Naoya Hatakeyama: la memoria della natura ferita. Tra tsunami, architettura e fotografia
Naoya Hatakeyama è uno dei fotografi giapponesi più acclamati a livello internazionale, noto per la sua capacità di documentare l’interazione tra natura, architettura e paesaggio urbano. Con uno stile poetico ma profondamente razionale, Hatakeyama ha saputo tradurre la fragilità del paesaggio giapponese in immagini potenti, capaci di interrogare il nostro rapporto con l’ambiente.
La mostra “Tsunami Trees”, in programma dal 31 agosto al 28 settembre 2024 alla Taka Ishii Gallery di Tokyo, rappresenta un momento cruciale della sua carriera: un dialogo intenso tra memoria personale e catastrofe collettiva.
Tsunami Trees: quando la natura racconta il trauma

Il progetto Tsunami Trees nasce da una tragedia personale. Dopo aver perso la madre e la casa natale a Rikuzentakata a causa del terremoto e tsunami del 2011, Hatakeyama inizia un percorso fotografico che dura anni, alla ricerca dei segni lasciati dall’onda devastante.
Nel 2017, scopre un noce ferito sulle sponde del fiume Kesen. Una metà dell’albero vive, l’altra è morta, mutilata dal passaggio del mare. Questa immagine diventa il simbolo dell’intera serie: alberi divisi, sopravvissuti, testimoni silenziosi della catastrofe.
Con una macchina a grande formato, Hatakeyama fotografa le coste del Tōhoku, cercando questi alberi “a metà”, sospesi tra vita e morte, memoria e ricostruzione.
Paesaggio post-disastro e fotografia concettuale

Attraverso Tsunami Trees, l’autore affronta i concetti di tempo, resilienza e memoria collettiva. Gli alberi diventano totem, simboli ambigui di ciò che è stato e di ciò che rimane. Intorno a loro crescono dighe, autostrade, nuove infrastrutture: il paesaggio cambia, ma le cicatrici restano.
Hatakeyama non cerca il dramma esplicito. Le sue fotografie non sono un urlo, ma una meditazione visiva sul paesaggio giapponese dopo il trauma. L’assenza è palpabile, e le immagini chiedono allo spettatore di fermarsi, di ascoltare.
Kochi: la prevenzione diventa paesaggio

Accanto a Tsunami Trees, la mostra presenta anche fotografie inedite dalla serie “Kochi”, realizzata tra il 2021 e il 2022 nella Prefettura di Kōchi. Qui, in previsione di un possibile tsunami generato dal Nankai Trough, sono state costruite torri di evacuazione in cemento armato, alte fino a 30 metri.
Hatakeyama le fotografa con precisione topografica, integrandole nel paesaggio quotidiano. Le torri diventano simboli della paura futura, ma anche della volontà di prevenzione. Architetture utilitarie che dialogano con la bellezza naturale in modo silenzioso, spesso inquietante.
Naoya Hatakeyama tra architettura e fotografia

Fin dai suoi esordi, Hatakeyama ha unito rigore tecnico e sensibilità poetica. Dopo gli studi all’Università di Tsukuba sotto la guida di Kiyoji Ōtsuji, ha dedicato serie intere all’industria del calcare (Lime Works), alle esplosioni controllate (BLAST), alle trasformazioni urbane post-sisma (Kesengawa).
Ha rappresentato il Giappone alla Biennale di Venezia e le sue opere sono conservate nei più prestigiosi musei del mondo, tra cui il Tate, il MoMA e il Tokyo Photographic Art Museum.
Il paesaggio come archivio emotivo
Il lavoro di Hatakeyama si inserisce perfettamente nella tradizione di grandi fotografi giapponesi che hanno saputo esplorare il paesaggio come archivio emotivo:
- Ryuji Miyamoto, con la serie sulla Kowloon Walled City;
- Naoya Hatakeyama, con la sua visione analitica e al tempo stesso umanista;
- Hiroshi Sugimoto, dove l’elemento naturale diventa quasi astrazione;
- Takashi Homma, attento al paesaggio urbano contemporaneo.
Tutti questi autori, pur diversi nello stile, pongono al centro il rapporto tra luogo, memoria e immagine.
la bellezza nell’impermanenza
Tsunami Trees è molto più di una serie fotografica. È un’opera di resilienza visiva, che ci invita a riflettere su quanto siamo piccoli di fronte alla natura e su quanto siano fragili i nostri ricordi. Con uno sguardo mai compiacente, ma profondamente rispettoso, Naoya Hatakeyama ci accompagna in un viaggio nel tempo e nello spazio della perdita, tra alberi feriti e paesaggi in trasformazione.
Un lavoro che va oltre il Giappone e parla a ognuno di noi, in un’epoca segnata da crisi ambientali e catastrofi sempre più frequenti.
Le informazioni sull’artista si trovano su Sfmoma
