Giulia De Ramundo fotografa

Giulia De Ramundo: la fotografa del gusto che dà luce e personalità al food design

C’è un modo di fotografare il cibo che va oltre la pubblicità, oltre la tecnica, oltre la moda. È il modo in cui Giulia De Ramundo, fotografa freelance classe 1997, racconta ogni piatto, ogni prodotto, ogni storia visiva. Con uno stile personale, colorato, vivace, ma mai forzato, Giulia è riuscita a ritagliarsi uno spazio autentico nel mondo ormai affollato della food & product photography.

Nata e cresciuta a Rimini, ha cominciato a scattare nel 2018 quasi per gioco, ma con un’intuizione chiara: trasformare il cibo in immagine senza tradirne l’anima. Niente luci finte o set patinati: nei suoi lavori si percepisce il gusto, la materia, la semplicità reale di un piatto fatto bene. E proprio per questo il suo lavoro funziona: parla alle persone comuni, ma anche ai brand, perché riesce a unire estetica e concretezza.

Non si limita a fotografare piatti. Costruisce mondi visivi, fatti di palette pop, forme che dialogano tra loro, spazi luminosi, accessori essenziali. Il risultato? Immagini che fanno venire fame, ma che sanno anche raccontare un’identità. Perfette per ristoranti, piccole aziende, progetti di branding e comunicazione online.

Ma c’è di più. Giulia oggi è anche formatrice: tiene corsi, condivide tips e consigli sui social, mostra dietro le quinte, racconta le difficoltà del mestiere. La sua comunicazione è sempre trasparente, onesta, motivante. E forse è proprio questo, oltre alle sue fotografie, ad aver creato una community solida e attiva attorno al suo lavoro.

Chi è Giulia De Ramundo: formazione e specializzazione food

la foto di Giulia de Ramundo

Classe 1997, Giulia De Ramundo inizia a fotografare per passione, come molti della sua generazione. Ma a differenza di tanti, ha saputo trasformare quella passione in un mestiere strutturato, in una visione precisa, in un’identità professionale chiara. Cresciuta a Rimini, una città che unisce la tradizione culinaria alla cultura dell’ospitalità, ha trovato presto il suo spazio naturale nel mondo della food photography.

Il primo approccio arriva nel 2018, quando inizia a condividere i suoi esperimenti sui social. Nessun set professionale, nessun background tecnico complesso: solo curiosità, occhio per la luce naturale e grande attenzione ai dettagli. È da questi elementi, apparentemente semplici, che si costruisce il suo stile.

Con il tempo, Giulia si specializza nella fotografia di cibo e prodotto. Studia da autodidatta, frequenta corsi specifici, osserva il lavoro di altri professionisti, ma soprattutto sperimenta. Il suo approccio è molto concreto: imparare facendo, migliorare ogni scatto, capire cosa funziona davvero sul piano visivo.

Nel giro di pochi anni, apre la sua attività freelance e comincia a collaborare con ristoranti, brand locali, piccole aziende e attività legate al mondo food. È in grado di coprire tutto il processo: dalla creazione del set fotografico alla post-produzione, passando per la costruzione del mood visivo, del colore e della comunicazione del prodotto.

A differenza di molti fotografi legati solo all’estetica, Giulia ha sempre avuto chiaro che il cibo è anche contenuto, cultura, relazione con il pubblico. Per questo i suoi lavori sono freschi ma anche comunicativi. Parlano bene al cliente finale, ma anche al consumatore. E questo equilibrio è parte della sua forza.

La sua specializzazione si estende anche alla product photography, spesso in abbinamento con lo still life alimentare. Cosmetici, oggettistica, packaging, piccole realtà artigiane: in ogni progetto riesce a far emergere il valore del prodotto attraverso una composizione armoniosa e una luce mai artificiale.

Il suo stile: luce calda, colori pop e composizione spontanea

la foto di Giulia de Ramundo

Guardare una fotografia di Giulia De Ramundo significa entrare in un piccolo universo fatto di calore visivo, energia positiva e armonia cromatica. Il suo stile è immediatamente riconoscibile, non tanto per l’elaborazione tecnica, quanto per la sensazione che trasmette: semplicità autentica, ma curata nei minimi dettagli.

