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Fotografie e opere d’arte che parlano in lingua matematica

La cappellina delle apparizioni Mariane a Fatima di Portogallo

La statua della Madonna è alta 104 centimetri, scolpita nel 1920 dall’artista portoghese José Ferreira Thedim.

A Fatima di Portogallo la statua della Madonna è custodita nella cappellina delle apparizioni, dove nel 1917 la Vergine Maria secondo la Chiesa cattolica è apparsa sei volte ai tre pastorelli Lucia dos Santos, Giacinta Marto e Francesco Marto, di dieci, sette e nove anni. Fatima è un luogo di pellegrinaggio.

Oggi 25 marzo 2025 è un giorno speciale per la Madonna di Fatima, in particolare per la fotografia sopra esposta. Immaginate di vedere progettare e poi far erigere la cappellina della Madonna con gli addetti a rifinirla con gli intonaci colori e arredi. E per ultimo la collocazione della sua statua posta su un mausoleo di marmo bianco, fra lastre di cristallo, e il Cristo in croce su un altro cristallo li accanto. Quante persone e cose vi hanno concorso? Tante.

Immaginate ora che ognuna di esse ha svolto la sua opera com’è stato descritto sopra, secondo i piani del progettista della cappellina. Non solo perché questi è stato incaricato dalle autorità religiose di eseguire il progetto concordando con loro una certa soluzione che è quella mostrata con la foto sopra.

Ma perché sto raccontando tutti questi particolari della erezione della cappellina della Madonna?

Perché in base all’indagine geometrica che mi è venuto in mente di fare, risulta conforme ad una struttura informata da regole geometriche in cui domina la Sezione Aurea. Si osservi la foto che segue per vedere questo insolito, più che pregevole, connubio geometrico con la Madonna.

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Tutti coloro che hanno operato per la cappellina della Madonna, dei quali si è parlato in precedenza, a cominciare dai religiosi che hanno commissionato l’esecuzione, non avevano questo tipo di progetto. E allora com’è che si è realizzato, a finire per mano mia?

La valle di Land Art voluta dal principe saudita Mohammed bin Salman, per trasformare il deserto di AlUla in una valle dalla Land Art

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Ashab Al-Lal, una vasta installazione situata nelle sabbie calde di Wadi AlFann, una “valle delle arti” di 65 chilometri quadrati ad Al-Ula, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita. I visitatori scendono attraverso un tunnel in una camera sotterranea, dove un miraggio rifletterà la loro immagine in superficie, così che chi cammina nel deserto ne incontrerà l’apparizione. Il progetto rientra nell’ambito di Wadi AlFann, il programma che, con il placet del principe ereditario Mohammed bin Salman Al Saud, intende trasformare il deserto saudita in una “Valle delle arti”.

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Il Centro Visitatori Desert X AlUla 2022

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Dopo il successo di Desert X AlUla 2020, KWY.studio è stato nuovamente incaricato di progettare il Centro Visitatori per l’edizione 2022. Il nuovo design ha ripreso e reinterpretato elementi chiave della struttura originale, come il cortile circolare e l’integrità assiale, mantenendo semplicità e armonia con il paesaggio circostante.

La Commissione Reale per AlUla aveva individuato un nuovo sito per l’edizione 2022, richiedendo un’evoluzione del progetto originale. Il Centro Visitatori 2022 non è una semplice replica di quello del 2020, ma un’iterazione che ha aggiunto nuovi volumi a nord e a est, ampliando le funzioni con un negozio, spazi per eventi, posti a sedere interni e servizi migliorati per il personale.

Un’evoluzione progettuale che valorizza il paesaggio.

Il nuovo layout simmetrico, sviluppato attorno al perimetro del cortile, è caratterizzato da un’apertura ellittica sul tetto, che ottimizza l’ingresso della luce solare e accentua il carattere diagonale del progetto. Quattro nuovi cortili più piccoli offrono diversi gradi di privacy e una circolazione parallela tra le diverse aree dell’edificio. Le connessioni tra interno ed esterno si arricchiscono di nuove prospettive, mentre le infilate acquisiscono profondità grazie ad aperture aggiuntive e stanze allineate.

Il Centro Visitatori Desert X AlUla reinterpreta l’architettura tradizionale del deserto, caratterizzata da strutture vernacolari che evitano l’esposizione diretta al sole, creando un’interazione introspettiva con il paesaggio.

Costruito rapidamente con materiali locali, il Centro Visitatori è una struttura leggera in acciaio rivestita in fibrocemento e rifinita secondo le linee guida RCU. L’ampio cortile e i lucernari sono resi possibili da elementi in calcestruzzo gettati in opera.

