Alejandro Chaskielberg: il fotografo argentino che trasforma il documentario in visione poetica
Alejandro Chaskielberg, nato a Buenos Aires nel 1977, è oggi considerato uno dei fotografi più innovativi dell’America Latina, capace di superare i limiti della fotografia documentaria per dar vita a immagini oniriche, sospese tra realtà e finzione. Attraverso l’uso della luce artificiale e della lunga esposizione, il suo lavoro racconta storie vere con un linguaggio quasi cinematografico, dove la verità si fonde con l’estetica visiva in modo unico e coinvolgente.
Dalle origini al successo internazionale

Chaskielberg inizia la sua carriera come fotoreporter per giornali e riviste locali, ma la sua formazione cinematografica — si è diplomato come Direttore della Fotografia all’Istituto Nazionale di Cinematografia dell’Argentina — lo porta presto a cercare un linguaggio più personale e narrativo.
Il riconoscimento internazionale arriva presto:
- World Photographer of the Year 2011 (World Photography Organization, Londra)
- Burn Emerging Photographer Grant (Magnum Foundation, 2009)
- Leopold Godowsky Jr. Award (Boston University)
- All Roads Photography Program (National Geographic Society)
- Premio RM Iberoamerican Photobook
Un percorso che lo ha portato a lavorare in diversi paesi — Giappone, Suriname, Kenya, Italia, Argentina — sempre con una forte attenzione all’interazione tra luce, paesaggio e vissuto umano.
La Creciente: la vita sulle isole del Paraná

Nel 2007, Chaskielberg inizia a vivere a intermittenza nel delta del fiume Paraná, un arcipelago fluviale dove la vita scorre secondo ritmi lenti e profondamente legati alla natura. Qui fotografa pescatori, agricoltori e famiglie del posto, realizzando scene ricostruite della vita quotidiana, scattate di notte o al crepuscolo, con l’ausilio di torce, fari, lanterne e luci stroboscopiche.
Il progetto prende il nome di La Creciente, e si concretizza in un libro fotografico di grande impatto visivo, dove l’acqua, il buio e la luce artificiale creano un’atmosfera surreale. I soggetti sono persone reali, ritratte in pose immobili, spesso con tempi di esposizione tra i 5 e i 10 minuti, utilizzando un banco ottico 4×5 Sinar Norma.
Otsuchi Future Memories: il dolore post-tsunami in Giappone

Un’altra serie chiave nel percorso di Chaskielberg è Otsuchi Future Memories, realizzata in una cittadina giapponese devastata dallo tsunami del 2011. Anche qui, il fotografo unisce documentazione e ricostruzione visiva, creando ritratti notturni di grande intensità simbolica, dove i sopravvissuti appaiono come presenze sospese nel tempo, tra memoria e ricostruzione.
Il suo sguardo non è mai invadente, ma rispettoso, empatico, narrativo: la fotografia diventa mezzo per restituire identità e dignità, senza rinunciare a una forte componente poetica e artistica.
Laberinto: tra mito e paesaggio in Patagonia

Nel suo libro più recente, Laberinto, Chaskielberg esplora un labirinto vegetale costruito tra le montagne della Patagonia argentina, usando ancora una volta la notte come elemento narrativo. Le immagini, illuminate in modo artificiale, trasformano il paesaggio in una dimensione mitica, dove realtà e immaginazione si fondono.
Lo stile di Alejandro Chaskielberg: tra sogno, cinema e documentazione
Il linguaggio fotografico di Chaskielberg è inconfondibile:
- Luce artificiale in ambienti naturali
- Uso sistematico della lunga esposizione
- Assenza di movimento, posture statiche, atmosfera teatrale
- Colori saturi e tonalità profonde
- Racconto visivo al confine tra verità e finzione
La sua fotografia è stata spesso associata al realismo magico latinoamericano, e c’è una componente cinematografica evidente, forse ereditata dalla sua formazione da direttore della fotografia. Non si limita a “mostrare” ma mette in scena, senza mai perdere il legame con la realtà.
Alejandro Chaskielberg e i fotografi che trasformano la realtà in visione
Il lavoro di Alejandro Chaskielberg, per quanto personale e profondamente legato ai territori che esplora, si inserisce in una linea di continuità internazionale con altri fotografi che condividono lo stesso desiderio: trasformare la realtà in spettacolo visivo senza mai svuotarla di significato.
Uno dei paragoni più immediati è con Gregory Crewdson, fotografo americano noto per le sue immagini meticolosamente costruite e illuminate come set cinematografici. Anche se Crewdson lavora in contesti urbani o suburbani, e Chaskielberg in ambienti più naturali e isolati, entrambi utilizzano la luce artificiale e la messa in scena per trasformare situazioni quotidiane in narrazioni sospese e inquietanti.
Entrambi condividono anche l’uso di pose statiche, un’estetica teatrale e la volontà di suggerire, più che spiegare.
Un’altra figura affine è Cristina de Middel, fotografa spagnola che ha costruito una carriera proprio sulla contaminazione tra documento e finzione. Il suo libro The Afronauts, ad esempio, ricostruisce un progetto spaziale zambiano mai realizzato, ma attraverso fotografie che giocano sul confine tra storia reale e invenzione. Chaskielberg e de Middel condividono una stessa libertà narrativa, dove la fotografia non è vincolata alla cronaca, ma diventa una forma di interpretazione creativa del reale.
Sul piano dell’atmosfera, Todd Hido offre un confronto interessante. Le sue case immerse nella nebbia, illuminate da luci artificiali nella notte americana, creano scenari emotivi e silenziosi, molto simili all’effetto prodotto dalle isole del Paraná illuminate dalla torcia di Chaskielberg. Entrambi lavorano con lunghe esposizioni, ombre morbide e colori saturi per evocare una realtà alterata dal sentimento.
Infine, possiamo citare Noémie Goudal, artista francese che lavora con scenografie fotografiche integrate nel paesaggio. Le sue fotografie non sono semplici registrazioni, ma costruzioni visive che sfidano la nostra percezione del tempo e dello spazio. Proprio come Chaskielberg, Goudal rende il paesaggio un dispositivo narrativo, più che un semplice sfondo.
Ti affascina il modo in cui Chaskielberg reinventa la fotografia documentaria?
Hai mai sperimentato la lunga esposizione o l’uso di luci artificiali di notte?
Scrivilo nei commenti: condividi la tua esperienza e parliamone insieme.
Per saperne di più visita il sito di Chaskielberg.
