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Steve McCurry riceve la laurea ad honorem a Siena: “Le fotografie non fermano le guerre, ma raccontano chi le subisce”

Uno dei più grandi maestri della fotografia mondiale, Steve McCurry, è stato celebrato ieri dall’Università di Siena, che gli ha conferito la laurea magistrale ad honorem in Antropologia e linguaggi dell’immagine. Un riconoscimento simbolico ma potentissimo per un autore che da oltre quarant’anni racconta conflitti, culture e umanità con l’unico strumento che conosce davvero: la fotografia.

L’immagine come strumento di consapevolezza

Nel corso della cerimonia, tenutasi nell’Aula Magna del Rettorato, è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime di Gaza. Il rettore Roberto Di Pietra ha aperto con parole dure e nette: “Un crudele massacro del popolo palestinese, un inaccettabile genocidio”.

McCurry, visibilmente commosso, ha risposto con la forza delle sue parole e delle sue immagini:
“Le fotografie non possono fermare le guerre, ma possono mostrare la realtà. In Palestina, come altrove, il nostro compito è rendere visibile ciò che il mondo tende a ignorare.”

Una carriera dedicata a chi non ha voce

McCurry, 75 anni, è universalmente noto per scatti iconici come The Afghan Girl, presente anche in aula durante l’evento. Ma dietro quell’immagine c’è una vita intera passata tra fronti di guerra, culture dimenticate e volti invisibili.

“Vidi una foto di un monsone, mi colpì profondamente. Fu quello il momento in cui capii che volevo vedere il mondo con i miei occhi. E la macchina fotografica è diventata il mio passaporto”, ha raccontato.

Per McCurry, la fotografia è strumento di conoscenza, denuncia e consapevolezza. Non solo arte, ma responsabilità:
“Il fotografo deve dare voce a chi non ne ha. Le persone in situazioni disperate sembrano non avere voce, come se fossero ai margini del mondo. Noi possiamo raccontarle.”

Un nuovo dono per Siena

In occasione della laurea, McCurry ha anche donato all’Università una selezione inedita di fotografie, alcune delle quali mai esposte prima. Un gesto che suggella il legame tra l’autore e l’ateneo, e che arricchisce il patrimonio visivo della città.

Un riconoscimento che parla anche al presente

La cerimonia ha assunto un significato ancora più profondo alla luce dei recenti eventi in Medio Oriente. McCurry non ha mai avuto paura di avvicinarsi al dolore, né di fotografare la sofferenza dove altri distolgono lo sguardo. Le sue immagini non cercano lo shock, ma la comprensione. Non giudicano, ma rivelano.

In un’epoca in cui il flusso delle immagini è costante e spesso superficiale, McCurry ci ricorda che la fotografia può ancora cambiare qualcosa, anche solo una percezione, anche solo un pensiero.

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