Un’analisi accurata del percorso solare ha guidato la progettazione, con un’apertura ellittica sul tetto che massimizza l’ingresso della luce naturale quando necessario, fornendo ombra durante le ore di massima luce solare. Questo sistema migliora il comfort e riduce la necessità di raffrescamento meccanico.

Un’architettura silenziosa che trasforma il paesaggio culturale di AlUla Desert X AlUla, la prima mostra d’arte site-specific della regione, è gratuita e aperta a tutti e si svolge nella storica regione desertica di AlUla, un luogo di importanza mondiale in Arabia Saudita. Il Centro Visitatori del 2022 ha sfruttato il potenziale già rivelato con la struttura del 2020, ribadito ancora una volta nel 2024: un’architettura discreta e contestualizzata può svolgere un ruolo chiave nello sviluppo della comunità.

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Il suddetto disegno dimostra la visione aurica della costruzione del Centro Visitatori senza disordini geometrici con la struttura del quadro fotografico. Non solo, ma anche le quattro persone I, L, M ed N vi sono comprese in questa straordinaria armonia.

Se poi si allarga l’orizzonte del quadro si può intravedere a sinistra in alto un ombra che sembra essere quella di un essere, un demone che si protende per ammirare tutta la sua opera del Centro Visitatori che lui ha concepito e fatto eseguire. Come a capire la “svolta liberale’’ intrapresa dal principe saudita Mohammed bin Salman (MbS) nel 2017 in favore delle donne, lo stesso anno dell’acquisto del Salvator Mundi di Leonardo.

Due opere d’arte

La Meridiana Grande dello scultore Renato Ausenda

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Vi sono casi di opere d’arte che rischiano di finire nell’oblio se non fosse per l’occhio attento di qualcuno, un occhio speciale però. Naturalmente sto parlando della mia vista che ha questa virtù nell’intravedere un certo lato nascosto in tutto ciò che vede ma che ad altri sfugge. Ecco così è stato per l’opera scultorea mostrata con l’illustr. 6, che solo molto tempo fa mi è capitato di vedere esplorando il web.

Alcune note di rilievo su Renato Ausenda di Bajardo, espresse nello stesso articolo suddetto in anteprima, valgono in genere per capire l’opera di questo scultore eclettico e nel contempo la sua personalità.

“Una fusione di filosofia, religione e psicologia – racconta Renato Ausenda, Renè per gli amici – oltre a ben 15 anni di studi junghiani (circa 12 mila pagine) e un tormentato percorso personale. Attraverso diverse simbologie, è un auto analisi alla scoperta dell’uomo, delle sue contraddizioni, del valore della conoscenza”.[2]

Un funambolico scultore giocatore di biliardo

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Come già detto, premetto di avere molta dimestichezza con le opere d’arte potendo far conto sulla mia predilezione per il disegno, soprattutto per quello geometrico. In particolare, è come se il piano della visione, qui quella della Meridiana di Ausenda offerto all’occhio, si svincolasse dall’esterno della “cornice” in cui è collocato per diventare un’area a sé, il solo tema da esaminare senza gli intralci esteriori.

Ma vedremo fra poco la cornice di cui ho appena argomentato, un ambito che non appartiene più al nostro mondo ordinario ma ad un altro mettiamo quello oggetto di riflessione dei mandala Jungiani  delle esperienze interiori di Renato Ausenda.

Nel primo impatto con la foto dell’illustr 6, nel giro di pochi minuti, osservandola intensamente, come peraltro ho già fatto capire, mi è sorta la convinzione che essa celava qualcosa di arcano, di grande rilevanza esoterica. Avevo in mente la natura intima che l’autore della Meridiana Grande intendeva racchiudere in essa con l’ispirazione Junghiana dei suoi mandala. Ecco perché.

Dico così, perché mi ritengo un disegnatore “virtuoso”, nel senso di possedere una “vista penetrante” per le cose geometriche – come già detto – e infatti così è stato con la foto della meridiana di questo singolare scultore.

In un baleno mi son dato da fare a tracciare sulla copia della foto suddetta, un sintetico grafico col quale la meridiana è vista come un biliardo su cui si sta giocando una partita. Poi, dopo averla scansionata, l’ho trasferita sul computer tracciando a ricalco le linee fatte a matita, con i colori.  Ed ecco bella e pronta la nuova immagine della Meridiana Grande con l’illustr. 7.

Risulta così che lo scultore, che si vede al centro della foto in questione, fa la parte di un fenomenale giocatore di biliardo e la sua enorme squadra di lavoro, diventa la stecca per giocare. E qui succede, come dire, il finimondo, nell’osservare due magici percorsi determinati dalla punta della stecca manovrata dallo scultore-giocatore, segnati con i colori rosso e blu. Insomma si ha modo di ammirare estasiati, in due fasi indipendenti fra loro, un funambolico gioco di sponda nel doppio quadrato della meridiana.

