Addio a Mimmo Jodice, il poeta della luce che ha raccontato Napoli come nessuno
È scomparso all’età di 91 anni Mimmo Jodice, uno dei più grandi fotografi italiani, simbolo di un modo di vedere il mondo in cui la fotografia diventa linguaggio, pensiero e poesia visiva.
Nato nel Rione Sanità di Napoli nel 1934, Jodice si avvicinò alla fotografia da autodidatta negli anni Cinquanta, spinto da un’irrefrenabile “fame di immagini”. Nella Napoli effervescente degli anni Sessanta, tra Lucio Amelio e le avanguardie concettuali, trovò la sua voce: la macchina fotografica divenne per lui uno strumento di libertà. Collaborò con giganti come Andy Warhol, Joseph Beuys, Sol LeWitt, Michelangelo Pistoletto e Jannis Kounellis, condividendo con loro l’idea che l’arte potesse trasformare la percezione della realtà.
La fotografia come arte autonoma
Fu proprio in quegli anni che Jodice cominciò a concepire la fotografia come arte indipendente, non più semplice supporto alla pittura o alla cronaca. “Volevo che la fotografia entrasse in Accademia come il disegno o la scultura”, raccontava. Dal 1970 al 1994 insegnò all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove fondò la prima cattedra di fotografia in Italia. Per intere generazioni fu un maestro e un compagno di cammino: portava gli studenti per strada “a educare lo sguardo alla luce”, spingendoli a eliminare il superfluo per cogliere l’essenza delle forme.
L’impegno civile e la fotografia come giustizia
Negli anni Settanta, accanto alla moglie Angela, pubblicò riviste militanti come Il cuore batte a sinistra e Fabbrica e città, usando la fotografia per denunciare le ingiustizie sociali, lo sfruttamento e il degrado urbano. Scattava “per cambiare il mondo”: nei suoi vicoli, operai e bambini del colera si respirano luce e compassione, mai retorica. Dopo una profonda crisi, quando si rese conto che la realtà non cambiava, nacque una nuova fase della sua carriera, più interiore e universale.
Napoli, la musa eterna
Nonostante la fama internazionale – con mostre al Philadelphia Museum of Art, al Louvre, alla Maison Européenne de la Photographie, al Museo di Capodimonte, al Mart e al Masp di San Paolo – Jodice rimase sempre visceralmente legato a Napoli. La definiva “una città che non finisce mai di morire e di rinascere”.
“Se fossi nato a Milano o a Zurigo non avrei fatto il fotografo”, diceva. “Non sarei sopravvissuto alla mancanza del mare”.
Premi, retrospettive e l’eredità artistica
Nel 2003 fu il primo fotografo a ricevere il Premio Antonio Feltrinelli dell’Accademia dei Lincei, e nel 2006 ottenne la laurea honoris causa in Architettura dall’Università Federico II di Napoli. Le sue grandi retrospettive – da Perdersi a guardare alla Fondazione Forma di Milano (2007), fino a Attesa 1960–2016 al Museo Madre e Senza Tempo alle Gallerie d’Italia di Torino – hanno sancito il suo ruolo di maestro assoluto della fotografia italiana.
L’ultima mostra, Napoli Metafisica, fu un ritorno alle origini, un dialogo tra la città e il suo sguardo.
L’ultimo saluto
Il Sindaco di Napoli e l’amministrazione comunale hanno espresso “profondo cordoglio per la scomparsa di Mimmo Jodice, maestro della fotografia e voce poetica della città”.
La camera ardente sarà allestita giovedì 30 ottobre, dalle 12 alle 16.30, al Maschio Angioino, luogo simbolico e caro all’artista, che aveva ospitato la sua ultima mostra. Un omaggio alla sua visione di Napoli, capace di intrecciare arte, memoria e luce.
Jodice lascia in eredità un patrimonio visivo che continua a insegnarci a guardare, non solo a vedere.
- Per scoprire la sua vita: Mimmo Jodice: il fotografo che ha trasformato Napoli in metafisica visiva
