Asako Narahashi fotografa

Asako Narahashi: la fotografa giapponese che racconta il mondo visto dall’acqua

Asako Narahashi è una delle voci più originali e poetiche della fotografia contemporanea giapponese. Nata a Tokyo, si è laureata in Belle Arti alla prestigiosa Waseda University e ha intrapreso un percorso artistico che ha saputo coniugare introspezione, paesaggio e sperimentazione. Il suo lavoro, fortemente riconoscibile, si è affermato a livello internazionale grazie alla serie “half awake and half asleep in the water”, un progetto che ha ridefinito il concetto stesso di punto di vista nella fotografia di paesaggio.

Le origini e la formazione con Daidō Moriyama

Foto di Asako Narahashi in acqua del Monte Fuji

Negli anni ’80, Asako Narahashi ha preso parte ai workshop fotografici di Daidō Moriyama, maestro dell’estetica cruda e diretta del Giappone post-bellico. Sebbene lo stile di Narahashi si distacchi dalla fotografia aggressiva e contrastata di Moriyama, il suo lavoro ne condivide l’approccio anticonvenzionale e l’interesse per il margine, per il non detto e per la percezione soggettiva.

Questa formazione ha lasciato il segno: fin dall’inizio, Narahashi si distingue per una visione personale, intima, quasi onirica. Nel 1989 espone per la prima volta con la mostra “Dawn in Spring”, e l’anno successivo fonda una sua galleria, 03FOTOS, dove promuove il proprio lavoro e quello di altri artisti emergenti. Questa indipendenza, sia estetica che produttiva, caratterizzerà tutta la sua carriera.

Il linguaggio visivo: tra disorientamento e poesia

Foto di Asako Narahashi in acqua

Il vero punto di svolta arriva con il progetto half awake and half asleep in the water (2001–2008). In questa serie Narahashi realizza fotografie in cui l’osservatore si ritrova immerso in una posizione instabile, galleggiante, come se stesse affondando o risalendo dal fondo dell’acqua. Scatta da laghi, fiumi e dal mare, spesso utilizzando una macchina fotografica semi-sommersa. Il risultato è un’immagine straniante, in cui la costa appare sfocata, lontana, irraggiungibile.

Il paesaggio giapponese, spesso riconoscibile nelle sagome di edifici, alberi, montagne o tetti tradizionali, diventa così uno spazio di tensione emotiva. La sensazione è quella di un sogno lucido, in bilico tra pericolo e bellezza, tra distacco e desiderio. Non si tratta semplicemente di fotografia “dall’acqua”, ma di una riflessione profonda sull’identità, sulla memoria e sul senso di appartenenza.

Dal libro al riconoscimento internazionale

Foto in acqua di Asako Narahashi

La pubblicazione del libro half awake and half asleep in the water nel 2007 segna l’inizio di una vasta notorietà per Narahashi. Il volume viene accolto con entusiasmo dalla critica internazionale e le sue opere iniziano a essere esposte in importanti istituzioni fotografiche, sia in Giappone che all’estero.

Successivamente pubblica altri lavori come Funiculi Funicula, un libro di scatti a colori che esprime un approccio più leggero, quasi diaristico, alla fotografia quotidiana, e le serie Ever After e Coming Closer and Getting Further Away, che riprendono e ampliano il concetto di distanza fisica ed emotiva introdotto con il progetto acquatico.

Un dialogo con altri fotografi giapponesi

Foto di Foto di Asako Narahashi

Il lavoro di Asako Narahashi può essere messo in relazione con quello di altri fotografi giapponesi che hanno riflettuto sulla relazione tra paesaggio e identità. Pensiamo a Tokihiro Sato, che con la serie Photo-Respiration utilizza la luce per creare un dialogo spirituale con la natura, o a Rinko Kawauchi, nota per la delicatezza e il lirismo con cui racconta la quotidianità.

A differenza di Shomei Tomatsu o Ken Domon, più legati a una fotografia documentaria e sociale, Narahashi si muove in un territorio soggettivo e sensoriale, dove l’immagine è spesso metafora di una condizione interiore. Come loro, riesce a tradurre un sentimento collettivo, una sensibilità tutta giapponese verso il transitorio, l’impermanente, l’evanescente.

il senso della distanza

Foto di Asako Narahashi

Asako Narahashi non fotografa semplicemente paesaggi: mette in scena la distanza. Una distanza che è fisica ma anche emotiva, culturale, esistenziale. I suoi scatti invitano a una riflessione sul nostro rapporto con lo spazio e con il tempo, sulla nostalgia e sull’identità.

In un’epoca in cui siamo sommersi da immagini perfette e patinate, il suo sguardo ci costringe a perdere l’equilibrio, a sentirci piccoli e vulnerabili, ma anche incredibilmente umani

Potete conoscere l’artista dal sito ufficiale di Shashasha

Questo sito partecipa a programmi di affiliazione e potrebbe ricevere compensi dai link presenti negli articoli. Leggi la nostra pagina di trasparenza.

Articoli simili