Con la traccia rossa si vede rimbalzare sulle sponde più esterne della meridiana, una immaginaria “bilia” per ben sette volte per poi ritornare al punto di partenza. Con la traccia blu, un altra immaginaria “bilia”, partendo dallo stesso punto di prima, ma di lato, si vede rimbalzare sulle sponde interne della cornice della meridiana, anche questa per ben sette volte, per poi indirizzarsi all’angolo della meridiana a destra.

Non è meraviglioso tutto questo?

A questo punto non si può affermare che la foto sia truccata, tanto più che nessuno se n’è mai accorto fin’ora sul web sin dal 2006, quando è stata pubblicata, ed io sono il primo ad aver visto il potenziale intimo segreto racchiuso nella foto.

Ode alla vita in “A’ mon seul désir” della Dama e l’Unicorno di Cluny

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Si osservi l’immagine sopra mostrata che rappresenta uno dei sei famosi arazzi della Dama e l’Unicorno ammirati nel Museo di Cluny a Parigi, detta “A mon seul désir”, una misteriosa frase posta sulla tenda, che a tutt’oggi non è stata svelata. La bella Signora raffigura Mary Tudor regina di Francia, diventata vedova per la morte del re consorte Luigi XII il 1° Gennaio 1515. Mary Tudor, da quel momento come rituale restò chiusa 40 giorni all’Hotel di Cluny, l’attuale Museo dove è esposta la Dama e l’Unicorno nelle sei versioni di arazzi.

In “A mon seul dèsir” la Dama si profila dalla tenda, e in modo traslato, è come se varcasse la soglia della reggia di Francia, deponendo i gioielli, che fanno da emblema al suo potere regale giunto al termine, nel cofanello retto dall’ancella. Eppure l’immagine in questione riserba una sorpresa assolutamente inprevedibile, perché in essa è contenuta la risposta che nessuno poteva mai immaginare, e nemmeno l’artista nel dipingere il cartone, servito successivamente ai tappezzieri belgi per tessere l’arazzo.

Questo poiché gli arazzi erano destinati in un luogo lontano da Parigi, probabilmente la residenza del committente Jean Le Viste, nel suo castello nell’Alta Loira vicino a Lione. Il caso si è servito dell’arte della geometria gnomonica per tradurre, la risposta tramite coordinate geografiche del luogo esatto del Museo dell’Hotel Cluny di Parigi dove è esposta nelle diverse versioni la Dama per essere visitata da ammiratori di tutto il mondo. Ecco la semplice spiegazione della frase “A mon seul désir” e chi poteva mai immaginare che fosse questo il misterioso desiderio della Dama di Cluny?

Tutto ha inizio con la predisposizione dell’arazzo “A’ mon seul désir” con la precisa collocazione Geometrica dell’Unicorno e del Leone in base alla nuova illustr. 12 di seguito mostrata.

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La procedura grafica da me seguita è la seguente segnando con precisione sull’immagine della fig. 9 le coordinate grafiche, rispettivamente:

1. Del punto A in sede dell’estremità del corno dell’Unicorno.

2. Del punto M in sede dell’estremità della mano della Dama nell’atto di disporre i gioielli nel cofanetto.

3. E del punto B in sede dell’estremità inferiore della picca in mano al Leone.

4. Infine si tracciano le ordinate xx, x’x’, x’’x’’ e ascisse y’y’, yy, y’’y’’ passanti per i suddetti punti B, M ed A.

A questo punto entra in gioco la geometria gnomonica che, come vedremo, è l’artefice della conoscenza del segreto riposto nella frase “A’ mon seul désir” dell’arazzo della Dama e l’Unicorno in studio.

La scienza, cosiddetta gnomonica, si occupa del comportamento dell’ombra dei raggi del sole nell’arco del giorno. Nel passato erano diffuse, nelle diverse località della terra, le note meridiane che, tramite l’ombra solare di uno stilo posto su una parete o anche su un piedistallo munito di piccolo piano, indicava l’ora del giorno in un punto ben preciso di una particolare curva.

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In pratica, con l’illustr.10 mostro un esempio, senza ricorrere ai complessi concetti geometrici per ricavare le suddette meridiane, ma semplicemente come si comporta la luce solare, in Piazza S. Pietro a Roma: un caso molto semplice da capire.

Al centro di questa Piazza è posto un obelisco e per terra sono posti dei dischi marmorei che rappresentano i segni dello zodiaco.

