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Masahisa Fukase: il fotografo giapponese che ha trasformato la solitudine in arte

Masahisa Fukase (1934–2012) è stato uno dei più visionari e intensi fotografi giapponesi del dopoguerra, conosciuto in tutto il mondo per la sua serie Karasu (Ravens), considerata un capolavoro assoluto della fotografia autobiografica e simbolica. La sua produzione, profondamente personale e inquieta, ha attraversato temi come l’amore, la perdita, la depressione e l’identità, lasciando un segno indelebile nella storia della fotografia contemporanea.

Nato a Bifuka, nell’isola di Hokkaido, Masahisa cresce all’interno di una famiglia che gestisce uno studio fotografico: il padre scatta, la madre stampa. Fin da bambino vive immerso nei vapori dell’acido e nella luce rossa della camera oscura. Dopo gli studi all’Università d’Arte di Tokyo, si trasferisce stabilmente nella capitale, lavorando per agenzie pubblicitarie e riviste come Camera Mainichi.

Nel 1968 decide di intraprendere la carriera di fotografo freelance, avviando una ricerca visiva che non si interromperà più: una lotta per trattenere ciò che sfugge, per dare forma alla fragilità dell’esistenza.

Karasu (Ravens): la solitudine fotografata

fotografia di masahisa fukase

Il suo lavoro più celebre è senza dubbio Karasu (Ravens), realizzato tra il 1976 e il 1982 e pubblicato nel 1986. Questo libro fotografico – poi rieditato nel 1991, 2008 e 2017 – è stato votato dal British Journal of Photography come il miglior photobook tra il 1986 e il 2009.

La serie nasce nel periodo successivo al divorzio da Yōko Wanibe, sua musa e moglie per oltre dieci anni, protagonista dei suoi primi ritratti e nudi. I corvi che popolano le immagini, spesso in volo, sgranati, immersi in un bianco e nero drammatico, diventano il simbolo del dolore, dell’assenza e del tormento interiore. Fukase stesso affermò:

“Vorrei poter fermare questo mondo. Fotografare è la mia vendetta contro la vita”.

Karasu è più di un progetto: è una discesa nell’abisso emotivo, dove il fotografo si identifica con i corvi, fino a dichiarare alla fine del ciclo:

“Sono diventato un corvo”.

Un’arte autobiografica e sperimentale

foto di riflessi con masahisa fukase

Il percorso artistico di Fukase è interamente segnato da un approccio autobiografico.

  • In Kazoku (Family), pubblicato nel 1991, ritrae in grande formato i membri della sua famiglia a Bifuka, in un progetto di memoria collettiva e privata.
  • In Homo Ludens e Yūgi (1971), sperimenta il ritratto intimo, spesso ironico, della moglie Yōko.
  • In Bukubuku (2004), realizzato poco prima della sua invalidità, si ritrae in una vasca da bagno con una fotocamera subacquea: un autoritratto grottesco e surreale, considerato il suo ultimo grande lavoro.

Fukase alterna fotografia concettuale, cronaca personale e pura sperimentazione. Lavora con pellicole a colori, bianco e nero, esposizioni multiple, gigantografie Polaroid, senza mai rinunciare al suo stile irrequieto, lirico, profondamente espressionista.

Vita privata e incidente

foto di masahisa fukase

Nel 1992, Fukase subisce una grave lesione cerebrale a causa di una caduta da una scalinata in un bar a Shinjuku. Rimane in stato semi-vegetativo fino alla morte nel 2012. Nello stesso anno dell’incidente, viene fotografato nudo da Miyako Ishiuchi per il progetto Chromosome XY, dimostrando una rara apertura alla vulnerabilità del corpo maschile, insolita per i fotografi giapponesi dell’epoca.

Masahisa Fukase e la scena fotografica giapponese

corvo fotografato da masahisa fukase

Fukase si muove nel solco di una generazione rivoluzionaria che comprende anche Nobuyoshi Araki, Daido Moriyama, Shomei Tomatsu, Eikoh Hosoe. Ma a differenza di Araki, Fukase non cerca l’erotismo; a differenza di Moriyama, non esplora solo il caos urbano.
Il suo lavoro è una continua introspezione, spesso dolorosa, dove la fotografia è strumento di autoanalisi e confessione.

Nel 1974, Fukase fonda con altri grandi nomi la Workshop Photography School, incubatore della fotografia giapponese sperimentale, dove il confine tra documento e visione si dissolve.

L’eredità di Masahisa Fukase

Dopo la sua morte nel 2012, il Masahisa Fukase Archive ha promosso un’intensa attività di valorizzazione del suo lavoro. Mostre come From Window (Rencontres d’Arles) e The Incurable Egoist (Diesel Art Gallery, Tokyo), oltre alla presenza nelle collezioni di musei come il MoMA, la Tate Modern, il Getty Museum e il Victoria & Albert Museum, hanno riportato Fukase al centro della scena artistica globale.

Masahisa Fukase oggi

Masahisa Fukase è oggi riconosciuto come l’Hitchcock giapponese della fotografia, per la sua capacità di costruire immagini sospese tra inquietudine, ironia e mistero. Le sue fotografie sono tragiche e giocose, intime e universali, radicate nella propria biografia ma capaci di toccare corde emotive profonde in ogni osservatore.

Il suo è un viaggio visivo e umano che attraversa la solitudine, l’amore, la perdita e la ricerca di sé, lasciando una testimonianza unica e ancora potentemente attuale.

Per scoprire l’artista: IG Mashisa Fukase Archive

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