I fotografi morti nel 2025

I grandi fotografi che ci hanno lasciato nel 2025: immagini che resteranno per sempre

Il 2025 è stato un anno di profonde perdite per la fotografia mondiale. Alcuni dei nomi che hanno definito il nostro modo di guardare il mondo, dal reportage sociale alla moda, dalla scienza alla cultura pop, si sono spenti, lasciando però un’eredità visiva che continuerà a parlare alle generazioni future.

Le loro immagini hanno raccontato il lavoro e la sofferenza, il tempo libero e il consumismo, la natura e l’essere umano, spesso anticipando dibattiti culturali e sociali ancora attuali. Questa rassegna ripercorre le vite e le opere dei fotografi più influenti scomparsi nel 2025.

Sebastião Salgado (1944–2025)

Il fotografo che ha dato dignità all’umanità

Sebastião Salgado è stato uno dei più grandi fotografi documentaristi di sempre. Le sue iconiche immagini in bianco e nero hanno raccontato il lavoro umano, le migrazioni, i conflitti e il fragile equilibrio tra uomo e natura.

Economista di formazione, scelse la fotografia negli anni Settanta trasformandola in uno strumento di denuncia morale. Progetti monumentali come Workers, Migrations e Genesis sono diventati pietre miliari della fotografia contemporanea.

Membro storico di Magnum Photos, Salgado ha viaggiato in oltre 120 Paesi, pagando spesso un prezzo fisico altissimo per il suo impegno sul campo. È scomparso nel mese di maggio, lasciando un archivio che resta uno dei più potenti atti d’accusa visiva del nostro tempo.

Martin Parr (1952–2025)

L’ironia feroce del quotidiano

Foto di Martin Parr

Martin Parr ha rivoluzionato la fotografia documentaria trasformando l’ordinario in qualcosa di spiazzante. Spiagge affollate, turisti, cibo, rituali sociali: nulla era troppo banale per il suo sguardo.

Con colori saturi, flash diretto e un’ironia spesso divisiva, Parr ha raccontato consumismo, classi sociali e tempo libero come nessun altro. Serie come The Last Resort sono diventate iconiche proprio perché disturbanti.

Anche lui membro e poi presidente di Magnum Photos, Parr è morto nel 2025, scatenando un’ondata globale di omaggi. Il suo lavoro continua a insegnarci che la fotografia può essere critica, scomoda e profondamente umana.

Oliviero Toscani (1942–2025)

Quando la fotografia pubblicitaria diventa politica

Oliviero Toscani ha cancellato il confine tra comunicazione commerciale e attivismo visivo. Come direttore artistico di Benetton, tra anni ’80 e ’90, ha firmato alcune delle campagne più controverse e memorabili della storia della pubblicità.

Razzismo, guerra, AIDS, religione, pena di morte: Toscani ha portato temi tabù nelle vetrine di tutto il mondo, costringendo milioni di persone a confrontarsi con immagini impossibili da ignorare.

È morto a gennaio, dopo una lunga battaglia con l’amiloidosi. La sua eredità resta quella di un autore che ha dimostrato come la fotografia possa scuotere coscienze anche fuori dai musei.

Jane Goodall (1934–2025)

La fotografia come ponte tra scienza ed empatia

Fotografia della scienziata Jane Goodall

Jane Goodall è conosciuta come la più grande esperta mondiale di scimpanzé, ma il suo lavoro non sarebbe stato lo stesso senza la fotografia.

Le immagini realizzate durante le sue ricerche sul campo – molte scattate dal fotografo Hugo van Lawick – hanno mostrato per la prima volta al mondo la complessità emotiva e sociale degli scimpanzé: affetti, lutti, giochi, strumenti.

Grazie alla fotografia, la scienza è diventata accessibile, empatica, universale. Goodall è morta in ottobre, ma le sue immagini continuano a educare e sensibilizzare sulla protezione della fauna e degli ecosistemi.

Gianni Berengo Gardin (1930–2025)

Il testimone dell’Italia del dopoguerra

Mostra di Gianni Berengo Gardin

Definito spesso il “Cartier-Bresson italiano”, Berengo Gardin ha raccontato decenni di storia sociale italiana con uno sguardo diretto, onesto, mai spettacolare.

Dai lavoratori ai manicomi, dalle città ai mezzi pubblici, ha documentato la vita quotidiana con rigore e umanità, pubblicando oltre 250 libri. Lui stesso si definiva semplicemente “un testimone della mia epoca”.

È morto in agosto. Il suo archivio resta una delle cronache visive più complete dell’Italia contemporanea.

Michele Singer Reiner (1955–2025)

L’occhio dietro il cinema

Michele Singer Reiner è scomparsa tragicamente all’inizio del 2025. Fotografa di grande talento, ha lavorato dietro le quinte di produzioni iconiche, lasciando immagini impresse nella memoria collettiva.

Il suo lavoro più celebre è legato al film Misery (1990), dove le sue fotografie di scena catturano tutta la tensione e l’orrore del personaggio interpretato da Kathy Bates. Ha lavorato anche su altre produzioni cinematografiche e nei primi videogiochi, contribuendo a definire l’estetica di quegli anni.

David Lynch (1946–2025)

Il regista che ha influenzato la fotografia

David Lynch non era principalmente un fotografo, ma il suo impatto sul linguaggio fotografico è stato enorme. Influenzato da autori come Diane Arbus e William Eggleston, ha a sua volta ispirato fotografi come Gregory Crewdson e Todd Hido.

Il suo immaginario – inquietante, surreale, sospeso – ha plasmato intere generazioni di artisti visivi. Come ha scritto Crewdson dopo la sua morte:
“Quando ho visto Blue Velvet per la prima volta, la mia vita è cambiata.”

Un’eredità che continua a parlare

Anche se questi fotografi non sono più con noi, le loro immagini continuano a vivere. Ci ricordano che la fotografia non è solo estetica, ma memoria, coscienza e visione del mondo.

Nel 2025 abbiamo perso grandi autori. Ma il loro sguardo resta, più vivo che mai.

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