Recensione Canon RF 24-105mm f/2.8L IS USM Z: L’Obiettivo Ibrido Definitivo
Per moltissimi anni, l’escursione focale da 24 a 105 millimetri è stata sinonimo dell’obiettivo tuttofare per eccellenza. Era la lente da viaggio perfetta, il cavallo di battaglia dei fotoreporter e dei matrimonialisti, ma accettava un compromesso storico: l’apertura massima del diaframma limitata a f/4. Se si desiderava la luminosità del diaframma f/2.8, bisognava sacrificare la gittata del teleobiettivo e ripiegare sul classico 24-70 millimetri. Con il nuovo Canon RF 24-105mm f/2.8L IS USM Z, la casa di Tokyo ha letteralmente riscritto le regole della fisica ottica nel 2026.
Questo obiettivo non è semplicemente un’evoluzione di un vecchio schema ottico, ma tiene a battesimo una nuovissima categoria di lenti ibride. Canon ha fuso insieme le esigenze della fotografia e quelle della produzione video cinematografica pura in un unico corpo macchina. Grazie al diametro generoso del nuovo innesto RF e alla breve distanza dal sensore, gli ingegneri hanno potuto rompere il tabù storico, regalando ai professionisti ben trentacinque millimetri di zoom in più sul lato teleobiettivo senza fargli perdere nemmeno un briciolo di luce.
Nel panorama attuale delle moderne produzioni visive, dove chi scatta foto spesso deve anche girare video nella stessa giornata di lavoro, un’ottica del genere rappresenta l’asso nella manica definitivo. Non si tratta solo di avere uno sfocato meraviglioso a 105 millimetri a tutta apertura, ma di poter contare su una meccanica interna pensata per non cambiare la messa a fuoco mentre si zooma. Nelle prossime righe analizzeremo ogni centimetro di questo vetro per capire se valga davvero la pena fare spazio nello zaino a questo gigante dell’ottica moderna.
Design ed Ergonomia: Un gigante nato per il video

Prendendo in mano il Canon RF 24-105mm f/2.8L IS USM Z, ci si rende subito conto di non essere di fronte al classico obiettivo “tuttofare” compatto e leggero. Le sue dimensioni sono generose, così come il peso di oltre un chilogrammo, giustificati da uno schema ottico complesso e robusto, pensato per offrire un’apertura fissa di f/2.8 su tutta l’escursione focale. Tuttavia, Canon ha saputo bilanciare sapientemente questo gigante, soprattutto quando lo si abbina a corpi macchina cinematografici o mirrorless di fascia alta dotati di battery grip.
Se guardiamo il barilotto dell’obiettivo che abbiamo visto nelle tue foto, notiamo una concentrazione di controlli fisici che farà la felicità dei videomaker. Spicca immediatamente la ghiera dei diaframmi manuale (Iris), contrassegnata dai valori da f/22 fino a f/2.8. Questa ghiera permette di cambiare l’esposizione in modo fluido e silenzioso durante la registrazione video, esattamente come sulle ottiche cinematografiche professionali, senza che si avvertano scatti fastidiosi nel file finale. Vicino alla ghiera, troviamo anche il pulsante “IRIS LOCK”, che serve a bloccare la ghiera in posizione automatica per evitare spostamenti accidentali.
L’ergonomia è stata studiata nei minimi dettagli per agevolare il lavoro sul campo. Sul barilotto sono presenti pulsanti funzione programmabili, che l’operatore può assegnare a diverse funzioni come il blocco della messa a fuoco o l’attivazione dello stabilizzatore. Non mancano i classici selettori per la stabilizzazione ottica (IS), con tre modalità differenti a seconda che si stia riprendendo un soggetto statico, si stia effettuando un panning orizzontale o si stia girando a mano libera in movimento. Il barilotto è inoltre completamente tropicalizzato, garantendo la massima affidabilità anche in condizioni climatiche avverse, come sotto la pioggia o in ambienti polverosi.
