Audubon Photography Awards: il concorso si apre al Sud America e premia immagini che parlano di migrazioni e conservazione
Nel 2025 gli Audubon Photography Awards hanno allargato l’orizzonte oltre Stati Uniti e Canada, accendendo i riflettori su due Paesi chiave per la biodiversità: Cile e Colombia. La scelta non è casuale. Gli organizzatori hanno ricordato che gli uccelli non conoscono confini e che le loro migrazioni collegano popoli e luoghi in tutta l’America. Portare il concorso in Sud America significa raccontare uno dei patrimoni avifaunistici più ricchi del pianeta e, insieme, dare spazio a storie di ecosistemi in equilibrio precario.
I due Gran Premi che definiscono il tono dell’anno
Il Gran Premio Sudamericano è andato al cileno Felipe Esteban Toledo Alarcón per una scena dal tempismo millimetrico: un martin pescatore che esplode fuori dall’acqua con forza, eleganza e potenza. Il racconto del fotografo è il manifesto di questa edizione: attesa, osservazione, ripetizione del gesto per sei tuffi fino allo scatto cercato.
Il North American Grand Prize porta la firma del canadese Liron Gertsman, autore di un’immagine di fregate stagliate contro un alone di luce sopra Teacapán, Messico. Il fenomeno ottico nasce dalla rifrazione sui cristalli di ghiaccio in alta quota; diaframma chiuso, sagome nette, cielo scolpito. Il dettaglio naturalistico non manca: pur essendo uccelli marini, le fregate evitano di posarsi in acqua perché le piume non sono completamente impermeabili.
Nuove categorie, nuova responsabilità: “Uccelli senza frontiere” e “Conservazione”
L’espansione geografica cammina insieme a due categorie che raccontano il nostro tempo. “Uccelli senza frontiere” mette al centro la continuità ecologica delle rotte migratorie; “Conservazione” chiede alla fotografia di natura di farsi documento, non solo estetica.
In Colombia Luis Alberto Peña ha ritratto una poiana della savana nel mezzo di un incendio in una risaia. Fumo fitto, calore, ritorni ripetuti del rapace alla zona del fuoco per approfittare della confusione della fauna in fuga: una scena che sposta lo sguardo dalla bellezza alla fragilità degli habitat agricoli.
Dalla Florida, Jean Hall ha scelto un gufo delle tane su una catasta di legna in un cantiere. La sua evoluzione personale è emblematica: dall’interesse per la “bellezza” e il comportamento all’adozione di un approccio più giornalistico per mostrare la vulnerabilità di una specie in pericolo.
Giovani talenti e strumenti alla portata
Il colombiano Camilo Sanabria Grajales, 14 anni, ha vinto la categoria giovani con la Parula di Blackburn in caccia. Ha scattato anche con una Canon EOS 2000D, reflex entry-level che molti considerano superata. Il messaggio è chiaro: la fotografia ornitologica è prima di tutto conoscenza del comportamento e padronanza della luce; il corpo macchina è un mezzo, non il fine.
Linguaggi diversi per raccontare lo stesso volo
La varietà stilistica è un altro tratto distintivo di questa edizione. Lo statunitense Yoshiki Nakamura ha trasformato uno stormo di oche delle nevi in un quadro in movimento lavorando su tempi lenti. La sua definizione di “volo di fusione” spiega bene l’intento: non congelare l’attimo, ma sintetizzare gesto, forma e istinto in un’unica scia.
Sul fronte sudamericano della categoria “Uccelli senza frontiere”, il premio è andato al colombiano Jacobo Giraldo Trejos con le Sterne reali dell’isola di San Andrés. Nel fotogramma passa di mano, a mezz’aria, un boccone tra adulto e pulcino: un dettaglio che svela la cura prolungata tipica della specie, capace di nutrire i giovani fino a otto mesi anche durante le migrazioni tra Nord e Sud America. È la fotografia come prova vivente della continuità ecologica oltre i confini politici.
Cosa significa per chi fotografa natura
L’apertura al Sud America e l’introduzione di categorie legate alla conservazione invitano i fotografi a un doppio passo: cercare l’emozione estetica e, insieme, documentare le pressioni ambientali. Il birdwatching con la fotocamera diventa narrazione di habitat naturali e habitat minacciati, di coesistenza e di conflitto, di migrazioni che chiedono corridoi ecologici intatti. È un invito a progettare lo scatto con la stessa cura con cui si studia il comportamento: valutare l’impatto sul campo, scegliere ottiche e distanze che rispettino la fauna, raccontare ciò che spesso resta fuori dal frame.
la fotografia che attraversa i confini
Questa edizione degli Audubon Photography Awards lega migrazioni, biodiversità e impegno civile con un filo unico. Il Sud America entra in scena non come parentesi esotica, ma come tassello indispensabile di un racconto continentale. Le immagini premiate mostrano che la fotografia di avifauna può essere poesia e prova, stupore e memoria, estetica e responsabilità.
E tu, quando lavori su uccelli in migrazione o in ambienti in trasformazione, come bilanci ricerca estetica e documentazione? Preferisci congelare il gesto o costruire immagini che raccontino il contesto e le minacce? Racconta nei commenti la tua esperienza sul campo: da questo confronto nascono gli scatti che restano.




