Acque spietate: dal Sud Sudan alla Sicilia, il coraggio in mostra a Fotografica 2025
A Bergamo l’acqua è protagonista con tutte le sue ferite. La quinta edizione di Fotografica – Festival di fotografia Bergamo apre oggi il sipario con il tema “As Brave As We Can” e trasforma l’Ex Ateneo di Scienze, Lettere e Arti in un viaggio dentro due crisi umanitarie che parlano la stessa lingua: quella dell’acqua che travolge o che manca. Da una parte le inondazioni in Sud Sudan raccontate da Peter Caton, dall’altra la siccità in Sicilia osservata da Roselena Ramistella. Due narrazioni che mettono al centro la resistenza delle persone, la tenacia nel rialzarsi, la dignità che resta.
Il festival, sostenuto da Fujifilm, si svolge a Bergamo dall’11 ottobre al 9 novembre 2025 con tredici mostre. Nel cuore dell’Ex Ateneo, allestito come un percorso immersivo, le opere di Caton e Ramistella risuonano una con l’altra: l’acqua che si alza e disegna nuovi confini, l’acqua che scompare e brucia la terra. Il risultato è un racconto corale fatto di immagini, suoni, testimonianze, che invita alla consapevolezza e chiama in causa la responsabilità collettiva.
Unyielding Floods: la piena che non arretra

Con Unyielding Floods, Peter Caton porta in Italia un lavoro iniziato nel 2020 in Sud Sudan, Paese piegato da inondazioni ricorrenti e da un dopoguerra fragile. Villaggi trasformati in isole, campi profughi circondati dall’acqua, bestiame perduto, raccolti distrutti, prezzi del cibo alle stelle, malattie veicolate dall’acqua stagnante. Nel mezzo, volti che non si arrendono. Caton sceglie il medio formato e una pratica lenta: ritratti ambientati, luce controllata, una prossimità costruita tornando più volte nelle stesse comunità. L’attenzione si sposta così dalla catastrofe al coraggio quotidiano: piattaforme galleggianti intrecciate con erba pressata per ricostruire le case, riso coltivato in aree allagate, gesti minimi che diventano strategia di sopravvivenza.
Il progetto, nato su commissione di Action Against Hunger, è oggi anche un libro edito da Dewi Lewis. Non è un archivio di dolore, ma una mappa di adattamento. Caton lo dice chiaramente: raccontare significa dare visibilità, creare legami, mettere il pubblico davanti a un problema che riguarda tutti quando si parla di clima, migrazioni, infrastrutture.
Arsura: una Sicilia senza acqua

Con Arsura, Roselena Ramistella torna nella sua Sicilia per registrare una crisi idrica che scava nel profondo. Temperature in crescita, piogge in calo, –30% di disponibilità d’acqua rispetto ai valori storici, agricoltura e allevamento sotto attacco. Gli oliveti soffrono, gli agrumeti si diradano, i cereali rendono meno. Gli allevatori fanno i conti con abbeveratoi vuoti, costi che esplodono, aziende familiari in bilico. Nelle sue immagini l’isola non è cartolina, è paesaggio ferito: crepe nella terra, polvere al vento, volti di contadini e allevatori che trattengono sforzo e speranza.
Ramistella evita il folclore, lavora per strati: il gesto agricolo, la casa, l’orizzonte. La bellezza naturale resiste, ma convive con la fatica di ogni giorno. Il suo racconto dialoga con quello di Caton per contrasti e affinità: qui l’acqua manca, lì è troppa, in entrambi i casi è l’equilibrio a essere saltato.
Un allestimento che chiede partecipazione

Il percorso espositivo all’Ex Ateneo non si limita a esporre fotografie. Chiede tempo, ascolto, silenzio. La sequenza costruisce un discorso unico sull’acqua come destino e sulla comunità come risposta. Ogni sala suggerisce un diverso modo di guardare: dal ritratto frontale al paesaggio, dal dettaglio di una mano al segno lasciato sulla terra. Si esce con una domanda semplice e impegnativa: cosa possiamo fare perché quei volti non restino lontani, perché quelle storie non vadano perdute tra un’inondazione e un’annata secca.
Perché vedere Fotografica 2025
Per chi ama la fotografia documentaria, per chi lavora nella comunicazione visiva, per chi si occupa di sostenibilità e territorio, questa edizione di Fotografica è un passaggio obbligato. Mostra come la fotografia possa ancora prendere posizione senza rinunciare alla complessità. E ricorda che parlare di acqua significa parlare di diritti, cibo, salute, futuro.
Se passi da Bergamo nelle prossime settimane, fermati. Porta con te domande, non solo aspettative. L’acqua, qui, non è sfondo: è personaggio principale.
Hai intenzione di visitare la mostra? Ti colpisce di più la piena che non arretra del Sud Sudan o la sete della Sicilia? E secondo te la fotografia può incidere sulle scelte pubbliche quando si parla di acqua e clima?