Uno degli elementi chiave del suo linguaggio è la luce naturale, spesso calda, morbida, gestita con attenzione per esaltare i colori senza mai renderli aggressivi. È una luce che accarezza gli oggetti, che crea profondità senza bisogno di artifici. In un’epoca in cui il food styling tende spesso al finto, al patinato, Giulia preferisce una rappresentazione reale e accessibile, che fa venire voglia di toccare, gustare, avvicinarsi.

I colori, poi, sono una parte centrale della sua identità visiva. Non c’è mai una forzatura cromatica, ma una scelta attenta e coerente: fondi pastello, contrasti armonici, palette che aiutano il prodotto a emergere senza rubare la scena. In molti suoi scatti si percepisce un’influenza pop, dichiarata anche da lei stessa, che richiama l’estetica della Pop Art, ma filtrata da una sensibilità contemporanea, leggera e personale.

La composizione è un altro aspetto fondamentale. Le sue immagini non sono mai statiche: anche quando il soggetto è un semplice panino o un barattolo, c’è sempre un gioco visivo, un equilibrio tra pieni e vuoti, un’idea di movimento suggerito. È una composizione che sembra istintiva ma è frutto di osservazione, tentativi, attenzione al contesto.

Giulia riesce in qualcosa di difficile: rendere accattivante ciò che è quotidiano, valorizzando l’oggetto senza renderlo irreale. Che si tratti di un piatto casalingo o di un packaging per un brand, la sua fotografia trasmette verità e gusto, due parole che nel food marketing contano moltissimo.

Questo stile funziona sia per le esigenze commerciali — come cataloghi, siti e campagne social — sia per il personal branding. E forse è proprio qui che si colloca il cuore del suo lavoro: aiutare persone e piccole imprese a raccontarsi attraverso immagini che siano belle, ma anche vere.

In dialogo con altri fotografi: tra food, design e visione pop

la foto di Giulia de Ramundo

Nel panorama sempre più affollato della food photography contemporanea, Giulia De Ramundo riesce a distinguersi non solo per la qualità tecnica dei suoi lavori, ma per un linguaggio visivo personale, che si colloca a metà tra la fotografia editoriale, lo still life commerciale e un’estetica quasi illustrativa. Non è sola in questo percorso: ci sono autori affini da cui si può intuire un dialogo, diretto o indiretto.

Uno dei primi nomi con cui può essere accostata è quello di Joanie Simon, fotografa americana nota per il suo approccio pratico e formativo. Come Giulia, anche Joanie è una presenza attiva nel mondo online, con una forte componente educativa. Entrambe puntano su luci naturali e ambientazioni semplici, e si rivolgono a un pubblico di piccoli business, brand emergenti, freelance che vogliono raccontarsi con immagini autentiche.

Sul piano più estetico, si può richiamare Andrea Gentl, dello studio Gentl and Hyers, per la sua capacità di fondere food e storytelling visivo. Tuttavia, Giulia tende a una visione più chiara, leggera, meno densa e più pop. E proprio questa componente pop la avvicina a fotografi come Matteo Lavazza Seranto o Alice Gao, dove l’oggetto diventa quasi grafica, puro linguaggio formale.

Un riferimento meno ovvio ma interessante è Maurizio Di Iorio, noto per le sue composizioni esagerate e i colori saturi. Sebbene Giulia mantenga una cifra più “umana” e accessibile, c’è un’affinità nella gestione del colore e nella volontà di uscire dal cliché della fotografia food tradizionale, rendendola giocosa e dinamica.

Infine, in ambito italiano, può essere interessante avvicinarla a Silvia Maggi, specializzata in food e beverage per ristorazione e editoria. Anche qui ritroviamo un’attenzione per la composizione semplice e il gusto mediterraneo, sebbene Giulia sappia spingersi verso una visione più grafica e contemporanea, con tocchi visivi che ricordano l’illustrazione pubblicitaria.

Giulia De Ramundo condivide tratti con figure di riferimento, ma mantiene una voce autonoma, accessibile e fresca. La sua forza sta nel rendere professionale ciò che è semplice, e nel rendere originale ciò che è quotidiano. In un mondo dove l’estetica food è spesso iper-prodotta e distante, lei sceglie la strada più diretta: quella della connessione umana attraverso l’immagine.

Per conoscere l’artista: IG di Giulia de Ramundo

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