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Un fotografo vince la causa dopo l’aggressione per le foto di un bambino a un evento pubblico

Ha scelto la strada della causa privata e ha avuto la meglio. Il fotoreporter britannico Dimitris Legakis (Athena Picture) ha ottenuto in tribunale la condanna di Ruth Morgan, la donna che lo aveva afferrato chiedendogli di cancellare foto scattate durante una manifestazione pubblica a Swansea. Per chi lavora in strada è un caso che riapre il tema: cosa puoi fotografare in un luogo pubblico e come gestire, senza escalation, le richieste di cancellazione.

Cosa è successo a Swansea

Il 26 dicembre scorso Legakis stava documentando la Three Counties Bloodhounds, una caccia “a stivale pulito” in cui i cani seguono la traccia di un runner e non di un animale. Morgan gli si è avvicinata sostenendo che i partecipanti volevano l’eliminazione delle foto in cui compariva un minore. Quando il fotografo ha provato ad allontanarsi, la donna lo ha afferrato per la manica. Un agente presente ha ricordato che l’evento si svolgeva in luogo pubblico; a quel punto Legakis ha proseguito il lavoro.

Dalla denuncia alla causa privata

Il 9 gennaio il fotoreporter ha presentato denuncia online per aggressione alla Polizia del Galles del Sud. Dopo mesi senza esiti concreti, ha avviato una private prosecution contro Morgan. In aula, video dell’accaduto e ammissione di colpa: aggressione per percosse. Esito economico per l’imputata: £270 di multa e £108 di sovrattassa.

La posizione della polizia

La polizia ha dichiarato di aver aperto un’indagine, spiegando che non vi erano prove sufficienti a procedere in assenza di elementi su un potenziale testimone e dopo tentativi di identificazione, anche con riconoscimento facciale. Alla luce della vicenda, Legakis ha presentato un reclamo agli standard professionali delle forze dell’ordine.

Perché questo caso conta per chi scatta in luoghi pubblici

Il punto non è solo giuridico, ma operativo. In eventi pubblici la ripresa di persone e contesto è parte del racconto giornalistico. Restano sensibili i temi che riguardano minori, sicurezza e uso finale delle immagini. In molte giurisdizioni occidentali fotografare in pubblico non è reato di per sé, ma leggi locali e policy degli organizzatori possono fissare limiti. Per incarichi commerciali e pubblicazione, valgono le regole su consenso, diffamazione e protezione dei dati. La lezione pratica è doppia: conoscere le regole e evitare il contatto fisico come risposta alla pressione.

Come gestire richieste di cancellazione senza scontro

  • Stacca lo sguardo dal mirino, presenta badge/press e spiega con calma chi sei e cosa stai documentando.
  • Riconosci la preoccupazione: chiarisci che tag e pubblicazione seguono regole editoriali; se lavori per un media, indica un contatto redazionale.
  • Zero confronto fisico: se la situazione si scalda, allontanati e coinvolgi un responsabile di evento o la polizia.
  • Annota dettagli: orario, luogo, generalità, eventuali testimoni. I metadati aiutano a ricostruire i fatti.
  • Valuta la sensibilità: se l’immagine non è essenziale, valuta alternative (angolazione, sfocatura, frame diverso) per chiudere la tensione senza rinunciare alla cronaca.

Il precedente che fa discutere

Di recente una condanna a carico di Legakis per presunta aggressione a un agente è stata annullata poco prima dell’udienza d’appello; un giudice ha definito l’episodio “inquietante”, sollevando interrogativi sulla libertà di stampa. Anche questo dettaglio racconta quanto sia sottile il confine tra ordine pubblico e diritto di informare.

Tu come ti muovi quando qualcuno ti chiede di cancellare foto con minori in un evento pubblico? Preferisci mediare sul posto o portare tutto in redazione con un processo di revisione? Racconta la tua esperienza: può aiutare altri colleghi a evitare errori e tensioni.

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