Sharenting: pubblicare le foto dei figli online può essere pericoloso?
È diventata una prassi quotidiana: scattare una foto ai propri figli e condividerla sui social. La prima pappa, il primo giorno di scuola, una vacanza al mare o un semplice momento divertente in salotto. Ma dietro un gesto all’apparenza innocuo si cela un fenomeno molto più complesso, che negli ultimi anni ha attirato l’attenzione di esperti, legislatori e associazioni per la tutela dell’infanzia.
Questo comportamento ha un nome preciso: sharenting. Un neologismo che unisce “share” (condividere) e “parenting” (genitorialità), e che indica l’abitudine, sempre più diffusa, di pubblicare regolarmente immagini e contenuti che riguardano i figli, spesso fin dalla nascita.
Secondo uno studio europeo, ogni anno vengono pubblicati in media oltre 300 contenuti digitali per ciascun bambino, principalmente su piattaforme come Facebook, Instagram, TikTok e altri social fotografici. Ma quanto è sicuro tutto questo? E quali possono essere le conseguenze, nel breve e nel lungo termine?
Da dove nasce questa abitudine?
Condividere la quotidianità online è un gesto spontaneo per molti genitori, che vogliono tenere aggiornati amici e parenti o semplicemente celebrare le piccole tappe della crescita dei figli. Spesso lo fanno con leggerezza, senza alcuna finalità economica o di visibilità. In alcuni casi, però, il contenuto diventa parte di un racconto pubblico più ampio, legato a blog, pagine tematiche o account personali che si trasformano in veri e propri spazi di narrazione familiare.
Esiste poi una distinzione importante: da una parte lo sharenting “informale”, dall’altra il fenomeno dei baby influencer, bambini protagonisti di contenuti commerciali e sponsorizzati, talvolta gestiti direttamente dai genitori. In alcuni Paesi europei, come la Francia, sono già in vigore normative specifiche a tutela dei minori coinvolti in attività digitali a scopo promozionale. In Italia, il dibattito è aperto e sono stati presentati diversi disegni di legge sul tema.
I rischi dello sharenting
I pericoli associati allo sharenting non sono solo teorici. Alcuni sono immediati e concreti, altri possono manifestarsi nel tempo. Tutti ruotano attorno a un tema centrale: il diritto del minore alla privacy e alla protezione della propria immagine.
Violazione della privacy
Ogni fotografia pubblicata online contribuisce a costruire una “biografia digitale” del minore, senza che questi abbia potuto scegliere cosa condividere e con chi. Si tratta di un’esposizione permanente e potenzialmente dannosa, soprattutto in un’epoca in cui i contenuti digitali possono essere replicati, archiviati e riutilizzati senza controllo.
Furto d’identità e digital kidnapping
Uno dei fenomeni più preoccupanti è il cosiddetto “rapimento digitale”: l’appropriazione di immagini e dati di minori per scopi fraudolenti o criminali. Le identità dei bambini possono essere sfruttate per attivare servizi bancari, accedere a prestazioni sanitarie o creare profili falsi. Il furto di dati e immagini rappresenta una minaccia crescente, anche a causa dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa.
Deepfake e manipolazione dei contenuti
Con le nuove tecnologie, è possibile animare foto reali o creare contenuti video falsi a partire da pochi elementi visivi. Questo espone i bambini al rischio di diventare, loro malgrado, protagonisti di contenuti manipolati. Le implicazioni etiche e legali di questi scenari sono ancora in gran parte inesplorate.
Danni emotivi e reputazione futura
Non meno importanti sono le possibili conseguenze psicologiche. Una foto pubblicata per gioco, un video di un capriccio o di un momento imbarazzante possono diventare fonte di disagio o bullismo, anche a distanza di anni. Ciò che appare “tenero” oggi può risultare umiliante in futuro. Inoltre, il racconto online di problemi di salute o fragilità personali può incidere sull’identità pubblica del minore e condizionare il suo inserimento sociale o professionale da adulto.
Come proteggere i minori online
La prima regola è la consapevolezza. Nessuna condivisione può considerarsi completamente sicura, ma alcune accortezze possono ridurre significativamente i rischi:
- Evitare la pubblicazione di volti riconoscibili, preferendo inquadrature laterali, foto di gruppo o immagini sfocate.
- Non diffondere dati sensibili, come nomi completi, scuole frequentate, località o informazioni sanitarie.
- Limitare la visibilità dei contenuti, utilizzando le impostazioni di privacy dei social e scegliendo con cura i destinatari.
- Non creare account social a nome dei figli, anche se privati.
- Non pubblicare nudi o immagini intime, neppure se apparentemente innocenti.
- Utilizzare app e piattaforme sicure, con crittografia end-to-end e accesso limitato.
- Insegnare ai figli il valore della privacy, anche in giovane età, coinvolgendoli nelle decisioni sulla pubblicazione di foto che li riguardano.
Un tema che riguarda tutti
Lo sharenting è un fenomeno culturale, prima ancora che digitale. Richiede un cambiamento di prospettiva: non più solo genitori che raccontano sé stessi attraverso i figli, ma adulti consapevoli che proteggono l’identità dei più piccoli, anche da un mondo sempre più esposto e interconnesso.
Educare alla cittadinanza digitale significa anche questo: costruire una cultura del rispetto della privacy fin dall’infanzia, perché ogni bambino ha diritto a decidere, un giorno, quali tracce lasciare online.
