Il Colore Prima di Tutto: Daniela Cavallo in mostra alla Galleria Zema
La Galleria Zema, a Roma, dal 9 maggio fino al 10 luglio, ospita la personale di Daniela Cavallo, Colors, a cura di Alessia Locatelli. L’artista pugliese porta in mostra le sue ultime serie (Happy Hours (2022-2023), Venere (2023-2024), Asia (2023-2024), Marte (2023-2024), Illustrasogno (2023-2024), Erotika (2024-2025), Per te (2024-2025)), una pioggia di colori ed emozioni. Dal taglio pop le immagini di Cavallo sono opere stratificate tra la fotografia, la pittura e l’elaborazione grafica, in cui i colori caldi riverberano uno stato emotivo palpitante. Abbiamo intervistato l’autrice per farci spiegare il suo processo creativo e per saperne di più su questo suo ultimo lavoro.
Ti sei sempre occupata di arte digitale, questa mostra invece mette a fuoco anche la matrice fotografica del tuo processo e l’incursione anche dell’apporto pittorico. Come sei arrivata ad una sintesi di questi tre linguaggi?

Ogni opera nasce da una fotografia e poi si arricchisce attraversa il disegno, la rielaborazione digitale, la trasformazione. Ma non è solo un processo tecnico, è un atto emotivo, quasi rituale. La sintesi è arrivata in maniera naturale: conoscendo il linguaggio fotografico, il disegno e la grafica, è stato per me spontaneo adoperare questi strumenti e arrivare ad una sintesi visiva. Non mi pongo limiti e confini nell’esprimermi, mi piace sperimentare. Fotografo, disegno e rielaboro graficamente non per riprodurre, ma per creare un varco tra il visibile e l’invisibile. In ogni tratto, in ogni sfumatura, c’è un incontro: con la memoria, con l’amore, con l’assenza che si fa presenza.
Ci spieghi passo passo qual è il processo creativo di una tua opera?
Per quanto riguarda il processo di produzione scelgo un’immagine fotografica di un’amica o di una persona presente in quel momento nella mia vita, ma può essere anche un frame di un film che mi ha colpito, una foto che mi colpisce dal web per la sua forza compositiva o per la carica espressiva o erotica e la ridisegno su un foglio di carta da schizzi, utilizzando la tecnica pittorica più funzionale al risultato che voglio ottenere. Dopo aver digitalizzato il disegno, esploro e sperimento con i software di grafica. Il tutto è funzionale alla temperatura emotiva che voglio raggiungere. Mi muovo liberamente tra citazioni di stile pittorico, o illustrativo. A questo punto procedo alla fase di stampa.
La tiratura delle mie opere è di tre copie, quindi, è considerata come opera unica in fotografia, sommando anche le prove di autore rientriamo nelle cinque copie, rimane tutto prezioso. Il formato dell’opera è importante, per questo progetto le dimensioni sono medie perché sono soggetti figurativi, in caso di paesaggi invece mi piace stampare in formati più grandi come ad immergersi nell’opera e nel colore.
Ti senti più artista o fotografa?
Come dicevo prima, non mi piace confinarmi in un “range” linguistico. Sono una sperimentatrice sia nella vita che nell’arte. Mi sento un essere umano libero di esprimere la propria visione. Però se devo scegliere tra le due scelgo artista, ma senza romanticismi, solo per intenderci insomma.
Cosa ti colpisce inizialmente dell’immagine da cui parte il tuo processo?
Nelle immagini fotografiche da cui parto per la rielaborazione c’è la mia coscienza che si fa luce, forma, colore; c’è chi amo, anche se è lontano, c’è il bisogno di tenere viva una connessione.
Ogni opera è una soglia, ogni colore un incontro. Le immagini provengono dalla mia vita, da still-video di film, ma anche dal web, tutto ciò che risuona con me viene catturato nella fotografia da cui parte tutto il processo che vi ho elencato prima. È così difficile vivere la vita senza aggrapparsi alle cose e alle persone, ma è l’unico modo di viverla secondo me. La creazione delle mie opere è un tentativo di fermare qualcosa e restituirla al mondo in modo che possa nuovamente fluire, dopo una trasformazione. Questa trasformazione, il processo creativo, è il mio modo di “lasciare andare”.
Perché il colore è così importante per il tuo pensiero creativo? È sempre stato così o è una specificità di queste tue ultime serie?
Il colore è il tentativo di raccontare ciò che non si può dire: emozioni, ricordi, desideri che esistono oltre le parole. Il colore è il mio modo di esistere, anche quando tutto tace o si oscura.
In una risonanza magnetica il calore organico produce alterazioni di colore, avviene così anche per le tue opere? È il calore umano che genera il colore della tua arte?

Colors esplora il colore come dimensione percettiva ed emotiva, dove ogni immagine è una traduzione di frequenze interiori. Attraverso un processo che parte dalla fotografia e approda alla rielaborazione digitale, l’opera si carica di una vibrazione nuova: il colore diventa suono, il suono diventa memoria.
Il progetto riflette sulla natura trasformativa dell’arte e sulla possibilità di dare forma visibile all’invisibile.
Il colore che usi genera una sorta di frequenza interiore all’opera, ha attinenze anche con la frequenza musicale?
Il colore, per me, è una frequenza dell’anima. Come una nota musicale, vibra, risuona, si espande dentro chi guarda. La scelta del colore nelle mie opere è il tentativo di dare una voce alla narrazione di ciò che vedo, sento e mi risuona. Colors è un canto silenzioso: ogni opera nasce da una vibrazione interiore, come una musica che diventa immagine. Dedico questo lavoro a ciò che resta anche quando tutto sembra sparire: l’emozione pura, il colore vivo, la presenza invisibile dell’amore.
COLORS
di Daniela Cavallo
dal 09 maggio al 10 luglio 2025
OPENING venerdì 09 maggio e sabato 10 maggio; 17:00 – 20:30
A CURA di Alessia Locatelli
GALLERIA ZEMA
via Giulia 201, Roma
orari di apertura: martedì 17:00 – 20:00; mercoledì – sabato, 15:30 – 20:00
