Social Media: l’Australia pronta a fare causa ai Big Tech per il mancato blocco degli Under 16
Il braccio di ferro tra governi e colossi del web si fa sempre più teso. L’Australia, pioniera globale nell’introduzione di restrizioni severe sui social media, ha lanciato un avvertimento formale: le azioni legali contro le grandi piattaforme sono ormai all’orizzonte. L’accusa? Non aver fatto abbastanza per impedire l’accesso ai minori di 16 anni, violando apertamente la legge nazionale entrata in vigore lo scorso dicembre.
Il fallimento dei filtri: i numeri della discordia

Nonostante il divieto sia attivo da mesi, i dati raccolti dall’autorità nazionale per la sicurezza online dipingono un quadro di scarsa efficacia. Un recente sondaggio, ripreso dal Guardian, rivela che:
- Il 31% dei genitori australiani dichiara che i propri figli hanno ancora account attivi (contro il 49% pre-divieto).
- Circa il 70% dei minori che già possedevano profili su Instagram, TikTok e Snapchat continua ad accedervi senza particolari restrizioni.
Questi numeri indicano che, per quanto la legge abbia ridotto la presenza dei giovanissimi online, i sistemi di verifica dell’età messi in campo da Meta, TikTok e Google risultano ancora troppo permissivi o facilmente aggirabili.
Le piattaforme nel mirino: multe fino a 50 milioni di dollari
Il Ministro delle Comunicazioni, Anika Wells, è stata categorica: le aziende tech hanno le risorse e l’innovazione necessarie per conformarsi, ma mancherebbero di volontà politica. Sotto indagine sono finiti i giganti che dominano anche il mondo della comunicazione visiva: Instagram, Facebook, Snapchat, TikTok e YouTube, oltre a Reddit e X.
“Se queste aziende vogliono operare in Australia, devono rispettare le leggi australiane”, ha dichiarato Wells, sottolineando che non si tratta di una sfida tecnica insormontabile per società da miliardi di dollari.
Le sanzioni previste non sono simboliche: in caso di accertate mancanze sistemiche, le piattaforme rischiano multe fino a 33 milioni di dollari americani (circa 50 milioni di dollari australiani). Il governo federale prenderà una decisione definitiva sulle sanzioni entro la metà del 2026.
Un effetto domino globale: l’Europa segue l’esempio
L’iniziativa australiana è diventata un caso studio internazionale, spingendo molti altri Paesi a riconsiderare l’impatto dei social sulla salute mentale dei minori.
- Regno Unito: La Camera dei Lord ha già approvato emendamenti per un divieto simile ai minori di 16 anni.
- Francia e Danimarca: Si muovono verso un limite fissato a 15 anni.
- Spagna: Il governo ha manifestato l’intenzione di allinearsi al limite dei 16 anni.
- Altre nazioni: Norvegia, Indonesia, India e Malesia stanno monitorando attentamente la situazione australiana per valutare misure analoghe.
Cosa cambia per il mondo dei creator?
Per chi si occupa di fotografia e creazione di contenuti, questo giro di vite rappresenta un cambiamento epocale nel target di riferimento. Se il trend dovesse confermarsi a livello globale, le strategie di marketing e la distribuzione dei contenuti visivi per i social di fotografia dovranno forzatamente adattarsi a un’audience più matura, spostando l’asse della comunicazione lontano dalle fasce d’età pre-adolescenziali.
Resta da capire se le Big Tech sceglieranno la via della collaborazione, implementando sistemi di riconoscimento biometrico o verifica dell’identità più stringenti, o se la battaglia legale segnerà l’inizio di una nuova era di frammentazione del web.
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