globale.
Un sistema pensato per riportare lavoro negli USA potrebbe invece spingere i produttori a spostarsi altrove o a ricorrere all’automazione, con ricadute dirette anche sui prezzi al consumatore.

Cosa ne pensi di questi scenari?
Credi che i dazi proteggeranno davvero l’industria americana o finiranno per far salire i prezzi delle fotocamere in tutto il mondo? Discutiamone nei commenti.

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