A mezzodì di ogni giorno il sole entra in un segno zodiacale e l’ombra prodotta dall’obelisco, che è analogo allo stilo della suddette meridiane che, nel nostro caso è definito gnomone, termina in un determinato disco zodiacale ed è il segno che vi corrisponde a segnalarlo. L’illustr. 10 mostra in particolare il caso che più interessa a noi per l’immagine della Dama e l’Unicorno dell’illustr. 9, ed è l’ombra prodotta quando il sole, al suo mezzodì, entra nei segni astronomici dei Pesci e dello Scorpione, cioè alle date degli equinozi.

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In particolare, in questi precisi tempi astronomici, la declinazione del sole, al 21 marzo e al 23 settembre, è zero che aggiunta o sottratta al valore che otterremo con i grafici ancora da fare sull’illustr. 10, lascia questo valore inalterato. Non si conosce ancora il valore di questa inclinazione del sole, perché sarà la grafica che andremo a fare sull’immagine dell’illustr. prima esaminata, ora l’illustr 11, a segnalarla. Per conseguenza, da questa, si potrà riuscire a risalire alla conoscenza della latitudine e longitudine di un certo luogo della terra… poi spiegherò lo scopo di questa procedura.

1. Si è proceduto a tracciare la linea SB passante per i punti A e B e si riscontrato che passa anche per M l’estremità della mano della Dama nell’atto di porre i suoi gioielli nel cofanetto.

2. Successivamente si è tracciata la linea BC a ricalco dell’asse della picca tenuta fra le zampe del Leone. Nel contempo si è tracciata l’ascissa y’’’y’’’ che inizia dal punto C.

3. È stato stabilito che il segmento AF verticale, rappresenti lo gnomone che determina l’ombra BF in sede dell’ordinata x’’x’’, e consente al raggio solare di assumere un certa inclinazione che risulta essere con buona precisione 48°51’03’’. Questo valore corrisponderebbe alla ricercata latitudine ma non sappiamo se Nord o Sud.

4. La linea BC a ricalco della picca in mano al Leone ha un’inclinazione rispetto l’ascissa y’’y’’ che risulta essere con buona precisione 2°20’38’’. In relazione alla suddetta latitudine, questo valore corrisponderebbe alla corrispondente ricercata longitudine, ma non sappiamo se Est od Ovest.

5. Ora ci si appresta a fare una ricerca della latitudine e longitudine dei due casi suddetti e per essi le soluzioni sono 4 con gli orientamenti seguenti indicati nelle seguenti figure:

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Non c’è dubbio, la giusta soluzione indica il Museo Cluny di Parigi dove sono esposti i sei arazzi della Dama e l’Unicono.

Non resta, a questo punto, che prendere atto di questa rivelazione che porta ad una svolta decisiva la spiegazione del segreto riposto nella frase “A mon seul désir” ottenuto dall’erezione dell’Unicorno della immagine della Dama sulla soglia della sua tenda dell’illustr. 11. Significativa “erezione” che vale come uno straordinario gnomone che, con la sua ombra, limitata dalla picca in mano al Leone a lui prospicente, indica il punto esatto in cui il Sole equinoziale brilla per dar vita in seno alla Signora del meraviglioso quadro, il più bello dei sei arazzi di Cluny, ad un germoglio. Ed è nel suo seno, segnato dalla mano sinistra di lei, che avviene il miracolo della vita generata simbolicamente dal Sole nel Leone e dalla Luna nell’Unicorno.

Più da vicino alla procreazione della vita sulla Terra, in diretta relazione al sole planetario che proietta il suo raggio equinoziale sull’isola cosparsa di fiori d’ogni tipo, i gioielli che si riversano nel cofanetto alludono al miracolo della Vita, al concepimento della persona umana, la bellezza di un progetto.

Ho segnato a bella posta sull’illustr. 11 l’ordinata x’’’x’’’ che lega la bocca del Leone col cofanetto della vita, con l’estremità della barbetta dell’Unicorno, e ai due lati opposti, per porre in risalto il Leone che urla a gran voce e che sembra dire: “ sono io in questo raggio di sole per ridar vita al mondo dei deboli segnati, ai due lati estremi, dal coniglio e dalla pecora”. È un giorno di festa e la sua bandiera sventola, agitata da un vento gioioso.[3]

Brescia, 12 giugno 2025


[1]  https://www.arkitectureonweb.com/it/-/projects/desert-x-aiula-visitor-center

[2]Fonte: https://silvabos-ufficiostampa.blogspot.com/2007/10/la-storia-di-rene-artista-dellardesiala.html

[3] Un mio articolo pubblicato su https://www.artonweb.it/a mon seul déesir per sorte.pdf

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