Roger Ballen a Milano: la fotografia che inquieta, affascina e diverte come un film di Tim Burton
Animali reali, bambole smembrate e scenografie assurde: l’universo di Roger Ballen arriva a Milano con una mostra unica, tra fotografia psicologica e teatro dell’inconscio.
Chi visita in questi giorni lo spazio BUILDING TERZO PIANO a Milano entra in un mondo disturbante e affascinante, dove la fotografia diventa narrazione teatrale e psicanalisi visiva. Il protagonista è Roger Ballen, uno dei fotografi più controversi e visionari del panorama internazionale, con una nuova mostra che segna il ritorno dell’artista in Italia.
Un viaggio nella mente (e nei sogni) di Roger Ballen

Nato a New York nel 1950, ma ormai stanziale a Johannesburg, Roger Ballen ha dedicato oltre cinquant’anni alla fotografia in bianco e nero, esplorando i lati più profondi, oscuri e primitivi della psiche umana. Dopo una lunga fase monocromatica, dal 2016 ha iniziato a sperimentare con il colore, introducendo tonalità sabbiose, opache, vagamente vintage, senza perdere l’impatto emotivo dei suoi lavori precedenti.
Nelle sue opere non c’è trucco digitale: nessun fotomontaggio, nessun effetto post-produzione. Solo ambientazioni reali, costruite minuziosamente come teatrini grotteschi. Il risultato è un’estetica che ricorda i film più stranianti di Tim Burton o Johnny Depp, dove l’assurdo e il macabro si fondono in una dimensione narrativa surreale.
Sei serie fotografiche, sei mondi paralleli
La mostra si articola in sei collezioni distinte, ognuna con il proprio linguaggio visivo e simbolico. Mobili usurati, bambole rotte, animali vivi (tra cui gatti, topi e serpenti) convivono in questi micro-set allestiti da Ballen stesso, dove ogni elemento è carico di significato. Le teste di bambole diventano marionette enigmatiche, le ombre e i disegni sui muri evocano presenze invisibili, mentre gli animali, ritratti nel momento esatto della posa perfetta, portano in scena la vita reale, l’instabilità e l’istinto.
Il tutto è orchestrato come un gioco dell’assurdo, una messinscena che non ha bisogno di parole per comunicare. Ogni fotografia è un dramma muto, in cui la tensione emotiva emerge dai dettagli, dagli sguardi e dagli accostamenti visivi.
Fotografia e psicologia: un’estetica dell’inconscio

Lo stile di Ballen è fortemente influenzato dalla sua formazione in psicologia: ha conseguito la laurea in questa disciplina e l’ha fusa con la sua pratica fotografica, arrivando a creare un linguaggio espressivo unico. Ogni scatto sembra interrogare lo spettatore, stimolando riflessioni sul lato oscuro della mente umana, sulle paure ancestrali, sui ricordi infantili deformati.
L’ultima parte della mostra presenta anche una serie di polaroid manipolate con inchiostro colorato, una vera e propria esplosione visiva in cui l’artista sembra lasciare che la propria psiche agisca direttamente sul supporto fotografico. Sono immagini che non si limitano a rappresentare, ma metabolizzano il pensiero e lo restituiscono in forma visiva.
Conclusione: Roger Ballen è ancora uno dei pochi fotografi capaci di turbare e meravigliare
In un’epoca di immagini tutte uguali, Roger Ballen ci costringe a guardare l’assurdo che si nasconde nel quotidiano, a fare i conti con le parti più profonde della nostra coscienza. È fotografia, ma è anche teatro, performance, provocazione e poesia visiva.
E tu, ti lasci coinvolgere da questo tipo di fotografia?
Preferisci immagini che rassicurano o opere che scuotono?
Hai mai visitato una mostra che ti ha lasciato un senso di inquietudine positiva?
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