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“Non ho mai pubblicato questa foto”: fotografo contro Ryanair per l’uso di uno scatto senza consenso

Una veduta aerea di Grado realizzata dal fotografo friulano Francesco Cecconi è comparsa sul profilo Instagram ufficiale di Ryanair per promuovere la rotta su Trieste. L’immagine, che ritrae l’“Isola del Sole” dall’alto, accompagnava una descrizione che presentava la località come “gemma del Friuli Venezia Giulia” tra mare, tradizione e charme veneziano. Pochi dettagli, invece, sul credito e soprattutto sull’origine del file: dettaglio non da poco, perché Cecconi ha raccontato di non aver mai pubblicato quella foto e di ignorare la provenienza dello scatto, definendolo peraltro “non tra i migliori” del suo archivio su Grado. Dopo le segnalazioni, il post e la didascalia risultano rimossi.

Autore, consenso e social: perché conta la provenienza del file

foto ryanair rubata

Quando un brand utilizza una fotografia per comunicazione commerciale, il primo punto è sempre lo stesso: chi detiene i diritti e da dove arriva il file. Se lo scatto non è stato pubblicato dall’autore, difficilmente può essere stato licenziato tramite una licenza d’uso standard (ad esempio, un accordo scritto o un acquisto da un’agenzia). L’ipotesi di un user generated content condiviso volontariamente cade se l’immagine non è mai apparsa sui canali del fotografo. A quel punto restano in piedi solo due strade legittime: un conferimento diretto (collaborazione o cessione diritti) o un reperimento tramite terzi con licenza tracciabile. In mancanza di questi elementi, l’uso diventa potenzialmente illecito.

Il confine tra “promozione” e uso commerciale

Non è un dettaglio semantico. Un post social di una compagnia aerea che promuove una destinazione e i voli per raggiungerla ha una finalità commerciale. Per le foto di paesaggio l’eventuale liberatoria di soggetti non è il punto centrale; lo è invece la titolarità dei diritti sull’immagine. Anche nei social, il “trovato online” non equivale a “libero da diritti”. Senza licenza esplicita, chi pubblica si espone a richieste di rimozione, riconoscimento dell’autore e compenso per l’utilizzo.

Drone e paesaggio: dettagli spesso ignorati

Nel caso specifico si parla di ripresa con drone. Per un uso da parte di un brand, entrano in gioco pure profili di conformità normativa: rispetto delle regole ENAC/UE, volo in scenari consentiti, eventuali permessi per riprese in contesti sensibili e—quando richiesto—attribuzione. Anche qui, la filiera del file deve essere chiara, perché la responsabilità editoriale ricade su chi pubblica.

La risposta del fotografo: ironia, ma questione sostanziale

Cecconi ha commentato con tono leggero (“ne avevo di migliori”), ma il nodo resta: come è arrivata quell’immagine a un profilo corporate? L’ironia non cancella il punto tecnico: tracciabilità, consenso e compenso sono i tre pilastri di qualsiasi utilizzo lecito. La rimozione del post è un passo, non la soluzione dell’intera vicenda.

Lezioni pratiche per brand e creator

Per i brand: serve una procedura. Archivio con prove di licenza, contratti standard, policy chiare per UGC (DM con consenso scritto, condizioni d’uso, compensi), crediti visibili quando previsti. Per i fotografi: metadata completi, watermark discreti quando opportuno, deposito dello scatto e conservazione delle prove (raw, export, invii). In caso di uso non autorizzato, agire per step: contatto formale, richiesta di rimozione o regolarizzazione della licenza e, se necessario, assistenza legale.

Conclusione

Il caso dello scatto di Grado pubblicato e poi rimosso apre una discussione più ampia: nel 2025 le immagini viaggiano veloci, ma i diritti devono restare ancorati a regole semplici e verificabili. Chi crea ha bisogno di tutela, chi comunica ha bisogno di procedure. Hai mai trovato una tua foto usata senza permesso o, al contrario, gestisci profili aziendali e ti sei imbattuto in dubbi sulle licenze? Racconta la tua esperienza: può aiutare altri fotografi e social media manager a evitare errori costosi.

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