Scandalo Lifetouch: l’azienda delle foto scolastiche nega ogni legame con Jeffrey Epstein
Può la foto di classe di tuo figlio finire nelle mani sbagliate? È questa la domanda agghiacciante che sta circolando in rete, portando Lifetouch, il colosso americano della fotografia scolastica, al centro di una bufera mediatica. Le voci di un possibile collegamento tra l’azienda e il famigerato caso Epstein sono diventate così insistenti da costringere il CEO, Ken Murphy, a rilasciare una dichiarazione ufficiale di smentita.
Da dove nascono i sospetti? La rete dei legami
I timori dei genitori non sono nati dal nulla, ma da una serie di connessioni societarie:
- Lifetouch è di proprietà di Shutterfly dal 2018.
- Nel 2019, Shutterfly è stata acquisita per 2,7 miliardi di dollari dalla società di investimento Apollo Global Management.
- Il co-fondatore di Apollo, Leon Black, è stato identificato come uno dei soci più potenti di Jeffrey Epstein, al quale avrebbe versato 158 milioni di dollari per consulenze finanziarie. Black si è dimesso nel 2021 dopo accuse gravissime (mai sfociate in processi) legate a crimini sessuali.
Con la recente pubblicazione dei documenti del caso Epstein, molti genitori negli Stati Uniti hanno “unito i puntini”, temendo che i database contenenti milioni di foto di bambini fossero accessibili a figure legate al mondo di Epstein.
La difesa di Lifetouch: “Sicurezza senza eccezioni”
Il CEO Ken Murphy è intervenuto duramente per arginare il panico:
- Nessun accesso terzo: Murphy ha dichiarato che le immagini sono protette e condivise solo con le scuole e le famiglie, senza alcuna eccezione.
- Separazione operativa: Sebbene i fondi di Apollo siano investitori, la società non partecipa alla gestione quotidiana di Lifetouch. Nessun dipendente di Apollo ha mai avuto accesso alle foto degli studenti.
- Niente IA: L’azienda ha ribadito di non aver mai venduto o ceduto immagini per addestrare modelli di Intelligenza Artificiale o sistemi di riconoscimento facciale.
La fiducia è un obiettivo fragile
Questa vicenda mette in luce quanto sia delicato il tema della data privacy nel 2026. Quando una società che gestisce le immagini dei nostri figli appartiene a un fondo d’investimento legato a figure controverse, la trasparenza tecnica spesso non basta a placare l’istinto di protezione dei genitori.
Nonostante Lifetouch non compaia nei file di Epstein e non ci siano prove di illeciti, il caso dimostra che nel mondo della fotografia, la “sicurezza dello scatto” non riguarda più solo il backup dei file, ma la solidità etica dell’intera catena di comando aziendale. Per molti genitori, come dichiarato alla stampa americana, “una smentita non basta a dormire sonni tranquilli”.
Cosa devono sapere i genitori (e i fotografi)
In un’epoca di database globali, è fondamentale:
- Verificare sempre le policy sulla privacy delle aziende a cui affidiamo i nostri ricordi.
- Ricordare che i fotografi scolastici devono sottostare a leggi ferree (come il FERPA negli USA) sulla protezione dei dati dei minori.
La difesa ufficiale è stata pubblicata sul sito di Lifetouch da parte di Ken Murphy.
