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Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra: il docufilm di Roberto Andò arriva al cinema

C’è una linea che unisce luce e ombra, memoria privata e Storia. Roberto Andò la percorre insieme a Ferdinando Scianna in un documentario che apre le sale italiane dal 6 all’8 ottobre (distribuzione Fandango). È un ritratto intimo e rigoroso di uno dei maestri della fotografia contemporanea, passato dalle feste religiose in Sicilia alla moda internazionale senza mai smarrire la sua lingua più sincera: il contrasto.

Un viaggio tra parole, immagini e memoria

Il film nasce dopo il passaggio alle Giornate degli Autori di Venezia e porta lo spettatore dentro il laboratorio di Scianna: Bagheria, Palermo, Milano. Luoghi che diventano capitoli di un romanzo visivo dove la realtà si fa racconto. “Troppa luce, e poi improvvisamente troppa ombra”: l’idea di Andò è far emergere questa dialettica come chiave di lettura di tutta l’opera.

Le voci che compongono il ritratto

Accanto al fotografo scorrono testimonianze che hanno segnato la cultura italiana e non solo: Giuseppe Tornatore, Gianni Berengo Gardin, Dacia Maraini, Mimmo Paladino, Marco Belpoliti. Non è un album di ricordi, ma un coro che racconta l’uomo, il suo sguardo ironico e battagliero, il senso del fotografare oggi.

Il metodo Andò: lasciare accadere

Andò sceglie un passo discreto. Aspetta che la vita si riveli, evitando orpelli e regia invasiva. Ne esce un dialogo a due voci in cui cinema e fotografia si rispecchiano: l’immagine come strumento di conoscenza, non come abbellimento. Scianna, oltre gli ottant’anni, parla con lucidità dei suoi rischi, dei ritorni, di quell’equilibrio tra verità e stile che lo ha reso unico.

Scianna in breve: tra reportage, moda e scrittura

Nato a Bagheria nel 1943, Scianna attraversa generi e contesti con una coerenza rara: reportage, ritratto, moda, scrittura. Entra in Magnum Photos nel 1982, complice l’incontro con Henri Cartier-Bresson. Negli anni Ottanta porta il suo sguardo nella moda (tra gli altri con Dolce & Gabbana) e sulle pagine di Vogue. Il cuore, però, resta lo stesso: costruire narrazione a partire dal reale, tenendo insieme ombra e luce, il dettaglio quotidiano e l’eco della Storia.

La Sicilia come lingua madre

Dalla devozione popolare alle processioni, Scianna ha dato alla Sicilia un lessico visivo riconoscibile. Il film lo riporta sulle tracce di Leonardo Sciascia e di Feste religiose in Sicilia, libro-manifesto che ha formato generazioni di lettori e fotografi. In sala, quella Sicilia di splendore e miseria torna ad essere una mappa per orientarsi nel presente.

Quando vederlo

Ferdinando Scianna – Il fotografo dell’ombra è in sala solo per tre giorni, 6, 7 e 8 ottobre. Un appuntamento che parla ai fotoamatori, ai professionisti e a chi cerca nel cinema un pensiero sull’immagine: cosa resta, cosa sfugge, cosa possiamo ancora raccontare con un chiaro-scuro.

La domanda per te: in tempi di feed infiniti, senti ancora il bisogno di immagini che rallentano e fanno pensare? Qual è lo scatto di Scianna che ti ha fatto capire qualcosa in più su te stesso o sulla tua terra?

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