Sean-Gallagher-Bali

Crisi ambientale a Bali: il reportage fotografico tra le onde di plastica

La fotografia, quando è autentica, ha il potere di scuotere coscienze. E le immagini scattate da Sean Gallagher sulle spiagge di Bali nel gennaio 2025 sono tra quelle che non si dimenticano facilmente. Scatti che non cercano la bellezza fine a sé stessa, ma la verità. E la verità, questa volta, è drammatica: una delle mete turistiche più iconiche del mondo trasformata in una distesa soffocata dalla plastica.

Un paradiso soffocato dai rifiuti

Sean Gallagher Bali 4 800x534 1

Il reportage inizia con un’immagine potente: onde e ondate di plastica, alte fino alle caviglie, che ricoprono intere spiagge. Un rumore scricchiolante accompagna ogni passo, mentre bottiglie, sacchetti, tappi e oggetti domestici affiorano dalla sabbia come relitti di una civiltà alla deriva.

Gallagher, armato della sua Canon EOS R5 con obiettivo 24-70mm f/2.8, si fa strada documentando ogni dettaglio, accompagnato da una GoPro montata sulla fotocamera per fornire anche una prospettiva immersiva in video. Non è la prima volta che assiste a uno scenario ambientale estremo – ha fotografato la siccità in India, la deforestazione in Cambogia e le tempeste di sabbia in Cina – ma ciò che vede a Bali lo colpisce profondamente: “È una delle peggiori situazioni di inquinamento che abbia mai documentato”, dichiara.

L’inferno della stagione delle piogge

Sean Gallagher Bali 3 800x533 1

Il disastro ha una causa precisa: la stagione delle piogge ha trascinato milioni di tonnellate di rifiuti plastici dai fiumi verso le coste. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, l’Indonesia è il secondo maggiore inquinatore di plastica al mondo. Di oltre 3 milioni di tonnellate prodotte ogni anno, oltre un milione finisce direttamente in mare.

Quando Gallagher atterra a Bali, la realtà supera le peggiori aspettative: turisti che si fanno selfie tra i rifiuti, pesci morti sulla battigia, tartarughe marine impigliate nella plastica a pochi metri dai ristoranti affollati. È una scena distopica, una ferita aperta nel cuore di uno dei luoghi più amati del turismo globale.

Il ruolo del fotoreporter: testimoniare e sensibilizzare

Sean Gallagher Bali 7 800x534 1

Gallagher non si limita a documentare il degrado. Fotografa anche la speranza. Incontra una ONG locale che ha lanciato un’operazione di pulizia di massa coinvolgendo cittadini, volontari e operatori ambientali. Con l’aiuto del suo assistente e un flash Canon Speedlite, immortala i volti, le mani, gli sguardi di chi combatte una battaglia impari contro le maree di plastica.

Ogni fotogramma racconta un paradosso: la bellezza naturale di Bali contro l’abbandono umano, la resilienza dei volontari contro l’indifferenza generale, il contrasto tra i tramonti da cartolina e il disastro sotto i piedi.

Quando la fotografia diventa denuncia

Sean Gallagher Bali 2 800x534 1

Al centro del racconto c’è una tartaruga marina immobile tra i rifiuti, un’immagine potente che diventa simbolo della tragedia. Il WWF ricorda che oltre il 50% delle tartarughe marine ha ingerito plastica, spesso scambiandola per meduse. Le reti da pesca abbandonate completano il quadro, causando annegamenti e mutilazioni.

Gallagher osserva i turisti che, pochi metri più in là, continuano a fotografare il tramonto ignorando tutto. Ecco il nodo: l’umanità sa, ma spesso finge di non vedere. È qui che entra in gioco la fotografia documentaria: “Un’inquadratura ben composta può rivelare ingiustizie, tensioni, contraddizioni”, scrive Gallagher.

Un problema globale che ci riguarda tutti

Sean Gallagher Bali 6 800x534 1

Il fotoreporter britannico, residente in Cina e membro della Royal Geographical Society, non si limita a puntare il dito contro l’Indonesia. Ricorda che la crisi della plastica è globale, e che la responsabilità ricade su tutti: produzione, uso, smaltimento, riciclo. Le immagini di Bali sono un monito. Non una condanna, ma una richiesta urgente di consapevolezza.

Conclusione: cosa possiamo fare, noi fotografi?

Sean Gallagher Bali 5 800x534 1

L’episodio di Bali ci spinge a riflettere anche sul ruolo della fotografia ambientale. Non serve viaggiare dall’altra parte del mondo per documentare l’impatto ambientale: anche nel nostro quotidiano possiamo osservare, raccontare, sensibilizzare. La fotografia, quando è consapevole, diventa azione civile.

Hai mai documentato una situazione di degrado ambientale con la tua fotocamera?
Pensi che la fotografia possa ancora scuotere le coscienze, oggi che tutto passa troppo in fretta?

Parliamone insieme nei commenti o sul gruppo Facebook Fotografia Moderna. Raccontami la tua esperienza o il tuo punto di vista. Le immagini hanno bisogno di occhi, ma anche di voci.

Articoli simili