Altro che Leica: questo fotografo italiano ha costruito una macchina fotografica… di pasta fresca!
Se pensavate di averle viste tutte, preparatevi a ricredervi. Paride Ambrogi, fotografo italiano trapiantato a Berlino, ha deciso di unire le sue due più grandi passioni: la fotografia analogica e i carboidrati. Il risultato? La “Ravihole Camera”, una macchina fotografica stenopeica (pinhole) perfettamente funzionante fatta interamente di farina e uova.
Com’è nata la Ravihole? (Colpa di qualche bicchiere di troppo)

L’idea è nata in modo tipicamente italiano. Durante un workshop ad Amburgo dedicato alla pasta fatta in mano, Paride voleva documentare la preparazione dei pizzoccheri, ma ammette candidamente: “Io e il mio amico abbiamo bevuto qualche bicchiere di vino di troppo e non se n’è fatto nulla”.
Tornato a Berlino, la scintilla: perché non usare l’impasto stesso per creare il corpo macchina? Dopo vari prototipi, Paride ha scoperto che il segreto per non far passare la luce era il nero di seppia (carbone vegetale), perfetto per sigillare l’interno della camera.
La tecnica: Sviluppo in camera oscura (e forse un po’ d’olio e parmigiano)

Non fatevi ingannare dall’aspetto bizzarro, la Ravihole è uno strumento serio:
- Il corpo: Due strati di pasta (uno chiaro e uno nero al carbone) modellati su una ciotola capovolta.
- L’ottica: Un piccolo foro praticato su un pezzetto di lattina di birra, incastonato nell’impasto.
- Il sensore: Al posto del rullino, Paride inserisce un foglio di carta fotografica circolare all’interno del “raviolo” gigante, sigillando il tutto in camera oscura.
- Il risultato: Le foto hanno quel look sognante, etereo e ultra-contrastato tipico della solargrafia, ma con un’anima decisamente mediterranea.
La fotografia è “cottura lenta”

Quello che amo di questo progetto è la filosofia che c’è dietro. Paride dice giustamente che stampare in camera oscura è come cucinare: richiede pazienza, cura e amore per il processo manuale.
In un’epoca di intelligenza artificiale e scatti istantanei con lo smartphone, la Ravihole ci ricorda che la fotografia è, prima di tutto, fisica e creatività. Non serve l’ultimo sensore da 100MP per creare un’immagine che resti impressa; a volte basta un chilo di farina e una buona dose di ironia.
Vuoi provarci anche tu? (La ricetta di Paride)

Se hai voglia di sperimentare (e non hai paura di sporcare la cucina), ecco la “lista della spesa” per la tua prima fotocamera commestibile:
- 1kg di farina e 10 uova.
- Carboncini vegetali per annerire l’impasto interno.
- Una lattina di birra (per il foro stenopeico).
- Carta fotografica e tanta, tanta pazienza.
Attenzione però: usatela in fretta! Con il passare dei giorni la pasta diventa fragile e si secca.
Diritti di Paride Ambrogi
