Byways: la fotografia intima e in bianco e nero di Roger Deakins
Roger Deakins, il leggendario direttore della fotografia che ha firmato capolavori come Blade Runner 2049 e 1917, ha regalato al mondo la sua prima monografia fotografica: Byways. Un viaggio in bianco e nero che racconta oltre cinquant’anni di scatti, rivelando un lato più intimo e silenzioso del maestro della luce. Tutti film che IMDb ha dato pieni voti.
La vita e la carriera di Roger Deakins

Nato nel 1949 a Torquay, nel Devon, Roger Deakins ha iniziato la sua carriera con un sogno semplice: raccontare il mondo attraverso le immagini. Dopo gli studi di grafica alla Bath Academy of Art, ha scoperto la passione per la fotografia, trascorrendo un anno intero nelle campagne del North Devon a immortalare la vita rurale inglese.
Quella sensibilità visiva lo ha portato alla National Film School e poi nel mondo del cinema, dove ha costruito una carriera straordinaria: 5 BAFTA Awards, 2 Oscar e 16 nomination per film indimenticabili come Fargo, Skyfall, Sicario e The Shawshank Redemption. La sua capacità di plasmare la luce ha cambiato per sempre il linguaggio visivo di Hollywood.
Byways: un viaggio tra ricordi e paesaggi

Byways raccoglie scatti realizzati tra il 1972 e oggi, molti dei quali mai pubblicati prima. È un libro che non segue un percorso lineare, ma invita a perdersi tra strade secondarie, mari lontani e campagne inglesi scomparse, restituendo un racconto intimo e malinconico.
Le prime fotografie ci portano nel North Devon del dopoguerra, con scene di vita rurale che sembrano sospese nel tempo. Poi arrivano i paesaggi marini e le vedute del mondo, immagini in cui la luce diventa protagonista assoluta, proprio come nei suoi film.
Roger Deakins e il dialogo con altri grandi fotografi

Sebbene Roger Deakins sia universalmente conosciuto come uno dei più grandi direttori della fotografia cinematografica, il suo lavoro fotografico in bianco e nero dialoga idealmente con quello di alcuni maestri della fotografia contemporanea e classica.

Le campagne inglesi ritratte nelle immagini di Byways richiamano la sensibilità di Don McCullin, il fotografo britannico celebre per i suoi scatti dei villaggi rurali e delle brughiere inglesi, dove la luce drammatica diventa protagonista tanto quanto i soggetti ritratti. Come McCullin, Deakins riesce a trasformare paesaggi apparentemente ordinari in racconti poetici e malinconici.

C’è poi una risonanza con la fotografia americana di Walker Evans, soprattutto nella capacità di cogliere la vita quotidiana con uno sguardo silenzioso e documentaristico. Le immagini di Deakins sul North Devon, con i contadini, le case isolate e i dettagli della vita di provincia, sembrano dialogare con le iconiche fotografie del progetto Farm Security Administration degli anni ’30.
Infine, il suo uso della luce naturale e la composizione estremamente cinematografica avvicinano Deakins ad Henri Cartier-Bresson, nella capacità di catturare “l’attimo perfetto” e di trasformare scene comuni in opere senza tempo. Mentre Cartier-Bresson congelava la vita urbana europea, Deakins fa lo stesso con i paesaggi e le persone che popolano le sue “strade secondarie”, con un tocco intimo e contemplativo.
Queste connessioni non tolgono nulla all’originalità di Deakins, ma ne rafforzano il ruolo di ponte tra cinema e fotografia, tra documentazione e poesia visiva, confermandolo come uno degli autori più trasversali e completi del nostro tempo.
Un maestro della luce anche fuori dal cinema

Guardando le fotografie di Roger Deakins si percepisce la stessa magia che ha reso immortali le sue inquadrature cinematografiche. Ogni immagine sembra una piccola storia, un momento rubato al mondo che diventa eterno. Byways non è solo un libro di fotografie, ma un viaggio interiore attraverso gli occhi di un artista che ha fatto della luce la sua firma.
