Ferdinando Scianna: il fotografo siciliano che ha trasformato la fotografia in racconto
Ferdinando Scianna è una delle figure più significative della fotografia italiana del Novecento. Nato nel 1943 a Bagheria, in Sicilia, Scianna ha attraversato decenni di storia culturale con uno stile unico, profondo e coerente, in equilibrio costante tra documento e poesia, immagine e parola.
Il suo sguardo ha raccontato la Sicilia, la fede, la moda, la letteratura, il sonno, l’identità. È stato giornalista, fotoreporter, autore di saggi e libri fotografici, e ha collaborato con intellettuali del calibro di Leonardo Sciascia, Jorge Luis Borges e Piergiorgio Branzi. Ma soprattutto, è stato — ed è — un fotografo che considera la fotografia un linguaggio per interpretare il mondo, non semplicemente per mostrarlo.
Gli inizi: tra Palermo, filosofia e riti religiosi

Ferdinando Scianna inizia a fotografare mentre studia letteratura, filosofia e storia dell’arte all’Università di Palermo. Nei primi anni ’60 si dedica alla documentazione visiva dei riti religiosi siciliani, con particolare attenzione alla cultura popolare e alle tradizioni arcaiche. Il suo primo libro, Feste religiose in Sicilia (1965), contiene un saggio di Leonardo Sciascia: nasce così una delle collaborazioni più importanti della sua vita.
Da Bagheria a Milano: giornalismo e fotoreportage

Nel 1966 si trasferisce a Milano e comincia a lavorare per la rivista L’Europeo, inizialmente come fotografo e successivamente come giornalista dal 1973. In questi anni scrive anche per Le Monde Diplomatique e La Quinzaine Littéraire, approfondendo temi politici, culturali e visivi.
Nel 1977 pubblica Les Siciliens in Francia e La villa dei mostri in Italia, due volumi che consolidano la sua fama come fotografo-autore. È proprio durante questo periodo che incontra Henri Cartier-Bresson, figura chiave nella sua formazione.
Nel 1982 entra nella Magnum Photos, prima agenzia cooperativa internazionale di fotografi, diventandone membro a pieno titolo nel 1989.
L’ingresso nella moda: la Sicilia per Dolce & Gabbana

Alla fine degli anni ’80, Ferdinando Scianna entra nel mondo della fotografia di moda, mantenendo però intatto il suo approccio narrativo. Il suo primo lavoro in questo ambito è del 1987, quando realizza una campagna pubblicitaria per Dolce & Gabbana, fotografando Marpessa Hennink con abiti ispirati alla Sicilia.
Le immagini non sono semplici foto di moda: raccontano un’identità, un luogo, una cultura. Scianna porta nella fotografia di moda il linguaggio del reportage, rompendo le convenzioni estetiche tradizionali.
I libri e le grandi mostre
Nel corso della sua carriera, Scianna ha pubblicato numerosi volumi che raccolgono le sue immagini e riflessioni:
- Autoritratto di un fotografo
- Quelli di Bagheria
- Memoria, viaggio, racconto
- Lo specchio vuoto
- Ti mangio con gli occhi
- Ore di Spagna
- Il viaggio di Veronica
- Istanti di luoghi
Nel 1995 pubblica Viaggio a Lourdes, seguito nel 1997 da Dormire, forse sognare, una suggestiva raccolta di immagini dedicate al sonno. Nel 1999 espone Niños del Mundo, una mostra fotografica dedicata all’infanzia nel mondo, e pubblica i suoi celebri ritratti di Jorge Luis Borges.
Il rapporto con gli altri fotografi
Ferdinando Scianna ha costruito nel tempo relazioni profonde con colleghi e scrittori, come nel caso dell’amicizia con Piergiorgio Branzi. I due si incontrano a Napoli durante un workshop e condividono una visione fotografica affine: la ricerca dell’autenticità, della narrazione silenziosa, della bellezza della vita quotidiana.
Lo stile di Scianna: fotografia come lettura del mondo
La sua fotografia è in bianco e nero, essenziale, narrativa, spesso realizzata con la Leica, fedele compagna di viaggio. Non cerca la bellezza pura, ma la verità delle cose. I suoi scatti sono costruiti con rigore, ma anche con empatia.
«Fotografare è una maniera di vivere. Ma importante è la vita, non la fotografia.»
«Le fotografie mostrano, non dimostrano.»
Il suo pensiero sulla fotografia è profondo e critico: mette in discussione l’uso estetizzante e commerciale delle immagini, sottolineando l’importanza del contesto, dell’autenticità, della narrazione.
«Si può mentire con le fotografie. Si può persino dire la verità, per quanto ciò sia estremamente difficile.»
Scianna oggi
Oggi Ferdinando Scianna continua a pubblicare, esporre e raccontare. La sua voce rimane lucida, colta, mai compiacente. È un intellettuale della fotografia, uno dei pochi capaci di coniugare pensiero e immagine con coerenza e passione.
Conclusione
Ferdinando Scianna ha trasformato la fotografia in un linguaggio narrativo capace di attraversare la memoria, la cultura, l’identità e la fede. Ogni suo scatto è un racconto, ogni libro è un percorso, ogni mostra è un viaggio nella complessità dell’esistere.
Le foto dell’articolo sono prese dal sito ufficiale di Scianna.
E tu, conoscevi già la sua fotografia? Hai mai letto uno dei suoi libri o visto una delle sue mostre? Raccontamelo nei commenti: la fotografia, come la memoria, vive anche nella condivisione.
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