Michael Kenna: il poeta del bianco e nero che fotografa il silenzio
Ci sono fotografi che raccontano il mondo per come lo vedono, altri che cercano di afferrarne l’essenza più profonda. Michael Kenna appartiene a quest’ultima categoria. Le sue fotografie, spesso immerse in una nebbia leggera o accarezzate dalla luce dell’alba, non gridano. Sussurrano.
Il suo è uno stile completamente fuori dalle logiche commerciali e lontano dalle tendenze moderne. Mentre molti puntano sul colore per colpire lo spettatore, Kenna sceglie la via più silenziosa, quella del bianco e nero. Una scelta di sottrazione che gli consente di rivelare ciò che spesso sfugge agli occhi: la forma, l’equilibrio, il tempo sospeso.
Il fascino del bianco e nero

Kenna lo ha detto chiaramente in una delle sue riflessioni:
«La fotografia in bianco e nero è misteriosa, poiché tutto ciò che ci circonda è già a colori.»
Ed è proprio in questa distanza dal reale che nasce la sua visione. Mentre il colore documenta, il bianco e nero suggerisce. Non racconta tutto, ma invita a completare l’immagine con l’immaginazione. Le sue foto non vogliono spiegare: vogliono evocare.
Un incontro decisivo: Ruth Bernhard

È durante un viaggio a San Francisco che Kenna incontra la fotografa tedesca Ruth Bernhard. Per lui non è solo una mentore, ma un punto di riferimento artistico e spirituale. Lavora come suo stampatore negli anni ’80, imparando non solo la tecnica, ma soprattutto una filosofia: quella della pazienza, della lentezza, dell’osservazione continua.
Questo incontro sarà fondamentale per il suo sviluppo come artista. Kenna cerca infatti di avvicinare la fotografia commerciale a quella paesaggistica, ma con un’impronta sempre personale, intima, mai aggressiva.
Dove ha studiato Michael Kenna?
Il percorso formativo di Kenna inizia all’Upholland College, nel Lancashire. Prosegue alla Banbury School of Art, nell’Oxfordshire, e infine al prestigioso London College of Printing. Una formazione solida, dove apprende le basi dell’arte visiva e della stampa fotografica, elementi che ritroviamo ancora oggi in ogni sua opera.
Ma è negli Stati Uniti che trova la sua dimensione artistica più completa, lavorando con la Bernhard e iniziando a esporre i suoi lavori nei principali musei e gallerie internazionali.
I riconoscimenti e le esposizioni

Kenna non ha mai inseguito la fama, e forse è proprio questo ad aver reso il suo lavoro così rispettato. Le sue opere sono esposte in collezioni permanenti a Parigi, Londra, Praga, e in numerosi musei tra Europa, Stati Uniti, Australia e Asia.
Nel 2000 è stato insignito del titolo di Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministero della Cultura francese, un riconoscimento che sottolinea il valore culturale e poetico del suo lavoro.
Tra i premi ricevuti:
- Imogen Cunningham Award (USA, 1981)
- Art in Public Buildings Award (USA, 1987)
- Institute for Aesthetic Development Award (USA, 1989)
- Golden Saffron Award (Spagna, 1996)
- Honorary Master of Arts (USA, 2003)
E nel 2010, alcune sue fotografie dei campi di concentramento sono apparse nei titoli di testa del film Il Diario di Esther, una delle pellicole più toccanti sull’Olocausto.
Una tecnica fuori dal tempo

Kenna non corre. Non si accontenta della prima impressione. Ritorna nei luoghi. Attende. Aspetta che la luce cambi, che il vento calmi l’acqua, che l’ombra si allunghi. A volte, per uno scatto, rimane ore davanti alla stessa scena. Altre volte ritorna sul posto più e più volte.
Non ama pianificare troppo: non fa sopralluoghi né cerca di prevedere ciò che scatterà. Si lascia guidare dal momento, dalla connessione con lo spazio. Lavora spesso con lunghe esposizioni, dando al tempo il ruolo di vero co-autore delle sue immagini.
«Per essere fotografi serve resistenza, flessibilità e tanto tempo a disposizione.»
Una visione simile a quella di Sebastião Salgado, altro grande osservatore del mondo, che come Kenna si immerge nei luoghi scelti, cercando di comprenderli prima ancora di raccontarli.
Il fotografo che ama il silenzio

Kenna è un osservatore. Anche quando non ha la macchina fotografica in mano, guarda. Scruta. Ascolta ciò che un luogo ha da dire, senza invaderlo. Nelle sue immagini non ci sono mai elementi di disturbo. Tutto è misurato, essenziale, meditato.
A differenza di giganti come Ansel Adams o Gabriele Basilico, Kenna non è interessato a una rappresentazione oggettiva o urbana. La sua è una fotografia quasi spirituale, capace di trasformare un paesaggio qualunque in una meditazione visiva.
Dove vedere le sue opere
Per chi volesse conoscere meglio il suo lavoro, è possibile visitare il sito ufficiale di Michael Kenna dove l’artista condivide alcuni dei suoi progetti più celebri. È anche attivo su Facebook, dove pubblica aggiornamenti e riflessioni sul suo modo di lavorare.
Per vedere i suoi lavori, questo è il link ufficiale al sito di Kenna dove carica alcuni dei suoi progetti fotografici o puoi seguirlo sul profilo ufficiale di Facebook di Michael Kenna.
Se vuoi scoprire altri fotografi straordinari, visita la nostra pagina dedicata ai fotografi di tutto il mondo, con un elenco completo diviso per nazione e in ordine alfabetico. Potresti trovare nuove ispirazioni!
Conosci il lavoro di Michael Kenna? Ti affascina la fotografia in bianco e nero o preferisci quella a colori? Scrivimi nei commenti, racconta la tua esperienza e aiutami a far conoscere un autore che merita molto di più.

A spesso dichiarato che per essere un fotografo bisogna avere resistenza, flessibilità e tanto tempo a disposizione.
“Ha spesso dichiarato….” che per essere un commentatore di fotografie bisogna avere conoscenza della sintassi e tanto tempo a disposizione.
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PS: Per essere un commentatore bisogna tollerare i refusi 😉