Gabriele D’Agostino e il legame con la Sicilia che ispira la sua fotografia
Gabriele D’Agostino, noto anche come DagoJournal, è un giovane fotografo e regista palermitano, nato nel 1995, con una carriera in ascesa nel mondo della moda e della pubblicità. Sin dai suoi esordi, ha mostrato un forte legame con la sua terra natale, la Sicilia, che rimane una costante fonte d’ispirazione nei suoi lavori, anche quando si sposta tra le grandi città internazionali come Londra e Milano.
La sua carriera inizia come fotografo matrimonialista, ma ben presto si fa notare nel mondo della fotografia di moda, lavorando per brand di lusso come Ferragamo, Armani, Dior e Versace. Tuttavia, il legame con Palermo non viene mai meno, e spesso torna nella sua città per progetti fotografici, riuscendo a trasmettere l’essenza e la bellezza dei luoghi storici e suggestivi come la Cattedrale di Palermo o le spiagge di Mondello.
D’Agostino si distingue per il suo stile intimo e narrativo, capace di catturare dettagli emotivi e momenti spontanei, che secondo lui sono quelli che fanno la differenza in ogni storia raccontata tramite le sue immagini. Le sue foto non solo immortalano il glamour del mondo della moda, ma riflettono anche una visione personale, profonda e nostalgica della sua Palermo
Il legame con la Sicilia è molto presente nelle tue fotografie, anche quando lavori per brand internazionali. Cosa significa per te catturare l’essenza della tua terra natale nei tuoi progetti di moda e lifestyle, e come riesci a conciliare le radici siciliane con l’estetica globale dei brand con cui lavori?

Raccontare ció che fotografo è per me analisi e comprensione profonda del mio modo di vivere ed intendere la vita. Questa mi ha portato dopo tanti reportage siciliani tra matrimoni e feste di paese ad accogliere nel mio processo artistico la moda con i suoi relativi viaggi dentro e fuori l’Europa. Cerco sempre di esprimere in qualsiasi progetto fashion l’attenzione per i dettagli tipica di un ricco quadro siciliano, come la mise en place curata da mia nonna Rosalba, ad esempio, da cui rubo l’amore per il dettaglio, le geometrie e giustapposizione di colori. Molte volte i brand mi lasciano correre lungo questa immensa tavolata di luci e gioia di vivere nel rispetto delle linee guida, ovviamente.
Hai iniziato la tua carriera fotografica come matrimonialista, un genere molto intimo e personale. C’è un ricordo o una lezione particolare che ti porti dietro da quel periodo, e che ancora oggi influisce sul tuo approccio ai set di moda e alle campagne pubblicitarie?

Era il 2014 quando ho iniziato a raccontare storie di amori siciliani, un genere più che intimo, autenticamente profondo nel cuore di chi ama. Ricordo le parole dei Licari, studio fotografico che mi ha cresciuto umanamente e professionalmente: “Non puoi perdere da solo”. Da allora do grande valore al gioco di squadra perchè è vero che le fotocamere sono pensate per una sola persona, ma le emozioni dietro e davanti ad essa sono pensate al plurale.
Nei tuoi scatti dai grande importanza ai dettagli e alle emozioni spontanee. Cosa cerchi esattamente in quei momenti “rubati” che spesso catturi, come i gesti delle coppie o gli sguardi fugaci, e come questi si legano alla tua visione più ampia della fotografia?

L’emozione sta alla spontaneità come la luce sta alla vista.
Nei momenti che scatto conduco un’indagine veloce ma accurata atta a delineare l’emozione del soggetto ritratto. Molte volte definisco lo scatto “rubato” perché non posso permettermi di perderlo chiedendo prima il permesso, perché il momento dello scatto coincide perfettamente con l’incastro di mani, occhi, labbra, corpi che attirano la mia attenzione. La mia fotografia è amore solenne, quindi tutto ciò che di sincero sia provato e quindi vissuto è mio dovere renderlo eterno con un “click”.
Hai avuto l’opportunità di lavorare con figure di spicco della moda e della musica, qual è stata la sfida più grande nel trasporre la loro personalità e il loro stile unico in immagini fotografiche, e come riesci a mantenere una tua firma stilistica pur adattandoti a questi mondi diversi?

Non la ritengo una sfida, ma un gioco ad incastro nel quale innanzitutto cerco di entrare in empatia con il soggetto scordandomi chi è. Conoscerlo nelle sue tre dimensioni, studiarne le movenze a telecamere spente, ascoltare ed essere ascoltati. Così facendo lo scatto che ne risulta è autenticamente spontaneo ed è proprio su questo che ho fondato il mio modo di raccontare storie.
Guardando al futuro, hai parlato del tuo desiderio di portare progetti di moda in luoghi iconici della Sicilia, Cosa rappresenta per te questo progetto e in che modo credi che la fotografia possa contribuire a rivalorizzare il territorio siciliano nel panorama internazionale?

Io credo che “la festa è nella testa” e quindi non per forza bisogna toccare le pareti che ci circondano per sentirci a casa. Per questo motivo non ho la pretesa di spostare il mio racconto in terra siciliana, ma al contrario aiutare il più possibile gente che come me è nata e cresciuta al sud con il fuoco della creatività che arde dentro. La Sicilia è incantevole, ha bisogno di essere raccontata, ma soprattutto ricordata.
Gabriele d’Agostino come vede la vita? A colori o in bianco e nero?
Gabriele D’Agostino vede la vita in bianco e nero quando riesuma ricordi passati tra infanzia e desideri. Gabriele D’Agostino vede la vita a colori quando ha pieno controllo dello spazio fisico e concettuale che abita. Scrissi una volta a mia sorella riferendomi al nostro defunto padre nel 2002: “Con te ho visto i colori che la vita ci ha tolto per poi regalarceli a poco a poco”. Da allora, ho fissato nella mia mente tutto ciò che di bello e colorato mi capita di incontrare. A volte mi pietrifico di fronte a momenti d’amore che in segno di rispetto, racconto con il maestoso, asettico e soprattutto atemporale bianco e nero.
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