Olimpiadi 2026: i droni FPV ci regalano riprese da urlo, ma è polemica per il rumore
Le immagini che arrivano da Milano-Cortina 2026 sono fuori dal mondo. Se state seguendo le gare di sci o lo slittino, avrete notato inquadrature che sembrano uscite da un videogioco: merito dei droni FPV, che per la prima volta vengono usati in modo così massiccio ai Giochi Invernali.
Ma non è tutto oro quel che luccica. Mentre noi da casa godiamo di prospettive mai viste, sul campo (e sui social) è scoppiata la guerra del “ronzio”.
Un’esperienza da videogame (con un prezzo)

I droni seguono gli atleti a pochi metri di distanza, sfrecciando nei canali di ghiaccio dello slittino o giù per le piste da sci. Il risultato? Una scarica di adrenalina pura. Il problema non è la vista, ma l’udito. Il caratteristico suono acuto e stridulo dei motori dei droni sta facendo impazzire migliaia di spettatori.
Molti fan si lamentano: “Vogliamo sentire il rumore degli sci sulla neve e il tifo del pubblico, non questo trapano costante nelle orecchie”.
La mia opinione: L’innovazione non torna mai indietro
Da appassionato di tecnologia, sono diviso. Da un lato, capisco il purista che vuole l’audio naturale della montagna. Dall’altro, come videomaker, riconosco che i droni FPV hanno distrutto un muro: prima, per avere quelle riprese, servivano elicotteri o pesanti cable-cam.
Il vero problema, però, lo hanno i colleghi fotografi. Immaginate di comporre lo scatto perfetto e trovarvi una “mosca atomica” che entra nell’inquadratura proprio mentre l’atleta curva. È il prezzo del progresso, ma capisco la frustrazione di chi vede le proprie foto d’azione invase da telecamere volanti.
Cosa dicono gli organizzatori?
Il CIO è stato chiaro: “È un’evoluzione dello sport”. Hanno assicurato che gli atleti sono stati consultati e che i droni non influenzano le prestazioni. Insomma, i droni restano dove sono. Forse, in futuro, vedremo droni con eliche più silenziose (i cosiddetti “stealth props”), ma per ora dobbiamo abituarci a questo mix di adrenalina e ronzio.
