Maurizio Rebuzzini morte

Maurizio Rebuzzini, la morte per asfissia e i primi risultati dell’autopsia

Sono arrivati i primi riscontri ufficiali sull’improvvisa e tragica scomparsa di Maurizio Rebuzzini, 74 anni, figura storica del panorama fotografico italiano, trovato agonizzante lo scorso 17 settembre all’interno del suo studio in via Zuretti, a Milano. Il primo esito dell’autopsia ha confermato che la causa del decesso è asfissia, probabilmente provocata da strangolamento con un oggetto sottile, come un cavo elettrico.

A fornire le prime valutazioni è il medico legale incaricato, che si è riservato il giudizio definitivo in attesa dei risultati completi degli esami di laboratorio. Tuttavia, è già esclusa l’ipotesi di una morte naturale: le condizioni del collo e le lesioni rilevate sono compatibili con un’azione violenta. La natura del decesso ha infatti portato la Procura ad aprire un’inchiesta per omicidio volontario.

Le circostanze del ritrovamento

Il corpo di Rebuzzini era stato scoperto nel pomeriggio di martedì 17 settembre da uno dei figli, Filippo, che aveva raggiunto lo studio dopo aver perso ogni contatto con il padre. L’uomo era ancora vivo, ma in condizioni gravissime. Trasportato d’urgenza all’ospedale Fatebenefratelli, è deceduto poco dopo il ricovero.

Fin da subito, i medici hanno segnalato la presenza di segni sospetti sul collo, simili a quelli provocati da un laccio o un filo. Proprio questo particolare ha sollevato dubbi sulla dinamica dell’accaduto, spingendo gli inquirenti ad avviare una serie di accertamenti.

Indagini in corso

Gli investigatori della Squadra Mobile stanno passando al vaglio le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti in zona, nel tentativo di ricostruire gli spostamenti del fotografo e verificare eventuali incontri avvenuti nelle ore precedenti il decesso.

All’interno dello studio sono stati repertati materiali e oggetti utili alle indagini, ma non risultano segni evidenti di colluttazione o furto. Il cellulare di Rebuzzini e del denaro contante erano infatti ancora presenti all’interno del locale, escludendo — almeno per il momento — l’ipotesi di una rapina finita male.

Non si esclude che l’aggressione possa essere avvenuta in seguito a una discussione, sfociata poi in violenza. L’arma utilizzata, secondo quanto emerso finora, potrebbe essere un cavo comune, come quelli usati per la ricarica di dispositivi elettronici.

Chi era Maurizio Rebuzzini

Critico, storico della fotografia, editore e docente universitario, Maurizio Rebuzzini ha lasciato un segno profondo nella cultura fotografica italiana. Fondatore della rivista specializzata “FOTOgraphia”, è stato per anni un punto di riferimento nel settore dell’editoria fotografica.

Ha insegnato all’Università Cattolica di Milano ed è stato curatore della sezione storica del Museo Alinari di Firenze, dedicata agli apparecchi fotografici. Stimato per la sua competenza e il suo impegno nella divulgazione, era una figura rispettata anche a livello internazionale.

Separato e padre di due figli, Rebuzzini viveva e lavorava a Milano, dove aveva il suo studio personale. La sua morte ha suscitato profondo cordoglio nella comunità fotografica, che lo ricorda come un uomo colto, appassionato e sempre disponibile al confronto.

Un caso ancora aperto

L’indagine è tuttora in corso e gli inquirenti mantengono il massimo riserbo. In attesa dei risultati definitivi degli esami tossicologici e istologici, resta ancora da chiarire il movente e l’identità dell’eventuale aggressore.

Per ora, la pista privilegiata non sembra essere quella del crimine a scopo economico, ma piuttosto un gesto mirato, avvenuto in un contesto ancora tutto da definire.

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