Maurizio Galimberti a Reggio Emilia: “Il Mosaico del Mondo” tra Polaroid, tempo e città
A Reggio Emilia, negli spazi di Galleria13 (via Roma 34/b), apre “Maurizio Galimberti. Il Mosaico del Mondo”: una personale che racconta l’artista che più di ogni altro ha trasformato la Polaroid in linguaggio autoriale. In mostra dall’11 ottobre al 30 novembre 2025 con ingresso gratuito, un percorso che mette insieme mosaici di Polaroid scattati in diverse città del mondo e decine di istantanee manipolate a caldo, per restituire una visione frammentata e dinamica di volti, architetture, memorie.

Galimberti parte da una Polaroid SX-70 e riscrive il rapporto tra soggetto e sguardo. Scompone l’immagine in tasselli, la ricompone per strati e invita a guardare gli intervalli: ciò che accade tra uno scatto e l’altro, tra una finestra e l’altra del mosaico. Ne nasce un ritratto emotivo che supera la semplice documentazione, dove tempo e spazio si dilatano e la realtà smette di essere un blocco unico. Il visitatore non osserva soltanto il risultato, ma percepisce il processo: la scelta dell’inquadratura, il ritmo, l’atto del montaggio.
La manipolazione della Polaroid è il gesto chiave, lo abbiamo visto anche nella mostra di Galimberti a Venezia. Nel breve intervallo in cui l’emulsione è ancora viva, l’autore interviene con bastoncini o con le dita per spostare pigmenti, incidere, deformare. È una pittura istantanea che agisce sul corpo della fotografia e rende ogni immagine unica e irripetibile. Non si tratta di correggere un difetto tecnico, ma di trasfigurare il soggetto, di far emergere la sua vibrazione interiore. Per questo le serie dedicate ai ritratti e quelle alle architetture urbane assumono lo stesso peso: i lineamenti di una persona e le facciate di Roma, Parigi, New York diventano entrambi luoghi del sentire.

Galimberti ha spesso definito le architetture del ’900 una palestra visiva. Camminare nelle capitali, cercare geometrie, inseguire la luce, confrontarsi con le ombre degli edifici: qui il mosaico trova terreno fertile. Le città non sono scenografie, sono corpi che respirano a ritmo con chi le abita. Nel percorso espositivo questo dialogo è evidente: dai volti frammentati alle prospettive spezzate, l’occhio è chiamato a rimettere insieme i pezzi, a trovare un tempo personale di lettura.
Il titolo della mostra rimanda all’omonimo volume “Il Mosaico del Mondo” (Marsilio, 2022), autobiografia in cui l’artista intreccia episodi di vita, incontri professionali e riflessioni sull’arte. In galleria quell’intreccio si traduce in un montaggio fisico: la sequenza dei tasselli racconta tanto quanto la singola tessera. Chi conosce il suo lavoro ritrova la firma; chi lo incontra per la prima volta scopre una fotografia istantanea ben lontana dal puro vintage, capace di parlare al presente con un’estetica riconoscibile e una ricerca concettuale coerente.
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Informazioni utili. Date: 11 ottobre – 30 novembre 2025. Orari: lun 16–19; mar–mer 10–13 / 16–18; gio 10–13; ven–sab 10–13 / 16–19.30; domenica chiuso. Ingresso gratuito. Per aggiornamenti: galleria13.com. Per chi arriva da fuori, la mostra è una tappa agile da inserire in un weekend di fotografia a Reggio Emilia, anche come anticamera alle collezioni cittadine dedicate all’immagine.
Questa personale offre spunti notevoli anche a chi fotografa in digitale: scomporre, ricomporre, lavorare per serie, pensare al montaggio prima dello scatto. La domanda resta aperta. Preferisci la perfezione del singolo fotogramma o il respiro narrativo che nasce dalla somma di molti scatti? E nelle tue uscite, quanto spazio lasci alla città come soggetto vivo, capace di risponderti?
