Ugo Mulas

Ugo Mulas: il fotografo che ha raccontato l’arte del Novecento

Quando si parla dei grandi nomi della fotografia italiana, è impossibile non citare Ugo Mulas. Nato a Pozzolengo, in provincia di Brescia, Mulas è una di quelle figure che hanno saputo trasformare l’obiettivo fotografico in uno strumento critico, capace non solo di documentare, ma di interpretare e raccontare l’arte contemporanea come nessun altro.

Sebbene le sue origini siano legate alla provincia lombarda, è a Milano che Ugo Mulas trova il suo terreno più fertile. Frequenta l’Accademia di Brera, si muove negli ambienti artistici del dopoguerra e respira l’aria vivace di una città in fermento culturale. Da autodidatta, si avvicina alla fotografia con una curiosità metodica, quasi ossessiva, che non lo abbandonerà più fino alla sua morte.

La Biennale di Venezia: l’inizio di tutto

foto di ugo mulas

Il suo primo vero battesimo fotografico arriva nel 1954, in occasione della Biennale di Venezia. In un’intervista, Mulas racconta così quel momento:

«La mia attività ufficiale di fotografo è cominciata con la Biennale di Venezia del 1954. Allora non avevo nessuna pratica e nessuna arte. Il mio lavoro consisteva nel cercare di dare un’idea di questa “festa”.»

Non era un critico, né voleva esserlo. Il suo approccio era quello di chi vuole registrare, documentare, senza giudicare. Ma è proprio questa distanza emotiva, quasi documentaristica, a rendere le sue fotografie così potenti. Tra il 1954 e il 1972, le sue immagini catturano lo spirito della Biennale: non solo le opere e gli artisti, ma anche l’atmosfera, i gesti, i volti curiosi del pubblico, il teatro della cultura che si mette in mostra.

L’amicizia con gli artisti italiani

fotografia di una pianta di ugo mulas

Nel corso degli anni, Mulas intreccia legami profondi con alcuni dei più importanti protagonisti dell’arte italiana del Novecento: Lucio Fontana, Pino Pascali, Mario Schifano, Alberto Burri, Giulio Paolini, Michelangelo Pistoletto, solo per citarne alcuni. Ma non si limita a ritrarli come soggetti: li osserva, li frequenta, li studia. Con il tempo, la sua macchina fotografica diventa quasi invisibile, parte dell’ambiente. Questo rapporto diretto, umano, consente a Mulas di creare ritratti che non sono semplici immagini, ma vere e proprie narrazioni visive.

Il ritratto secondo Ugo Mulas

ritratto di ugo mulas

Nel suo libro Ugo Mulas. La scena dell’arte, il fotografo riflette così sull’arte del ritratto:

«Quando si fa il ritratto a una persona, si può assumere un’infinità di atteggiamenti… Il ritratto in un certo senso è qualcosa di più nobile, rispetto alla fotografia di cronaca, purché non ci sia nessuna reticenza, nessuna finzione verso l’operazione nel suo insieme, che deve essere la più scoperta, la più diretta possibile.»

Per Mulas, fotografare una persona non significa semplicemente fermare un’immagine. Significa rivelare una verità, spesso nascosta, attraverso un dialogo silenzioso tra fotografo e soggetto.

New York: la svolta americana

foto di un lago di ugo mulas

Il biennio 1964-1967 segna un momento cruciale nella carriera di Mulas. Si trasferisce per un periodo a New York, una città che negli anni ’60 è l’epicentro dell’arte contemporanea. Qui entra in contatto con il lavoro di fotografi come Robert Frank e Lee Friedlander, che influenzano profondamente il suo sguardo.

In America, Mulas abbandona progressivamente lo stile classico del reportage per abbracciare una fotografia più concettuale, più riflessiva. Le sue immagini raccontano la vita quotidiana della scena artistica newyorkese, alternando documentazione e introspezione.

Incontra e fotografa artisti come Andy Warhol, Roy Lichtenstein, John Cage, Claes Oldenburg, Christo, Jasper Johns. Ogni scatto è un tassello che arricchisce la sua personale enciclopedia visiva dell’arte del XX secolo.

Gli artisti ritratti da Mulas: una galleria di volti indimenticabili

Nel corso della sua carriera, Ugo Mulas ha ritratto un numero impressionante di personaggi celebri, non solo nel mondo dell’arte, ma anche nella letteratura, nella musica, nel cinema e nella cultura popolare. Da Giuseppe Ungaretti a Ella Fitzgerald, da Federico Fellini a Keith Richards, passando per Giò Pomodoro, Salvatore Quasimodo, Marc Chagall, Giorgio De Chirico, Joan Miró, Man Ray e Mina.

Ogni ritratto è un frammento di storia. Non solo storia dell’arte, ma storia umana, fatta di sguardi, di gesti, di verità svelate.

Un’eredità visiva che parla ancora oggi

Ugo Mulas muore nel 1973, ma il suo lavoro continua a vivere nelle collezioni, nei libri, nelle mostre. È considerato uno dei primi fotografi italiani ad aver trattato la fotografia non solo come mezzo documentario, ma come linguaggio artistico autonomo, capace di dialogare alla pari con le altre forme d’arte.

La sua opera ci ricorda che la fotografia, quando è onesta, quando è fatta con consapevolezza, può davvero cambiare il modo in cui vediamo il mondo.


Cosa ne pensi del lavoro di Ugo Mulas? Hai mai visto una sua mostra o conosci altri fotografi italiani che meriterebbero maggiore attenzione? Scrivimi nei commenti o condividi la tua opinione, così arricchiamo insieme questa memoria collettiva.

I diritti delle fotografia dell’articolo appartengono all’archivio storico di Ugo Mulas.

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