La rivoluzione dello Zoom Motorizzato (La lettera Z)

Nel listino Canon, la lettera “L” ha sempre indicato il massimo della qualità ottica e costruttiva (Luxury). Ma in questo nuovo obiettivo compare per la prima volta una seconda lettera fondamentale: la “Z”. Questa sigla non è una semplice trovata di marketing, ma indica la predisposizione nativa dell’ottica per l’utilizzo di un Power Zoom, ovvero un motore esterno rimovibile che trasforma uno zoom fotografico manuale in una vera e propria ottica televisiva broadcast.
Se guardiamo la parte inferiore del barilotto, si notano dei piccoli contatti elettronici e dei fori filettati. Servono per agganciare i motori dedicati di Canon, come il PZ-E2 o il PZ-E2B. Una volta montato questo accessorio, l’operatore non deve più ruotare la ghiera dello zoom a mano (azione che inevitabilmente introduce micro-mosso e scatti nella ripresa), ma può azionare una levetta per effettuare zoomate perfettamente fluide, lente e costanti. È il sogno proibito di ogni documentarista o operatore di eventi live, dove una zoomata fluida può fare la differenza tra un video amatoriale e uno professionale.
La vera genialità di questa implementazione risiede nella sua modularità. Se un fotografo deve uscire per un servizio di reportage leggero, può lasciare il motore a casa e utilizzare l’obiettivo come un classico zoom manuale. Se il giorno dopo lo stesso professionista deve montare la lente sulla Canon EOS C400 per girare un’intervista o un concerto, gli basta avvitare il motore Power Zoom per avere il pieno controllo elettronico della focale, gestibile persino a distanza tramite un’applicazione sullo smartphone o i pulsanti del corpo macchina.
Prestazioni Ottiche e Stabilizzazione d’Immagine

Quando si spinge l’ingegneria ottica oltre i limiti storici, il rischio più grande è quello di sacrificare la qualità dell’immagine sull’altare della versatilità. Canon ha affrontato questa sfida dotando l’obiettivo di uno schema ottico sofisticatissimo, che include lenti asferiche e lenti a bassissima dispersione per combattere le aberrazioni cromatiche. Il risultato sul campo è sorprendente: la nitidezza al centro dell’inquadratura è tagliente già a tutta apertura f/2.8, e rimane costante man mano che ci si sposta verso i bordi del fotogramma, sia che si scatti a ventiquattro millimetri sia che si stringa l’inquadratura a centocinque millimetri.
Oltre alla risoluzione pura, l’aspetto che più colpisce i registi e i fotografi è la pasta dello sfocato (bokeh). Grazie a un diaframma circolare a undici lamelle, le luci fuori fuoco sullo sfondo appaiono come morbide sfere pastose, senza i fastidiosi cerchi concentrici che spesso affliggono le ottiche zoom meno pregiate. Questo obiettivo permette di isolare il soggetto in modo splendido nei ritratti ambientati o nelle interviste video, staccandolo nettamente dallo sfondo con una tridimensionalità che prima era appannaggio esclusivo delle ottiche fisse.
Un altro grande punto di forza è la stabilizzazione ottica d’immagine (IS) integrata nel barilotto. Gestire un’ottica così pesante a mano libera a centocinque millimetri di focale può essere un incubo per il micro-mosso, ma lo stabilizzatore di Canon compensa i movimenti involontari dell’operatore in modo quasi magico. Se abbinato a un corpo macchina dotato di stabilizzazione sul sensore (IBIS), il sistema lavora in sinergia arrivando a offrire diversi stop di compensazione. Questo consente di portare a casa riprese video a mano libera incredibilmente stabili, quasi come se la macchina fosse montata su un gimbal elettronico o su un treppiede.
