Il regista di Weapons rivela: la foto della “Napalm Girl” ha ispirato la posa inquietante dei bambini
Il successo horror dell’estate, Weapons, sta facendo parlare non solo per la sua trama angosciante, ma anche per un dettaglio visivo che ha colpito profondamente gli spettatori: il modo innaturale e inquietante con cui i bambini corrono nelle scene principali del film.
In una recente intervista, il regista Zach Cregger ha spiegato che quell’immagine disturbante è stata direttamente ispirata da una delle fotografie più iconiche e tragiche del XX secolo: la celebre foto della “Napalm Girl”, scattata durante la guerra del Vietnam.
L’immagine che ha fatto la storia
La fotografia, il cui titolo originale è The Terror of War, mostra la piccola Phan Thị Kim Phúc correre nuda lungo una strada, tra altri bambini e soldati, dopo un bombardamento al napalm nel 1972. Scattata dal fotografo Nick Ut dell’Associated Press, la foto è diventata un simbolo universale dell’orrore della guerra e della sofferenza inflitta ai civili.

La postura della bambina, con le braccia aperte e tese verso il basso in una “V” rovesciata, trasmette un senso di disperazione e vulnerabilità che ha segnato per sempre la memoria collettiva.
L’ispirazione dietro Weapons
Nel film Weapons, che racconta la misteriosa sparizione di diciassette bambini della stessa classe, i giovani protagonisti si svegliano nel cuore della notte, esattamente alle 2:17 del mattino, e iniziano a correre fuori dalle loro case. Non gridano, non esitano: i loro corpi rimangono rigidi, con le braccia tese nello stesso modo innaturale.
Cregger ha spiegato così la scelta registica:
“Dal primo momento, nello script, ho scritto che avrebbero corso in quel modo. Non ci ho mai ripensato. La foto della bambina in Vietnam mi è rimasta dentro: la sua postura, il modo in cui tiene le braccia… è un’immagine che ti uccide dentro. C’è qualcosa di incredibilmente disturbante in quella posa, e ho capito subito che sarebbe stata perfetta per il film.”
Una citazione visiva che amplifica l’angoscia
Il richiamo alla “Napalm Girl” non è solo un riferimento estetico, ma un modo per evocare nello spettatore una reazione emotiva istantanea. Lo spettatore che riconosce inconsciamente quella postura associa immediatamente la corsa dei bambini in Weapons a un’immagine di dolore, perdita e terrore.
È proprio questa connessione tra fotografia storica e linguaggio cinematografico a rendere le scene del film così disturbanti: non è solo ciò che vediamo sullo schermo, ma il bagaglio visivo che portiamo dentro di noi.
La foto al centro di un nuovo documentario
La fotografia della “Napalm Girl” è ancora oggi oggetto di discussione e analisi. Un nuovo documentario, dal titolo The Stringer: The Man Who Took the Photo, mette addirittura in dubbio l’attribuzione dello scatto a Nick Ut, sostenendo che l’autore sia stato invece un fotografo locale, Nguyễn Thành Nghệ.
Netflix avrebbe già acquisito i diritti per la distribuzione del film, che promette di riaccendere il dibattito su uno degli scatti più celebri e controversi della storia del fotogiornalismo.
Con Weapons, Zach Cregger non ha solo realizzato un horror che sta sbancando il botteghino, ma ha anche riportato alla memoria un’immagine che ha segnato la storia della fotografia e della guerra. La scelta di riprodurre, anche indirettamente, la postura della “Napalm Girl” dimostra quanto il potere delle immagini possa attraversare il tempo, influenzando ancora oggi il nostro immaginario collettivo.
E tu cosa ne pensi? È giusto utilizzare una foto simbolo della sofferenza reale per ispirare scene di un film horror, oppure si rischia di banalizzare il dolore che rappresenta?
