Uzbekistan verso il divieto di fotografare senza permesso: cosa cambia per fotografi, turisti e street
In Uzbekistan sta per arrivare una stretta senza precedenti sulla fotografia di persone senza consenso. Il 7 ottobre 2025 il Parlamento ha approvato una legge che richiede autorizzazione verbale o scritta prima di scattare o filmare qualcuno. Sono previste multe fino a 1.364 dollari e la confisca dell’attrezzatura per i trasgressori. Il testo attende l’ok del Senato, passaggio ritenuto ampiamente formale. Nel mirino non c’è solo la pubblicazione online: il divieto si estende alla cattura e conservazione delle immagini, con una clausola specifica per i minori di 16 anni, per i quali dovranno acconsentire genitori o tutori.
Privacy o controllo? Le zone grigie della norma
Le autorità presentano il provvedimento come uno scudo a tutela della privacy, in particolare dei bambini. La comunità fotografica locale, però, solleva dubbi operativi: come si applica la regola in presenza di folle, mercati, strade affollate, dove le persone compaiono incidentally nell’inquadratura? E come si stabilisce l’identità di un soggetto non riconoscibile o travestito? Domande che restano aperte e che incidono sulla pratica quotidiana di fotogiornalisti, street photographer e creator.
Effetto turismo: mercati e vita quotidiana sotto pressione
Il Paese vive un boom di presenze grazie ai percorsi lungo la Via della Seta e a città iconiche come Samarcanda e Bukhara. Negli ultimi anni è cresciuto un turismo giovane attratto dalla vita locale, dai bazar e dai quartieri storici, più che dai soli monumenti. Fino a oggi fotografare la quotidianità è stato relativamente semplice; con la nuova legge potrebbe cambiare il clima culturale in luoghi molto frequentati da chi viaggia con la fotocamera in mano.
Rischi per l’informazione indipendente
C’è chi teme che la norma diventi uno strumento per limitare il lavoro di giornalisti, attivisti e blogger. Il fatto che il divieto copra non solo la pubblicazione ma anche la registrazione potrebbe favorire interpretazioni ampie, con margini di discrezionalità nelle forze dell’ordine. Un osservatore locale nota che in Uzbekistan la “durezza delle leggi” spesso convive con un’applicazione non sistematica. Resta da capire quanto e come si faranno rispettare le nuove regole.
Cosa fare in pratica: buonsenso e consenso
Per chi fotografa in Uzbekistan, la parola chiave diventa consenso. Chiedere il permesso prima dello scatto, spiegare l’uso dell’immagine, mostrare l’anteprima sul display aiuta a costruire fiducia. Nei ritratti ambientati è utile coinvolgere il soggetto, annotando nome e contatto in caso di consenso scritto. Sul piano etico conviene limitare le inquadrature dove le persone siano identificabili se non si è riusciti a dialogare, privilegiando scene di contesto in cui i volti non siano elemento centrale o siano non riconoscibili. Per lavori editoriali e commerciali sarà sempre più importante predisporre una policy di gestione dei consensi e archiviare le liberatorie in modo ordinato.
Implicazioni creative e legali
La norma interroga la street photography come linguaggio. Ridimensiona l’idea dello “scatto rubato” e spinge verso un approccio relazionale, in cui l’incontro con il soggetto diventa parte del processo creativo. Per chi opera con brand e media internazionali, la due diligence legale sulla destinazione delle immagini e sul trattamento dei dati personali diventa parte integrante del workflow. L’alternativa è spostare il focus su architetture, paesaggi, dettagli e scene anonime, mantenendo intatto il racconto del luogo senza violare la norma.
Ti sembra una tutela necessaria o un freno al racconto della realtà? Se dovessi lavorare in Uzbekistan, come imposteresti il tuo metodo tra consenso informato, estetica della privacy e ritratto partecipato?