Il confronto con il classico 24-70mm f/2.8 e il 24-105mm f/4
Quando un professionista si trova a dover rinnovare la propria borsa fotografica, la scelta dello zoom standard è sempre la più difficile. Con l’arrivo del Canon RF 24-105mm f/2.8L IS USM Z, il classico dilemma tra il ventiquattro-settanta millimetri e il ventiquattro-centocinque millimetri f/4 si arricchisce di una terza via rivoluzionaria. Fino a oggi, chi desiderava la massima luminosità del diaframma f/2.8 doveva rinunciare a trentacinque millimetri di escursione teleobiettivo, fermandosi a settanta. Chi invece voleva la versatilità del centocinque millimetri doveva accettare il compromesso del diaframma f/4, perdendo esattamente la metà della luce sul sensore.
Mettendo a confronto il nuovo gigante con lo storico zoom standard ventiquattro-settanta millimetri f/2.8, il vantaggio del nuovo arrivato è evidente. Offre molta più gittata sul lato teleobiettivo, permettendo di stringere l’inquadratura sui volti per ritratti stretti senza dover cambiare ottica o avvicinarsi fisicamente al soggetto. Di contro, il classico ventiquattro-settanta millimetri rimane molto più leggero, compatto e facile da bilanciare su piccoli stabilizzatori elettronici da viaggio. Se il tuo lavoro principale è la fotografia di eventi dinamici o il reportage puro a mano libera, la leggerezza dello zoom classico potrebbe ancora essere un fattore decisivo.
Se invece lo paragoniamo al classico ventiquattro-centocinque millimetri f/4, il discorso cambia radicalmente. Il nuovo modello f/2.8 offre il doppio della luce e uno sfocato nettamente più cinematografico e pastoso. Ma questo miracolo ingegneristico si paga a caro prezzo in termini di peso e portafoglio. Per un fotografo paesaggista che scatta quasi sempre su treppiede a diaframmi chiusi come f/8 o f/11, la versione f/4 rimane la scelta più logica, leggera ed economica. Il nuovo f/2.8 Z si rivolge invece a chi vive di produzioni video ibride, dove lo stop di luce in più e la ghiera dei diaframmi manuale valgono ogni singolo grammo di peso in più nello zaino.
Conclusione e Verdetto Finale
Il Canon RF 24-105mm f/2.8L IS USM Z non è semplicemente un obiettivo, ma rappresenta il manifesto tecnologico di Canon per l’era della produzione visiva ibrida nel 2026. Gli ingegneri della casa di Tokyo sono riusciti a compiere un vero e proprio miracolo ottico, unendo l’escursione focale del reportage alla luminosità costante del diaframma f/2.8, senza costringere i professionisti a scegliere tra la gittata dello zoom e la quantità di luce sul sensore. La presenza della ghiera dei diaframmi manuale e la predisposizione per il motorino dello zoom Power Zoom lo proiettano direttamente nell’olimpo delle ottiche cinematografiche broadcast.
I pregi di questo obiettivo sono assoluti: una nitidezza tagliente da bordo a bordo a qualsiasi focale, uno sfocato pastoso e tridimensionale e una stabilizzazione ottica d’immagine che permette di portare a casa riprese a mano libera fluidissime. È lo strumento definitivo per chi lavora da solo sul campo e non può permettersi il lusso di cambiare continuamente ottica fissa durante un evento live, un’intervista o un documentario aziendale. Accoppiato a una macchina da presa come la Canon EOS C400, questo vetro esprime il cento per cento del suo potenziale tecnologico.
Bisogna essere onesti riguardo ai compromessi necessari per portarsi a casa questo gioiello. Non è un obiettivo per tutti: il peso superiore al chilogrammo e le dimensioni generose richiedono muscoli e zaini capienti, mentre il prezzo di listino lo colloca saldamente nella fascia degli investimenti aziendali a lungo termine. Lo consigliamo caldamente agli studi di produzione video, ai registi di documentari e ai fotografi commerciali che cercano la massima qualità senza compromessi. Rimane invece un oggetto del desiderio sovradimensionato per l’amatore evoluto o per il fotografo di paesaggio leggero, che troveranno nelle versioni f/4 compagne di viaggio molto più agili ed economiche.
